Cultura e scienze

Casapound, M5S, Spada: chi sono quelli che odiano i giornalisti ad Ostia (e non solo)

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A Roma, per la precisione ad Ostia, c’è un problema dovuto ai legami tra Casapound e alcuni esponenti di un clan mafioso: gli Spada. Ma in Italia, e non solo a Roma, c’è un’altro problema: quello dell’odio nei confronti dei giornalisti che non lisciano il pelo alla propria parte politica. L’aggressione di Roberto Spada all’inviato di Nemo di Rai2 va letta con questa duplice chiave di lettura. Non si tratta “solo” di un’aggressione criminale e “fascista” ad un giornalista. È la classica “punta dell’iceberg” di una situazione che viene da lontano e che ha molti padri.

Roberto Spada e le intimidazioni a Federica Angeli

In queste ore Casapound, che ad Ostia alle elezioni del 5 novembre ha conquistato un clamoroso 9%, sta facendo di tutto per smarcarsi dalla figura di Roberto Spada. Eppure è indubitabile che Casapound abbia beneficiato dell’appoggio degli Spada durante la campagna elettorale. Non si tratta solo di una foto – quella di Luca Marsella con Roberto Spada – o della sponsorizzazione data da Spada ad un evento “per i bambini” organizzato proprio da Casapound. C’è ad esempio anche l’endorsement fatto da Roberto Spada a Casapound a pochi giorni dal voto. Una dichiarazione “di peso” visto che qualche anno fa lo stesso Spada aveva dichiarato che “se sei mafioso veramente voti PD, siccome non mi sento mafioso voto MoVimento 5 Stelle”.

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L’endorsement indiretto di Roberto Spada per Casapound

Oggi però Casapound continua a ripetere che Spada “non è un tesserato di Casapound”. E non si capisce come mai ci tenga a ribadirlo proprio ora. Che Roberto Spada sia il fratello di Carmine Spada, in carcere per estorsione con aggravante mafiosa è noto. Che gli Spada siano un clan mafioso che da 40 anni regge le sorti del litorale romano assieme ad altre famiglie (Fasciani e Triassi) è noto. Come è noto che in Casapound di picchiatori e manganallatori ce ne siano parecchi. Evidentemente i fascisti del terzo millennio, vista la malaparata hanno deciso di fare quello che gli viene meglio: mettere la retromarcia.
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Ma come ricorda Federica Angeli oggi su Repubblica ci sono anche gli affari. Scrive Angeli che nel 2013 «da cronista scoprii che Armando Spada, il cugino del capoclan, aveva chiesto e ottenuto il lido più bello di Ostia. Nella società che si era impossessata dello stabilimento c’era l’allora leader di Casapound Ferdinando Colloca, la moglie di un maresciallo della marina militare, Cosimo Appeso e il genero di Armando Spada». In seguito a quelle inchieste la Angeli ha ricevuto numerose minacce ed intimidazioni e vive ora sotto scorta. Nel novembre 2014 fu lo stesso Roberto Spada a scrivere su Facebook per minacciare i figli della giornalista dicendo «Ora il nostro oggetto sono loro, non tu».

Virginia Raggi: sabato una marcia ad Ostia contro la mafia

Non è insomma la prima volta che Roberto Spada se la prende con i giornalisti anche se fino ad ora la Angeli era sempre stata il suo bersaglio preferito. Nessuno però ha mai organizzato una marcia di solidarietà per Federica Angeli. Che infatti nel 2015 scriveva su Facebook che «quando un mese e mezzo fa la giunta Tassone ha presentato un ordine del giorno di solidarietà a me per gli attacchi ricevuti su Fb I tre consiglieri del 5 Stelle si sono astenuti. Non hanno votato per me. Con grande plauso in quel di Ostia di tutti i nemici di cui ti parlavo nel mio post di stamane. A proposito l hai visto? Non ti stupire non solo non mi hanno dato solidarietà ieri ma da sempre non ho il loro appoggio. Chissà perché. Chissà. Misteri italiani».

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Lo status in cui Spada insulta la Angeli pubblicato da Esposito sul suo profilo Facebook nel 2015

Ieri invece Paolo Ferrara, plenipotenziario grillino al X Municipio, ha subito organizzato una manifestazione pacifica di solidarietà alla quale hanno preso parte pochi cittadini e diversi esponenti del 5 Stelle. Tra loro anche il consigliere regionale Davide Barillari, uno che qualche tempo scriveva su Facebook di volerla far pagare cara ai giornalisti. Ma non basta, perché oggi sul Fatto Quotidiano Virginia Raggi ha proposto a tutti i partiti di marciare uniti contro la mafia ad Ostia. La manifestazione avrà luogo sabato.

Virginia Raggi, le immagini di Roberto Spada che prende a testate l’inviato di Nemo hanno fatto il giro delle televisioni e del Web. Che cosa ha da dire la sindaca di Roma?
Sono immagini che fanno orrore per la violenza e la gratuità del gesto. Mi spiace per il giornalista e per l’operatore che sono stati picchiati barbaramente. Mi spiace anche per quei commenti altrettanto barbari di chi, sui social, ha addirittura solidarizzato con l’aggressore invece che con le vittime. È un sintomo preoccupante, è il segnale di qualcosa che non funziona. Qualcosa di grave e di oscuro che deve preoccuparci tutti.

Per la Raggi l’aggressione è un “sintomo preoccupante” il segnale che “qualcosa non funziona”. Già, ma cosa? Tutto l’attivismo e la solidarietà del M5S ai giornalisti è certamente dovuto al fatto che ad Ostia il MoVimento deve andare al ballottaggio. Perché non è che nel MoVimento 5 Stelle non ci siano questioni irrisolte con CasaPound e con i giornalisti.

Il problema del M5S con Casapound

Tutto è iniziato quando Grillo nel 2013 conversava amabilmente con Simone Di Stefano di Casapound. In quell’occasione Grillo disse «l’antifascismo è un problema che non mi compete». Anzi, Grillo faceva addirittura campagna acquisti tra le fila di Casa Pound dicendo che “i ragazzi di Casapound sono i benvenuti nel M5S”. Nel 2011 il primo tentativo di avvicinamento allorquando i consiglieri comunali del M5S di Bolzano uscirono dall’aula per solidarietà con Casapound.

Nel 2014 Grillo pubblicò (ed è ancora sul Blog) un lungo scritto nel quale sostanzialmente si spiega che Mussolini ha ucciso Matteotti a sua insaputa. Non mancano sul blog riferimenti a temi cari a Casapound e Forza Nuova come ad esempio la fregnaccia sugli immigrati che portano le malattie in Italia. Roberta Lombardi scrisse invece che:

Da quello che conosco di Casapound, del fascismo hanno conservato solo la parte folcloristica (se vogliamo dire così), razzista e sprangaiola. Che non comprende l’ideologia del fascismo, che prima che degenerasse aveva una dimensione nazionale di comunità attinta a piene mani dal socialismo, un altissimo senso dello stato e la tutela della famiglia. Quindi come si vede Casapound non è il fascismo ma una parte del fascismo. E quindi solo in parte riconducibile ad esso.

Mentre più di recente Di Maio ha annoverato tra i padri nobili del MoVimento anche Giorgio Almirante. Il M5S si nasconde dietro il fatto di essere postideologico. Ma se invece fosse un modo per non affrontare il problema e lasciare che “qualcosa di grave e oscuro” continui ad agitarsi indisturbato nella nostra società?

I pogrom e le liste di proscrizione dei giornalisti fatti dal MoVimento 5 Stelle

Ma che cos’è quel qualcosa di grave e di oscuro che preoccupa Virginia Raggi? Potrebbe dare ad esempio un occhiata al Blog di Beppe Grillo che ha ospitato tra il 2013 e il 2014 una simpatica rubrica dal titolo “Il giornalista del giorno” dove lo Staff del M5S schedava e metteva alla gogna, con nome, cognome e foto i giornalisti “ostili” al partito di Grillo ovvero tutti coloro che esprimevano a mezzo stampa una posizione critica nei confronti dei pentastellati non gradita al Capo Politico del Cinque Stelle. I giornalisti sono spesso e volentieri descritti come “servi” al soldo della casta o dei Poteri Forti. Del resto uno che per anni ha fatto “informazione” e politica da un blog non può che disprezzare sia i politici di professione che chi il giornalismo lo fa per professione.

Più di recente Grillo si è scagliato contro i “giornalisti da dieci euro al pezzo” dicendo “vi mangerei per poi vomitarvi“. Violenza verbale certo, non fisica (che è più folcloristica e sprangaiola) che però ha come effetto quello di aizzare le orde di simpatizzanti grillini contro il giornalista di turno. Il pogrom è sempre dietro l’angolo, come ad esempio quello nei confronti di Federico Capurso de La Stampa che Di Maio accusò di essere “sceso al secondo scantinato della cronaca” perché aveva messo nei guai l’ex assessore Paolo Berdini. Oppure quello che successe alla giornalista Novella Oppo dopo che fu nominata giornalista del giorno sul Blog.

La soluzione di Grillo al “problema” dei giornalisti – la giuria popolare sulle balle dei media – non fa altro che alimentare il clima d’odio nei confronti di chi fa questo mestiere. Stupirsi che poi qualcuno passi dalle minacce e dagli insulti virtuali alle capocciate e alle manganellate è ridicolo. Pensare che ci siano forze “oscure” dietro a questo fenomeno è assurdo. È tutto alla luce de sole, su Facebook e in televisione.