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Di Maio chiede a Grillo di fermare Fico

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Incredibile. Nonostante Roberto Fico abbia il valore di una foglia di fico, Federico Capurso sulla Stampa racconta che Luigi Di Maio ha chiesto, nella riunione che ha certificato il grande ritorno di Virginia Raggi, a Beppe Grillo di frenare le ambizioni del presidente della Camera:

Durante il pranzo è stato toccato più di una volta l’argomento “Roberto Fico”. Di Maio sa che il presidente della Camera è legato a doppio filo con Grillo. I due si sentono spesso, le posizioni coincidono, ed è per questo che a Grillo viene chiesta una intercessione: «In questo momento di difficoltà, mentre ci stiamo riorganizzando e il governo è in una fase delicata, Roberto deve essere propositivo», avrebbe detto Di Maio al fondatore.

«Deve essere un valore aggiunto per il M5S – avrebbe proseguito Di Maio -, senza cercare sempre lo scontro con Salvini». Nei pensieri del leader girano ancora fastidiosamente le ultime uscite pubbliche di Fico, dalla polemica della festa del 2 giugno dedicata anche «ai migranti e ai rom», fino alla sua astensione dal voto online per riconfermare Di Maio alla guida del Movimento.

La storia è incredibile perché qualcuno non si rende evidentemente conto del fatto che l’uscita di Fico alla fine era una mossa speculare a quella di quando Salvini usa migranti e Rom – riducendo i primi a potenziali spacciatori e i secondi a parenti dei Casamonica – per fare campagna elettorale. Non c’era alcuna necessità di tirare fuori migranti e Rom durante la Festa della Repubblica se non per fare propaganda sulla pelle di queste categorie di persone. Qualcuno potrebbe anche arrivare a dire che alla fine Fico sta facendo esattamente la stessa cosa che fanno i vari Salvini e Meloni. E non sbaglierebbe poi di molto perché di fatto sta usando migranti e Rom per fare quello che fanno i sovranisti.

Periodicamente torna fuori (da destra e da sinistra) questa lettura dei pensieri, delle parole e delle opere di Fico come novello Laura Boldrini. Ma non bisogna dimenticarci chi è Roberto Fico. Quello che oggi viene presentato come il rappresentante della componente “di sinistra” del MoVimento 5 Stelle non è altro che uno dei parlamentari del M5S perfettamente organici al partito, altrimenti non sarebbe stato eletto Presidente della Camera. Esattamente come uno dei 5 Stelle Fico aveva iniziato il suo mandato nella XVIII Legislatura con la mossa tipica del grillino: andare a lavoro in autobus. Ad un anno di distanza non risulta che Fico continui ad andare a Montecitorio coi mezzi pubblici. Peccatuccio veniale. Sono altre le cose su cui bisognerebbe chiedere conto a Fico come ad esempio l’irresistibile ipocrisia sul Caso Diciotti.

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Cosa ha fatto ad esempio Roberto Fico per fermare la deriva razzista del M5S? Nulla.

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