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Il contratto di Di Maio prevede tanta Europa e un sacco di NATO

militante m5s

«Con noi al Governo ci tengo a ribadire, come detto per tutta la campagna elettorale, che l’Italia manterrà gli impegni internazionali già assunti. Resterà alleata dell’occidente, resterà nella Nato, nell’Unione europea e nell’unione monetaria»: nel discorso al Quirinale dopo il colloquio con Mattarella, Luigi Di Maio è stato chiarissimo nel professare atlantismo ed europeismo; non si sa se la frase sul patto atlantico e l’unione monetaria gli sia stata suggerita dal presidente della Repubblica per gettare un amo al Partito Democratico, ma di certo serve a tracciare un solco anche nei confronti della Lega.

Il contratto di Di Maio

Ed è significativo che anche quelli che nei mesi della campagna elettorale hanno strizzato l’occhio agli anti-euro illudendoli di chissà quali rivoluzioni in arrivo la frase di Di Maio sia stata accolta in silenzio e senza le solite accuse di essere dei venduti all’Europa e all’Amerika: significa che l’opzione di governo dei 5 Stelle con la Lega è ancora sul tavolo e nessuno ha intenzione di rompere l’idillio nascente tra il leader del M5S e Matteo Salvini. Di certo la frase oggi serve ad aprire al Partito Democratico mentre domani potrebbe essere un paletto nei confronti della Lega per il famoso contratto che Di Maio vuole proporre alle forze politiche alternative per l’appoggio al suo governo. Già, il suo governo.

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Da: Facebook

Perché ieri ponendo l’accento sul governo del Paese e sugli interessi degli italiani il candidato premier grillino non è tornato a ripetere che l’unico presidente del Consiglio è lui. Eppure la condizione è ancora sul tavolo e sarà ostativa a qualunque accordo, con il PD o con la Lega. Ma l’Europa e l’Atlantismo già professati in campagna elettorale ora diventano l’architrave del governo “del cambiamento”, mettendo un’ideale patata in bocca anche a chi nel MoVimento prima giocava a Monopoli con le monete alternative e adesso non ha più il coraggio di dire cosa voterebbe nel fantomatico referendum sull’euro.

L’europeismo e l’atlantismo di Luigi Di Maio

È chiaro che il cambio di prospettiva è prima tattico e poi strategico. Spiega Ilario Lombardo sulla Stampa che Di Maio è pronto a incarnare la parte moderata della coppia di fatto con la Lega, pronto a temperare le turbolenze di Salvini che guarda a Mosca con amore incondizionato, consapevole che il matrimonio con il Carroccio sia l’esito più facile. L’apertura al Pd è il tentativo forzoso di aprire una breccia che sembra impossibile, l’ultima occasione offerta prima di dire «ci abbiamo provato, è stato inutile» a Mattarella, a un pezzo di elettorato, a intellettuali e giornali d’area molto influenti sui grillini, che ancora insistono sull’alleanza con il Pd. Di Maio potrà dire quello che già da settimane dice il senatore Elio Lannutti: «È il Pd che ci ha spinto tra le braccia della Lega».

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Da: Facebook

Poi, preso atto dell’impossibilità di chiudere qualsiasi accordo con il Partito Democratico, il naturale sbocco della crisi sarà cominciare a trattare con la Lega. Magari offrendo la rimozione del paletto Berlusconi in cambio della presidenza del Consiglio, anche se sarà difficile per Salvini accettare una condizione del genere e soprattutto sarà difficile per Berlusconi ingoiare il rospo. La sensazione è che il prossimo giro di consultazioni servirà a sancire che c’è una sola strada, e stretta, per formare un governo.

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