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Davide Barillari, la mafia e gli Spada: perché il consigliere M5S querela

davide barillari candidato regionarie milano 2004 - 5

«Ho dato mandato ai miei legali di procedere ad una querela per diffamazione relativamente ad un tweet nel quale si afferma che io avrei sostenuto gli Spada ed i clan mafiosi di Ostia»: Davide Barillari su Facebook e Twitter annuncia iniziative legali dopo le polemiche di questi giorni tra Partito Democratico e MoVimento 5 Stelle. Con chi ce l’ha esattamente?

Davide Barillari, la mafia e gli Spada

Proviamo a unire i puntini: «Presenterò denuncia contro tutte le persone che assoceranno direttamente o indirettamente il mio nome, quello del M5S del X Municipio o del M5S di Roma alla mafia. Ci vediamo in tribunale per chiarire chi sostiene la mafia e chi la combatte», scrive ancora Barillari. Ieri in un pezzo su Democratica il presidente del PD Matteo Orfini e il senatore Stefano Esposito hanno attaccato il M5S proprio sulla questione dei clan di Ostia, che era scoppiata l’anno scorso. In un’intervista rilasciata al Fatto Orfini ha riepilogato la situazione:

Oggi lei ed Esposito su Democratica accusate: “Chiedemmo più volte ai dirigenti del M5S, apertamente sostenuto dalla famiglia Spada nelle elezioni del 2016, di prendere le distanze da loro e dalle finte associazioni antimafia. La risposta? Barillari, consigliere regionale, querela Esposito, Luigi Di Maio querela Orfini”. Conferma?
Sì. A Ostia ci sono decine di finte associazioni antimafia, che hannosempre sostenuto il M5S, e che hanno rapporti in particolare con il consigliere regionale Davide Barillari e con l’attuale capogruppo in Campidoglio, Paolo Ferrara. E sono le stesse associazioni che su Facebook intrattenevano relazioni affettuose con Roberto Spada e sua moglie.
Quindi gli Spada avrebbero sostenuto i 5Stelle?
Il sillogismo non è affatto automatico. Diciamo che Barillari e Ferrara non erano consapevoli delle relazioni tra le associazioni e Spada. Dopodiché noi segnalammo questi rapporti al M5S, anche in via privata. E sono arrivate le querele di Di Maio, archiviata, e di Barillari.

Per quella di Barillari il senatore Stefano Esposito è stato rinviato a giudizio per diffamazione. Su Twitter oggi ci sono molti tweet che ritornano su quella vecchia storia. Questo è uno dei tanti:
davide barillari roberto spada

La storia del dossier su Libera

Tutti i tweet citano un tweet di Federica Angeli del giugno 2016 in cui si legge uno status dello stesso Barillari: “Fiaccolata dell’onestà a Ostia il 27 giugno alle 21. Il M5S è pronto a sfidare la Angeli, ex fan di Tassone (arrestato) e candidata del PD contro Spada. NOI UNICA FORZA ONESTA CONTRO MAFIA”, del quale si trova ancora traccia su Twitter e Facebook. Il post risale al giugno 2015.


Come si vede, all’interno di quello che sembra più che altro un equivoco, Barillari sembra dire che la Angeli sia candidata (in realtà la giornalista di Repubblica non si è mai candidata) “contro Spada” mentre la Angeli parla di una “finta antimafia” che protegge Spada. Tutta questa storia comincia nel settembre 2015, con un articolo uscito sul Tempo e intitolato “I silenzi scomodi di Libera su Tassone”, ovvero il presidente del X Municipio costretto alle dimissioni nella non propriamente commendevole vicenda che ha coinvolto il Partito Democratico ad Ostia. Nell’articolo si illustrano i contenuti della relazione “Mafia e Litorale Romano: il caso Ostia”,e, racconta l’articolo anche se la circostanza verrà smentita, depositata alla Commissione Parlamentare Antimafia; in più si racconta di Libera, dipinta però più come una società per azioni rispetto a un’associazione antimafia. Ha infatti in gestione, secondo il dossier, stabilimenti balneari (SPQR) con assegnazione per affidamento diretto senza bando pubblico.
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L’articolo esce  giovedì 24 settembre 2015 e il MoVimento 5 Stelle non rilascia dichiarazioni sul tema. Libera però legge e si arrabbia, tanto da convocare una conferenza stampa in Campidoglio, a cui presenzia anche l’assessore alla legalità Alfonso Sabella. Quando la notizia della conferenza stampa diventa di dominio pubblico, il MoVimento 5 Stelle si sveglia e rilascia una dichiarazione alle agenzie di stampa nella quale si dice che il dossier non è stato consegnato all’Antimafia, e, sopratutto, che non fa parte della relazione ufficiale redatta dai rappresentanti capitolini e regionali.

Libera si difende 

Libera all’epoca convoca una conferenza stampa e smentisce il dossier punto per punto:

1 – Non vi è nessun affidamento diretto della spiaggia Libera Spqr. Uisp e Libera hanno partecipato al bando pubblico con esito pubblicato in data 10 aprile 2014 e l’Ati con a capofila la Uisp è entrata in possesso della spiaggia solo ad aprile 2015.
2 – Da aprile a oggi sulla spiaggia sono state organizzate diverse iniziative per la promozione della cultura della legalità.
3 – Né Libera né la Uisp sono entrate mai nella gestione della spiaggia denominata Faber Beach che è una spiaggia Libera attrezzata, posta sotto sequestro dall’amministrazione giudiziaria lo scorso anno. Libera, insieme alle associazioni Stand Up, si è impegnata gratuitamente a favorire percorsi di socializzazione e di cultura della legalità con decine di iniziative.
4 – Libera non ha mai preso contributi per l’iniziativa “Ostia Cinema Station”.
5 – Libera si è costituita parte civile nei processi contro il clan Fasciani e i suoi prestanome, contro il clan Spada, con la presenza in Aula di decine di ragazzi e di associazioni del territorio di Ostia e di Roma.

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Una foto delle pagine del dossier su Libera e Ostia

Nel frattempo a febbraio si torna a parlare della vicenda per le accuse di Alfonso Sabella e Libera a Paolo Ferrara. Ma il clou arriva con la falsa relazione antimafia desecretata.

Davide Barillari e la falsa relazione antimafia desecretata

Tutto parte da un post pubblicato qualche giorno prima su Facebook da Barillari che linka il blog di Andrea Schiavone, candidato al consiglio del municipio X con la Lista civica Marino nel 2013, il quale a sua volta rimanda a un dossier intitolato “Relazione intorno ad alcuni fatti di Mafia Capitale occorsi ad Ostia (Roma) tra luglio 2013 e dicembre 2015”, di cui sono autori Paula Filipe de Jesus e lo stesso Schiavone. La “relazione” però, nonostante il pomposo aggettivo “desecretata”, non è stata accolta in nessun modo dai canali ufficiali, ma soltanto presentata, appunto, dai due autori, alle istituzioni segnalate (tra cui anche la procura di Roma). D’altro canto, è una relazione ALLA commissione, non della commissione.

I sottoscritti Dott.ssa Paula Filipe de Jesus e il Dott. Ing. Andrea Schiavone, essendo stati citati nella relazione del Senatore Stefano Esposito (PD) consegnata in Commissione Antimafia il 9 luglio 2015, con la presente intendono sottoporre all’attenzione della Ecc.ma Commissione Parlamentare Antimafia e ai destinatari in oggetto i seguenti fatti e circostanze affinché siano valutati in forma autonoma e indipendente nell’ambito delle proprie attribuzioni e competenze. Si ravvisa infatti un evidente fine diffamatorio per limitare il diritto di informazione e cronaca, nei confronti dei sottoscritti, compiuto con sistematica modalità da parte del PD di Ostia e Roma (nelle persone di Andrea Tassone, ex-presidente del X Municipio, Francesco D’Ausilio, capogruppo capitolino per il PD e Stefano Esposito, senatore PD e Commissario del PD di Ostia dopo i fatti di ‘Mafia Capitale’) con evidenti forme di consorteria che spaziano dal quotidiano La Repubblica (nella persona di Federica Angeli) e alla direzione tecnica del Porto di Ostia (Paolo Solvi).

davide barillari relazione antimafia
Nel racconto della relazione si parla dei legami di Andrea Tassone, ex presidente del X Municipio dimissionato troppo tardi dal PD e di presunti e in qualche caso chiaramente inventati rapporti complottistici nei confronti dei due autori da parte di Stefano Esposito, senatore PD ed ex assessore della Giunta Marino e Federica Angeli, giornalista di Repubblica con altri. E proprio lei  sulla sua pagina Facebook scriveva all’epoca: «Barillari io ti avevo avvisato. Conservo ancora i nostri sms. Tu hai perseverato. Sai bene che quella relazione è il frutto della follia di due pericolosi personaggi di Ostia che fanno finta di fare antimafia. Mi domando perché lo fai e soprattutto cosa vuoi da me tu. Quella relazione non è mai arrivata in Antimafia è un falso. E tu lo sai bene. La scritta “desecretato” è un falso. Perché Giarrusso e Di Battista l’hanno stracciata. Non esiste. Ci hai provato a presentarla ma chi di mafia sa ha capito bene il mix di fango e calunnie. Ora risponderai degli stessi reati per cui queste persone sono già indagate caro Davide BARILLARI . Sappilo: con la mia vita non permetto a nessuno di giocare. Non lo consento agli Spada figurati a uno come te».

La storia, la tragedia e la farsa 

E gli Spada cosa c’entrano con tutta questa vicenda? A parte l’incomprensibile “contro Spada” nello status di Barillari, nel 2015 il sito La Spia aveva riportato uno scambio tra lo stesso Schiavone ed Elisabetta Ascani, moglie di Roberto. Nel 2016 poi Orfini era tornato a parlare della vicenda accusando di nuovo le “finte associazioni antimafia”, e riferendosi all’associazione di Schiavone Luna Nuova che però, aveva precisato Schiavone, non è un’associazione antimafia. Orfini scriveva: «Una domanda vorrei rivolgerla anche a Marco Travaglio. Oggi un giornalista del Fatto Quotidiano, Luca Teolato, qui su facebook difende dalle nostre critiche le finte associazioni antimafia ricevendo nei commenti il loro apprezzamento (e anche una benevola chiosa di Roberto Spada). Caro Marco, è la linea del giornale? Vanno bene anche quelli che diffamano i giornalisti minacciati dalla mafia e che criticano Libera purchè attacchino il Pd? Così, giusto per capire».
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Oggi intanto sempre sul profilo facebook di Barillari Schiavone ha parlato della vicenda, segnalando il rinvio a giudizio di Stefano Esposito per diffamazione di Barillari e tornando ad attaccare la Angeli. Ricapitolando: la frase di Barillari sulla Angeli “candidata del PD contro Spada” è incomprensibile ma non è interpretabile come “difesa degli Spada”. Tutta la storia del dossier “desecretato” era falsa così come le accuse a Libera. E sta ricicciando oggi perché c’è la campagna elettorale. No, non quella su Ostia. Quella permanente in cui le forze politiche continuano a incatenare il paese – intasando i tribunali di querele e controquerele o usando l’antimafia e la mafia come strumento di lotta politica – invece di cercare di risolverne i problemi.

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