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Quando i protagonisti della Rimborsopoli M5S gliele cantavano alla “casta”

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Il MoVimento 5 Stelle ha annunciato sulla sua pagina Facebook che sta procedendo con i controlli per mettere fuori dalla porta quelli che non hanno donato tutto quello che avrebbero dovuto. Per ora sono emerse irregolarità da parte di Andrea Cecconi, Carlo Martelli, Maurizio Buccarella, Ivan Della Valle e Emanuele Cozzolino. Sono questi i cinque nomi, ma Beppe Grillo ha parlato di “dieci o dodici persone” due in più della lista delle Iene, di coloro che hanno “esagerato un po’ nel rimborso spese. Il Garante del M5S ha detto di voler regalare a costoro un libro dal titolo “Come smettere di fare schifo quotidianamente” che dovrebbe contenere “10 consigli che comunque loro non seguiranno“.

Carlo Martelli si dimezzava lo stipendio?

Ad eccezione di Ivan Della Valle, che non è candidato alle prossime politiche, tutti gli altri quattro “sotto osservazione” sono stati messi in lista. Questo significa che hanno ottime probabilità di essere eletti ed entrare nel prossimo Parlamento. I primi due portavoce ad essere scoperti sono stati Andrea Cecconi e Carlo Martelli, che hanno anche annunciato di aver firmato un documento nel quale si impegnano a dimettersi il giorno stesso della loro elezione. Ma non è così semplice perché – come sanno tutti tranne il Vicepresidente della Camera Luigi Di Maio – le dimissioni dovranno essere approvate dalle rispettive Camere.

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Il MoVimento 5 Stelle ieri (13 febbraio 2018) prometteva controlli severi per espellere tutte le “mele marce” che saranno senza dubbio punite. Non si sa come, visto che la possibilità di tornare in Parlamento e starci altri cinque anni non sembra una punizione poi così terribile. Questi controlli il M5S avrebbe dovuto farli prima, se non durante tutta la legislatura almeno prima dell’apertura della lotteria dei click delle Parlamentarie, esattamente un mese fa. Ed invece la “selezione ferrea” operata da Di Maio in persona e dallo Staff di Rousseau di “mele marce” ne ha fatte passare parecchie.

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Perché anche se non c’è nulla di penalmente rilevante nel comportamento dei parlamentari pentastellati beccati a non versare nel fondo del microcredito è impossibile far finta di non vedere l’elefante nella stanza rappresentato da quello che gli stessi andavano predicando. Ad esempio il buon Carlo Martelli – come tutti i 5 Stelle – ci ha fatto una testa così sul fatto che loro sono “più onesti” e “più trasparenti”. Pensate, il M5S durante la campagna sul referendum costituzionale ha addirittura presentato  un DDL per “dimezzare lo stipendio di tutti i parlamentari”. La firmataria del provvedimento era quella Roberta Lombardi che anche se non è implicata nella vicenda “rimborsopoli” avrebbe molte cose da chiarire sui suoi rimborsi.

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Martelli, come tutti i pentastellati, era uno che amava fare la morale agli altri ricordando ad esempio come “i soldi degli stipendi dei parlamentari del #M5S tornano ai cittadini”. Forse non è proprio così vista la situazione in cui è coinvolto Martelli.

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Sempre nel 2015 Martelli pubblicava indignato le foto delle vacanze di Matteo Renzi con i soldi degli italiani. Ed è curioso che Martelli sia stato beccato a non rendicontare correttamente quello che ci faceva lui coi soldi dei cittadini.

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E cosa dire di questa frase, forse profetica, di Martelli che nell’ottobre 2014 accusava Renzi di “versare il nulla nel niente”. Evidentemente c’è un problema di versamenti generalizzato in Parlamento.

Maurizio Buccarella faceva la morale ai parlamentari PD che non rispettavano il regolamento

Purtroppo non possiamo parlare di quello che scriveva sugli “altri” Andrea Cecconi, perché il deputato marchigiano ha oscurato la sua pagina Facebook. Online ci sono però ancora le dichiarazioni di fuoco dei suoi compagni di sventura. Prima delle elezioni del 2013 Maurizio Buccarella faceva la morale al Partito Democratico dove – secondo il regolamento interno – i parlamentari non possono fare più di tre legislature. Ed è interessante che proprio Buccarella sia stato beccato a non rispettare il regolamento interno del suo partito.

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Il senatore, che di mestiere fa l’avvocato, sostiene di aver revocato bonifici di “restituzione” per 12mila euro perché aveva intenzione di cambiare conto corrente in quanto aveva intenzione di chiudere il conto nei mesi successivi.

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Fa sorridere che nel 2013, assieme ai suoi colleghi senatori del M5S, Buccarella abbia esposto un cartello nel quale invitava gli altri senatori (quelli della Casta) a restituire anche loro. Non era una cosa difficile da farsi, spiegavano i pentastellati “se possiamo farlo noi, potete farlo anche voi!“. Evidentemente era più difficile del previsto visto che nemmeno “loro” lo hanno fatto.

Ivan Della Vallle e la forza del Microcredito dell’onestà

Si arriva poi al caso dell’unico dei cinque che non è ricandidato. Ivan Della Valle ha annunciato ieri su Facebook il suo addio al M5S ricordando le sue numerose battaglie contro la Direttiva Bolkenstein. Non ha dato alcuna spiegazione circa “il recente caso mediatico sulle rendicontazioni M5S ha visto coinvolti diversi parlamentari tra cui il sottoscritto”. Della Valle si limita a una riga in cui scrive “Non mi soffermo sui problemi finanziari e personali che mi hanno portato a tutto questo, non sono scusanti”. Un po’ poco.

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Anche perché Ivan Della Valle avrebbe tanto da raccontare. Ad esempio di quando nel 2016 attaccava Renzi che “vi prende in giro con le menzogne” mentre “ogni giorno i nostri FATTI lo fanno vergognare”. Quali? L’unico “fatto” che i parlamentari del M5S (essendo all’opposizione) potevano rivendicare: il cosiddetto “microcredito a 5 Stelle” finanziato con i versamenti volontari dei parlamentari pentastellati. E sarebbe interessante sapere l’entità degli ammanchi nei versamenti di cui è accusato Della Valle.

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Il povero Della Valle ad agosto 2016 se la prendeva con gli “onorevoli” che hanno votato contro la proposta del M5S per ridurre del 50% gli stipendi.

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Lo stesso mese Della Valle riceveva dalla Camera dei Deputati uno stipendio netto pari a 4.864,00 euro trattenendone “la metà” ovvero 3.259,42 euro. Peccato che quella cifra corrisponda al 67% dello stipendio netto e no alla metà. Ma in questa situazione, c’è da dire, Della Valle non è certo il solo, anzi.

Emanuele Cozzolino e i privilegi della casta

Last but not least il deputato veneto Emanuele Cozzolino. Anche lui su Facebook conferma che “a fronte di problemi personali” ha mancato di versare 13mila euro. Cozzolino ci tiene a ribadire che una parte di quei soldi “sono rimasti sul conto” mentre un’altra parte – che in nome della trasparenza non si sa a quanto ammonti – è stata utilizzata “forse con leggerezza” in un “momento di difficoltà personale”.

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Anche per Cozzolino come per tutti gli altri è iniziata la gogna ed è stato sommerso di insulti da parte di attivisti ed elettori del 5 Stelle. Lo stesso genere di insulti che generalmente venivano riservati agli appartenenti della tanto odiata casta.

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Appena due giorni fa, il 12 febbraio, Cozzolino scriveva “tagliare gli sprechi significa smettere di pagare assicurazioni dei parlamentari per punture d’insetto, insolazioni, guida in stato d’ebbrezza. Significa ridurre gli stipendi dei parlamentari, come abbiamo già fatto per i nostri”. Il MoVimento 5 Stelle vuole tagliare sprechi, privilegi e costi della politica. Però non riesce a farlo con i propri.

Basta fare un rapido giretto su Tirendiconto?? per accorgersi che il buon Cozzolino ha usufruito in più occasioni dei rimborsi previsti per l’assistenza sanitaria integrativa per i parlamentari e i loro familiari. Un privilegio che Riccardo Fraccaro (M5S) ha sempre detto che il MoVimento avrebbe abolito. Ma i 5 Stelle sono fatti così: contestano una cosa ma poi la usano. Come fa la casta.

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Appena un paio di mesi fa Cozzolino era a fare volantinaggio per le elezioni e distribuiva volantini che raccontavano “come sarebbe col movimento 5 stelle al governo” dove nel primo paragrafo si legge che i cittadini possono controllare come vengono spesi i contributi che il Parlamento versa ai pentastellati semplicemente “controllando i siti web”. Evidentemente non era così. Ed evidentemente i controlli non sono stati sufficienti, perché forse è mancato qualcosa: l’onesta e la trasparenza.