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Come Di Maio confessa con la decisione su Gregoretti che il voto sulla Diciotti fu un favore a Salvini

Ieri a Porta a Porta il Capo Politico del MoVimento ha fatto come di consueto una bella operazione di maquillage politico e revisionismo storico dicendo che il caso Diciotti e il caso Gregoretti sono molto diversi tra loro e che il M5S darà l’autorizzazione a procedere perché le condizioni erano diverse. Ma all’epoca il M5S prima voleva far processare Salvini, poi cambiò idea. Perché? Perché aveva cambiato idea il diretto interessato

Per Luigi Di Maio quando il 27 luglio Matteo Salvini bloccò lo sbarco dei 131 migranti a bordo di Nave Gregoretti della Guardia Costiera italiana si trattò di una vicenda completamente diversa da quella di Nave Diciotti. L’ex ministro dell’Interno del Governo Conte One rischia infatti il processo con l’accusa di sequestro di persona. Se Salvini finirà in tribunale però lo decideranno i suoi colleghi senatori della Giunta per le Immunità e successivamente l’Aula di Palazzo Madama. E chissà, forse questa volta i 5 Stelle non chiederanno l’aiuto del pubblico da casa su Rousseau.

Le balle di Di Maio sul caso Diciotti

Quando si trattò di votare per concedere l’autorizzazione a procedere sul caso Diciotti il MoVimento 5 Stelle – contravvenendo ad uno dei suoi principi fondanti – salvò Salvini dal processo. Quel processo al quale lo stesso ministro dell’Interno aveva detto di volersi sottoporre, prima di cambiare idea. E ieri a Porta a Porta Luigi Di Maio ha dato una rilettura molto particolare della vicenda della Diciotti, che presenta molte caratteristiche simili a quelle di nave Gregoretti. Con la differenza sostanziale che oggi il M5S non è più alleato di Salvini. Secondo l’ex vicepremier «quando un anno prima, circa un anno prima perché eravamo ad agosto 2018, bloccammo la Diciotti al porto era perché l’Europa non ci ascoltava e non voleva che quei migranti venissero redistribuiti negli altri paesi europei. Facemmo la voce grossa, attendemmo con una decisione di governo qualche giorno prima di farli sbarcare e poi riuscimmo ad ottenere la redistribuzione negli altri paesi europei».

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È davvero andata così? La risposta è no. Di Maio dice che tenere i migranti a bordo della nave è servito per fare la voce grossa con l’Europa. Ma il 23 agosto, nel pieno della crisi sulla Diciotti Di Maio faceva sì la voce grossa con la UE ma minacciando di non dare più 20 miliardi all’Unione Europea. Per fare quella minaccia non serviva assolutamente tenere dei migranti a bordo della nave, perché le due questioni sono completamente diverse. Anche per quanto riguarda la redistribuzione Di Maio è poco preciso, perché i meccanismi di redistribuzione esistevano già, il problema è che non essendo obbligatori e automatici nessun Paese è tenuto a farsi carico dei migranti. Tanto più che la crisi della Diciotti si risolse con i migranti che vennero “redistribuiti” a Rocca di Papa (in Italia) e in Albania, quindi senza il coinvolgimento dell’Unione Europea. L’esatto contrario di quello che ha detto Di Maio.

Quando il M5S voleva votare sì al processo per Salvini sulla Diciotti

E questo smentisce la successiva affermazione di Di Maio: «il 31 luglio 2019, un anno dopo, la redistribuzione funzionava. Quando il Presidente del Consiglio Conte choiamava le altre cancellerie europee gli altri paesi ci dicevano che erano disponibili i migranti. Quindi il blocco della Gregoretti non fu un’azione decisa dal Governo. Fu un’azione del ministro dell’Interno di allora. Nel primo caso c’era l’interesse pubblico prevalente. In questo caso invece non c’era, tant’è vero che poi dopo li fece sbarcare perché la redistribuzione funzionava». Se la redistribuzione funzionava come mai i migranti non venivano redistribuiti e si è siglato l’accordo di Malta? La redistribuzione non funzionava, ed è questo il motivo per cui, e Di Maio dovrebbe saperlo, il Conte Bis ha subito cercato un accordo a quattro per risolvere la questione.

 

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C’è però un’altra cosa che Di Maio dimentica: la posizione del MoVimento 5 Stelle sull’autorizzazione a procedere. Il Capo Politico del M5S dà per scontato che il suo partito sia sempre stato contrario a concedere l’autorizzazione nei confronti di Salvini per il caso Diciotti. Ma non è vero. Perché quella decisione è stata presa solo dopo la consultazione su Rousseau (quella con la famosa domanda poco chiara) del 18 febbraio. Prima Di Maio aveva fatto dichiarazioni molto diverse. Il 27 gennaio a Non è l’Arena l’allora vicepremier disse: «in questi giorni il ministro dell’Interno ha detto “io mi voglio far processare”, bene io sarò il primo ad andare a quel processo e testimoniare che fu una decisione di Governo. E questo risolve tutto il problema del dibattito». Ma quindi il MoVimento avrebbe votato a favore dell’autorizzazione a procedere, chiedeva Giletti, «ma se il ministro ha detto “io mi voglio far processare” il problema non esiste più» disse Di Maio perché se Salvini aveva preso quella decisione «che facciamo? Gli facciamo un dispetto e gli votiamo contro?». Ed è vero, Salvini aveva chiesto di farsi processare. E Di Maio non voleva certo fargli un dispetto, lui al massimo sarebbe andato al processo ma come testimone della difesa.

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Lo stesso giorno ma qualche ora prima un altro pentastellato di peso come Alessandro Di Battista aveva dichiarato da Barbara D’Urso che «sulla vicenda Diciotti Salvini dovrebbe rinunciare all’immunità evitando che il Parlamento si pronunci sulla richiesta della magistratura». La linea del M5S era quella di mandare Salvini a processo.

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Solo che ad un certo punto fu proprio il titolare del Viminale a cambiare idea e a scrivere una letterina per spiegare perché non lo si doveva processare, e allora anche il M5S cambiò idea. Non lo fece perché voleva difendere l’idea che bisognava fare la voce grossa con l’Europa ma per assecondare il desiderio di Salvini. E così anche Di Battista qualche giorno dopo avrebbe cambiato idea, il 29 gennaio a Porta a Porta El Dibba disse: che «qualora fosse successo a Di Maio, avrebbe rinunciato all’immunità, cosa che disse Salvini, ma ha cambiato versione» e che «ritengo che Conte debba scrivere una documentazione, un atto formale, al Tribunale dei ministri e alla Giunta per le Autorizzazioni, in sui si dice che quella scelta giusta o meno che fosse, è stato un atto condiviso di governo. Processare Salvini non è giusto». In buona sostanza dal momento che l’indagato aveva cambiato versione circa la sua volontà di farsi processare improvvisamente non era più giusto processarlo. Ma vi immaginate se succedesse così anche per tutti i normali cittadini che rischiano un processo?

 

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