Fact checking

Come hanno preso i fan italiani di Trump la minaccia di una guerra in Siria (spoiler: non bene)

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I tweet bellicosi di Donald Trump hanno causato un piccolo terremoto politico in Italia tra tutti i suoi molti fan e sostenitori. I venti di guerra che sono tornati a spirare sulla Siria in queste ultime ore non piacciono a chi, dopo l’elezione di Trump a Presidente degli Stati Uniti, aveva salutato l’inizio di un’era nuova nelle relazioni politiche internazionali. Il dramma di chi guarda agli Stati Uniti di Trump per cercare di imbastire una linea politica è comprensibile perché il Presidente USA è imprevedibile. Ma il motivo è anche un altro: le posizioni dell’Amministrazione USA sulla Siria mettono in crisi l’amore per Trump con quello per Putin.

Il pacifinto Matteo Salvini che non vuole che Trump e Putin litighino

Da che parte stare? Con la Russia o con gli Stati Uniti? Con Donald Trump o con Vladimir Putin, eroico salvatore del regime di Assad e difensore dell’Occidente dall’ISIS? A complicare la situazione c’è la presenza nella regione dell’Iran che non solo è uno stato islamico ma è anche uno stato dove fanno indossare il velo alle donne. Poi c’è la Turchia di Erdogan – che in passato è stata accusata di spalleggiare l’ISIS per contenere le richieste di autodeterminazione dei curdi siriani – e che non è mai stata simpatica ai sovranisti nostrani a causa delle sue pretese economiche nei confronti dell’Unione Europea sui migranti. Le cose sono complicate e in pochi hanno il coraggio di azzardare una posizione.

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Tra i pacifisti (ma si dovrebbe dire pacifinti, visto che in Siria una guerra c’è già) troviamo il futuro Presidente del Consiglio Matteo Salvini che  ieri ha dedicato un paio di post alla questione. In uno Salvini esprime il timore che la storia delle armi chimiche usate sui ribelli sia una fake news creata ad arte per consentire a Trump di intervenire (in realtà in Siria ci sono già circa duemila soldati americani). Le tesi sono sempre le stesse. Prima si cita il caso della guerra in Iraq scatenata dalle false prove di Colin Powell (come ha ricordato in Senato Alberto Bagnai). Poi si chiede a che pro Assad (che è pur sempre  un dittatore) dovrebbe attaccare i “suoi” civili ora che sta vincendo, poco importa che Assad lo abbia già fatto in passato e che la repressione della rivolta del 2011 sia tra le cause della guerra. 

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In un altro post, una diretta su Facebook, Salvini dice fermate i missili e spiega che «non è normale che il presidente degli USA twitti, come se nulla fosse “arrivano i missili”, come se stessimo parlando di pollo arrosto e patatine. Ragazzi le bombe e i missili raramente sono intelligenti e raramente risolvono i problemi». E se lo dice uno che pensava di risolvere i problemi dei campi Rom con la Ruspa c’è da credergli. Del resto Salvini si corregge poco dopo: le bombe servono solo quando c’è da scacciare quelli dell’ISIS. Ed è solo un caso che quelle bombe siano quelle dell’amico Vladimir Putin, orgogliosamente made in Russia.

Il silenzio del MoVimento 5 Stelle e di Beppe Grillo su Donald Trump

E gli altri? Che fine hanno fatto i pro-Trump italiani? Qualcuno si ricorderà che Beppe Grillo salutò con gioia l’enorme “vaffanculo” rappresentato dall’elezione di Trump. In un’altra occasione Grillo disse invece che «la politica internazionale ha bisogno di uomini di stato forti come loro (Trump e Putin, nda). Lo considero un beneficio per l’umanità. Putin è quello che dice le cose più sensate in politica estera» per poi correggere leggermente il tiro e dire che «la presenza di due leader politici di grandi Paesi come Usa e Russia predisposti al dialogo è un punto di partenza molto positivo, perché apre a scenari di pace e distensione». Per la cronaca questo è il modo con cui Trump si predispone al dialogo a alla distensione.

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Ieri invece Grillo è stato zitto e ha preferito parlare dei droni postini e del rischio che le api impollinatrici scompaiano a causa del cambiamento climatico (una cosa che Trump nega esista). Nemmeno l’esperto di politica estera del MoVimento 5 Stelle, Manlio Di Stefano, ha scritto una riga sulla questione siriana. Eppure qualche tempo fa, quando Trump aveva fatto un analogo “tiro di matto” sulla Siria lanciando una quarantina di missili Di Stefano aveva parlato di “follia USA”. Nemmeno Carlo Sibilia che pure pareva molto entusiasta per l’elezione di Trump oggi parla della Siria, è impegnato sulla questione Monte Paschi. Nigel Farage invece ha “rotto” con l’amico Trump dopo le sue uscite contro la Russia.

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Oggi  tutto tace. Sarà forse perché nel frattempo Luigi Di Maio ha stravolto la linea del MoVimento 5 Stelle in politica estera facendolo diventare un partito atlantista che non ha alcuna intenzione di “cambiare” o uscire dalla NATO? Curiosamente Trump durante la campagna elettorale aveva detto che la NATO era obsoleta ed andava smantellata, salvo poi rimangiarsi tutto una volta eletto. Forse il M5S, al contrario della Lega, ha imparato a distinguere tra realtà e propaganda (degli altri).

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Che sia tattica o imbarazzo non è dato di saperlo. Nel frattempo Trump ha già fatto un passo indietro con un tweet che smentisce quello che aveva detto ieri. Nessun attacco imminente sulla Siria. Trump ci tiene però a togliersi qualche sassolino dalle scarpe “perché nessuno ringrazia l’America per quello che ha fatto contro l’ISIS?” chiede rattristato. Benvenuti nell’ottovolante Trump, il Presidente che prima di essere eletto era “amico di Putin” e che in fondo Assad non era poi tanto male, e che ora è pronto a scatenare una guerra in Siria contro la Russia.

Che fine hanno fatto quelli che “ma Trump è anche di sinistra”

All’alba dell’elezione di The Donald molti nostalgici della sinistra no-global hanno fatto a gara per spiegarci che Trump era di destra ma era anche di sinistra. Perché, scrivevano, “il presidente Usa ha le stesse idee dei no global in campo economico“. Insomma secondo questa lettura Trump sarebbe contro la globalizzazione e di conseguenza sarebbe alla stregua delle tute bianche o di quelli che manifestano contro il G8 (salvo il fatto che lui al G8 ci va).

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All’epoca c’è stato, chi, lo ricordava Marco Rizzo in un post, osannava Trump come “difensore dei proletari”. Il che considerando il fatto che che Trump è un miliardario fa parecchio sorridere. Oggi tutti quelli che “da sinistra” spiegavano Trump e il suo successo oggi tacciono. Sono più o meno gli stessi che festeggiavano quando Trump ha stoppato il TTP (l’accordo di partenariato trans-Pacifico) nella speranza che facesse lo stesso con il TTIP (che è quello che ci riguarda). C’era addirittura chi, come Stefano Fassina, si chiedeva se a questo punto lavoratrici e lavoratori non dovessero “votare a destra per provare a difendere i loro interessi”. Oggi Fassina non ha detto una parola sulla Siria.

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La cosa è ancora più divertente oggi che Trump si è dimostrato essere quello che ogni Presidente USA è stato quando si parla di Medio Oriente e politica estera: un “guerrafondaio”. Questo, beninteso, in maniera non dissimile da Putin al quale però viene attribuito curiosamente il ruolo di “pacificatore” (saranno bombe più gentili e meno imperialiste le sue?). Quando Trump è arrivato alla Casa Bianca c’è stato chi ha scritto che «Il suo è un discorso pacifista che però la sinistra non riconosce» e che oggi si lamenta che Trump è come Hillary e non è più quello del 2013 (che attaccava Obama proprio sulla Siria).