Opinioni

Matteo Salvini sta con Trump o con gli indiani d'America?

matteo salvini indiani donald trump

Se non ci fosse bisognerebbe inventarlo, stiamo parlando dello sciacallo delle nevi Matteo Salvini, uno dei politici più furbi di questa travagliata Seconda Repubblica. Vi faccio un esempio: per quasi vent’anni Salvini ha seriamente sostenuto (in Italia e in Europa) la tesi dell’indipendenza della Padania ed ha fatto parte di un partito – la Lega Nord – che al primo punto del suo statuto ha tutt’oggi come finalità “il conseguimento dell’indipendenza della Padania attraverso metodi democratici e il suo riconoscimento internazionale quale Repubblica Federale indipendente e sovrana” (Articolo 1 dello Statuto vigente del 2015). Oggi però Salvini è a capo di un movimento che ambisce a prendere voti anche da quegli italiani (“i terroni”) che lui e la sua gente hanno sempre insultato e disprezzato. Come ci riesce? Facile, dà la colpa ai migranti, usando le stesse argomentazioni che usava in passato contro gli abitanti del Centro e Sud Italia. Se la prende con i rifugiati politici “dimenticando” che fu con la Lega al Governo che l’Italia ratificò il Regolamento di Dublino. Salvini poi ama scagliarsi contro i politici incompetenti ma cosa è riuscito a fare lui che ha 43 anni e ne ha passati 24 a fare politica senza riuscire ad ottenere un ruolo di governo che fosse uno (manco quello di assessore comunale)? Nulla. Si lamenta dei politici che non fanno nulla per aiutare i terremotati, e cosa combina? Non è presente in aula al Parlamento Europeo quando si vota per destinare i fondi europei alle popolazioni colpite dal terremoto.
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Salvini inoltre, per essere un politico che ambisce a fare il leader non solo del suo partito ma del Centro Destra ed eventualmente del Paese, è straordinariamente privo della fondamentale capacità di fare da guida. Ha seguito Umberto Bossi fino a che Bossi era politicamente morto e per un po’ a continuato a seguire Silvio Berlusconi, ha quindi preferito allargare i suoi orizzonti e cercare all’estero un esempio da importare in Italia. Matteo Salvini ha così trovato l’anima gemella in Marine Le Pen, che dalla sua aveva tutto: il sovranismo, la volontà di uscire dall’euro in modo rocambolesco facendo pagare i conti agli altri (una cifra caratteristica della Lega fin dal tempo delle quote latte e dei finanziamenti pubblici ai campi rom) e qualche problema sull’uso dei fondi pubblici per i partiti. Ma Salvini è fatto così, finge di non ricordare le cose (come ad esempio quando voto a favore della ratifica del Trattato di Lisbona o quando la Lega si fece salvare la sua banca) oppure ignora completamente la storia. Ne è un esempio la foto che oggi il Capitano della Lega ha postato sulla sua pagina Facebook davanti ad uno degli storici manifesti elettorali della Lega Nord, quello sugli indiani “finiti nelle riserve” per colpa dell’invasione degli immigrati. Un argomento che oggi Salvini spiega ricorrendo alla bufala del Piano Kalergi.
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La cosa davvero divertente è che – dal momento che Salvini ha deciso che Donald Trump è il nuovo faro della sua politica – il Segretario del Carroccio indossa orgogliosamente la maglietta che celebra l’Inauguration Day del 20 gennio 2017. Ovvero che celebra l’insediamento del Presidente di quello stato che ha sterminato gli indiani d’America e li ha costretti a vivere nelle riserve. Il tutto per tacere del fatto che la madre di Trump era un’immigrata scozzese giunta a New York nel periodo peggiore, ovvero durante la crisi del 1929 (il nonno di Trump invece era tedesco) e che quindi anche l’eroe di Salvini è discentente di immigrati come la maggior parte dei cittadini statunitensi. Ma cosa ci volete fare, lui ama essere una contraddizione, e così quando un commentatore gli fa notare che anche gli italiani sono stati emigranti lui risponde che i nostri connazionali non hanno occupato intere città (in fondo cosa sono intere città quando gli statunitensi hanno occupato mezzo continente?) e che soprattutto a loro nessuno ha pagato il soggiorno in albergo. E indovinate chi ha approvato quel regolamento che stabilisce come debbano essere ripartiti i richiedenti asilo in Europa? Esatto.