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5 dicembre: lo strepitoso successo della rivoluzione dei gilet gialli

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Non avete sentito? Oggi era il giorno della prima manifestazione ufficiale dei gilet gialli italiani. Non quelli del Coordinamento di cui fa parte l’ex deputato M5S Ivan Della Valle ma di quelli guidati dal cittadino sovrano Andrea Castellani dell’Ufficio Operativo Esseri Umani e supportati dal generale dei Carabinieri in pensione Antonio Pappalardo che ieri su Facebook aveva annunciato l’inizio della rivoluzione dei gilet rossi.

Cos’è la manifestazione dei gilet gialli del 5 dicembre

In teoria la manifestazione di popolo per dimostrare il proprio dissenso e negare il consenso a scie chimiche, vaccini, banche commerciali, corruzione si sarebbe dovuta tenere oggi davanti a Montecitorio (erano bene accette in ogni caso anche manifestazioni locali sparse su tutto il territorio). Mentre in Francia i gilet jaunes mettono a ferro e fuoco Parigi e costringono il governo a sedersi al tavolo delle trattative in Italia la rivoluzione deve ancora ingranare. Sarà colpa del freddo, sarà che oggi era mercoledì o forse è colpa delle dannate scie chimiche ma oggi in piazza Montecitorio c’erano a farla grande una decina di persone.

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C’era ovviamente Castellani, presente, come annuncia su Facebook fin dalle sei e trenta del mattino. Un orario in cui evidentemente le operazioni di geoingegneria clandestina devono ancora iniziare. Nella foto il “direttore” dell’Ufficio Operativo Esseri Umani è da solo. Segno che forse i sovrani individuali non sono riusciti a trovare i numeri (e i soldi) per affittare il pullman da 56 posti che era pronto per partire dal piazzale dell’Ufficio ieri sera.

andrea castellani pappalardo rivoluzione gilet gialli roma - 1Servivano 1.300 euro più IVA, circa 30 o 50 euro a testa per ogni partecipante alla rivoluzione del consenso. Le foto della manifestazione però mostrano che cinquanta persone in piazza non c’erano affatto.

In piazza Montecitorio ci sono solo quattro gatti

Un’ora dopo la prima foto Castellani ne pubblica un’altra, questa volta con il gilet arancione. Alle sue spalle la piazza è ancora desolatamente vuota e di manifestanti non se ne vede nessuno.

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Qualcuno però c’è. E nei gruppi Facebook si mette alla ricerca degli altri gilettisti, con scarsi risultati visto che di gilet fosforescenti se ne vedono ben pochi.

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Il malumore e la delusione sono palesi. Uno dei gilet colorati che era in piazza (lo stesso del post qui sopra) si lamenta dell’Italia rivoluzionaria vista oggi davanti alla Camera a Roma. Poche persone, per nulla organizzate che ciondolano sotto l’obelisco.

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Altre foto che arrivano dalla piazza dove si nega il consenso alle scie chimiche sono altrettanto impietose.

Sarà per questo che oggi le irrorazioni dei cieli andavano a gonfie vele?

In piazza assieme a Pappalardo anche il partito calabro-sovranista di Diego Fusaro

In piazza oltre ai gilet arancioni del Movimento Liberazione Italia del generale Pappalardo c’erano anche quelli di Calabresi in Movimento il partito di cui è Presidente onorario il turbofilosofo Diego Fusaro (che però sembra non fosse in piazza). Ci sono video dove i convenuti si lamentano di essere “quattro gatti”.

Ma il video più rivoluzionario è quello in cui Pappalardo (che è anche compositore di opere liriche) rimpiange i bei tempi in cui Mozart “veniva a studiare la musica in Italia”. Tra le richieste del popolo dei gilet arancioni italiani ci sono: l’abolizione di tutte le accise sui carburanti entri Natale; il pagamento dei pedaggi autostradali con una tessera annuale “i cui importi debbono essere concordati con il Popolo italiano” (sic) e che a partire dal 2019 all’euro sia affiancata la moneta denominata “Nuova Lira” che dovrà essere stampata dal Ministero dell’Economia e riportare la scritta “Repubblica Italiana”.

Queste sono le richieste al governo ma ce ne sono anche agli italiani. Il Movimento Liberazione Italia e il partito di Fusaro chiedono al Popolo di sospendere tutte le attività lavorative per 24 ore “per combattere la disoccupazione”; di non acquistare generi alimentari per un giorno, di disertare le lezioni e di bloccare l’Italia per 24 ore “per il disinquinamento e l’eliminazione delle scie chimiche“. In pieno stile pappalardiano il verbale della rivoluzione si conclude con la messa in stato d’arresto in flagranza di reato di tutti i soggetti politici.

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