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Perché Don Ciotti attacca il M5S per la mafia a Ostia

Un articolo sul Tempo mette nei guai il MoVimento 5 Stelle. Le accuse contenute in un dossier compilato dai grillini di Ostia contro Libera vengono furiosamente smentite dall’associazione di Don Ciotti, mentre l’assessore alla legalità di Roma Alfonso Sabella lancia strane accuse contro un iscritto del Litorale.

Perché Don Ciotti attacca il MoVimento 5 Stelle

Tutto comincia con un articolo su un quotidiano. Quello pubblicato dal Tempo di Roma proprio ieri, a firma di Ivan Cimmarusti e intitolato “I silenzi scomodi di Libera su Tassone”, ovvero il presidente del X Municipio costretto alle dimissioni nella non propriamente commendevole vicenda che ha coinvolto il Partito Democratico ad Ostia. Nell’articolo si illustrano i contenuti della relazione “Mafia e Litorale Romano: il caso Ostia”, messa  apunto dal MoVimento 5 Stelle e, racconta l’articolo anche se la circostanza verrà smentita, depositata alla Commissione Parlamentare Antimafia; in più si racconta di Libera, dipinta però più come una società per azioni rispetto a un’associazione antimafia. Ha infatti in gestione, secondo il dossier, stabilimenti balneari (SPQR) con assegnazione per affidamento diretto senza bando pubblico. «Non potendo per statuto gestire stabilimenti balneari, figura negli affidamenti della spiaggia libera ex-Amanusa assieme a UISP ma soltanto come organizzatrice di eventi per divulgare la lotta contro le mafie», prosegue il dossier. Tuttavia, secondo quanto dicono i 5 Stelle, l’ultimo evento di Libera in loco è datato 2011 (una fiaccolata intitolata “Liberiamo Ostia dalla mafia”). A Libera viene poi contestato il silenzio non solo sui maxi appalti pubblici, ma anche sulla non ratifica del protocollo dell’associazione antimafia DaSud da parte della giunta e soprattutto sulla poca trasparenza dell’amministrazione del X Municipio. Tramite UISP Libera è entrata nella gestione del Faber Beach di Ostia e nell’affidamento del Terzo Cancello della spiaggia libera di Castelporziano. Entrambi gli affidamenti, secondo il dossier, risalgono al 2014 e sono riusciti grazie all’intercessione di Tassone e di D’Ausilio e Droghei. Infine, conclude il paragrafo dell’articolo dedicato all’associazione, Libera ha preso contributi, vietati per statuto, per l’iniziativa Ostia Cinema Station.
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L’articolo esce ieri, giovedì 24 settembre, e il MoVimento 5 Stelle non rilascia dichiarazioni sul tema. Libera però legge e si arrabbia, tanto da convocare per stamattina una conferenza stampa in Campidoglio, a cui presenzia anche l’assessore alla legalità Alfonso Sabella. Quando la notizia della conferenza stampa diventa di dominio pubblico, il MoVimento 5 Stelle si sveglia e rilascia una dichiarazione alle agenzie di stampa nella quale si dice che il dossier non è stato consegnato all’Antimafia, e, sopratutto, che non fa parte della relazione ufficiale redatta dai rappresentanti capitolini e regionali:

‘Il M5S smentisce in toto il contenuto di un articolo apparso ieri sul quotidiano il Tempo, dal titolo ‘I silenzi scomodi di Libera su Tassone'”. Lo comunica in una nota il M5S. “Quanto scritto dal giornalista non corrisponde in alcun modo alla relazione ufficiale redatta dai rappresentanti capitolini e regionali, che, al contrario di quanto riportato dal Tempo, non è infatti stata ancora depositata in Commissione Antimafia – prosegue la nota – Non comprendiamo il motivo per cui oggi Libera faccia una conferenza stampa contro il M5S, forza politica del tutto estranea ai fatti di mafia capitale”.

A quel punto però il Tempo non ci sta e ribatte, facendo in primo luogo notare che la smentita arriva oggi che Libera ha indetto una conferenza stampa e non ieri, e dice che la relazione è stata consegnata al giornalista da una “fonte autorevole”:

“Il Tempo prende atto della smentita del Movimento Cinque Stelle in relazione a un articolo su un dossier redatto proprio dai Cinque stelle relativo alla mafia a Ostia. La smentita, però, ha dettagli curiosi: arriva dopo 48 ore dalla pubblicazione del dossier su Il Tempo, e non il giorno stesso in cui la notizia, con grande evidenza, finisce in edicola. Arriva solo dopo la decisione dell’associazione Libera (ampiamente citata nella relazione dei grillini in possesso de Il Tempo) di indire una conferenza stampa proprio contro i cinquestelle”. E’ quanto si legge in una nota del quotidiano ‘Il Tempo’. “Arriva senza nulla dire delle durissime accuse mosse agli stessi cinquestelle, pubblicate sempre da Il Tempo, dal senatore del Pd, Stefano Esposito, assessore ai trasporti del Comune di Roma. Nel prendere dunque atto della smentita ‘in toto’ del contenuto dell’articolo perché, leggiamo sempre dalla nota dei 5 stelle, non corrisponderebbe in alcun modo alla ‘relazione ufficiale’, prendiamo atto che esistono due versioni della stessa relazione: una pre-conferenza stampa di Libera, e una post. Ovvio che il Tempo è pronto a mettere a disposizione delle parti la relazione che ci è stata consegnata da fonte assolutamente autorevole”.

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Una foto delle pagine del dossier del M5S su Libera e Ostia

Libera si difende e accusa

Nel frattempo Libera si difende con un lungo articolo pubblicato sul suo sito e nella conferenza stampa che va in scena in Campidoglio. “Invitiamo il Movimento 5 Stelle a ritirare entro oggi quanto detto all’interno del dossier su Ostia e consegnato alla Commissione Antimafia altrimenti siamo pronti ad andare in Procura e a fare una querela ufficiale”, annuncia Gabriella Stramaccioni della presidenza. “Faremo anche nei confronti del quotidiano che ha riportato questo dossier perché la situazione molto grave e non possiamo permetterlo per le persone che operano su quel territorio. La mafia sul territorio c’è e noi l’abbiamo conosciuta e la combattiamo. Noi non facciamo twitter ma portiamo i documenti in Procura e nessuna forza politica può permettersi di fare attacchi criminali”, aggiunge la rappresentante di Libera. “Libera è nata su Ostia con un presidio di ragazzi e non e’ da un giorno che facciamo attività sul territorio – sottolinea Marco Genovese, coordinatore di Libera Roma -, un lavoro che ci ha portato a una serie di denunce quando Ostia non era all’ordine del giorno ma noi c’eravamo dicendo cosa accadeva. L’attività è sempre stata molto intensa. C’è un tema di diritto e democrazia che viene leso e su questo bisogna stare attenti”, dice il presidente Uisp di Roma, Gianluca di Girolami. Cinque i punti contro il dossier M5S:
1 – Non vi è nessun affidamento diretto della spiaggia Libera Spqr. Uisp e Libera hanno partecipato al bando pubblico con esito pubblicato in data 10 aprile 2014 e l’Ati con a capofila la Uisp è entrata in possesso della spiaggia solo ad aprile 2015.
2 – Da aprile a oggi sulla spiaggia sono state organizzate diverse iniziative per la promozione della cultura della legalità.
3 – Né Libera né la Uisp sono entrate mai nella gestione della spiaggia denominata Faber Beach che è una spiaggia Libera attrezzata, posta sotto sequestro dall’amministrazione giudiziaria lo scorso anno. Libera, insieme alle associazioni Stand Up, si è impegnata gratuitamente a favorire percorsi di socializzazione e di cultura della legalità con decine di iniziative.
4 – Libera non ha mai preso contributi per l’iniziativa “Ostia Cinema Station”.
5 – Libera si è costituita parte civile nei processi contro il clan Fasciani e i suoi prestanome, contro il clan Spada, con la presenza in Aula di decine di ragazzi e di associazioni del territorio di Ostia e di Roma.
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“La ricerca della verità è la base della giustizia. Ben vengano allora tutte le documentazioni, analisi, testimonianze volte a dissipare le ambiguità e rischiarare le zone d’ombra. Ma a patto che siano oneste, serie, disinteressate, né mosse dalla presunzione di avere in tasca quella verita’ che si dice di cercare. Se mancano queste prerogative etiche, la denuncia diventa diffamazione, calunnia. E’ nostra intenzione dimostrare che proprio questo è il caso del dossier in questione, riservandoci di adire a vie legali se chi l’ha redatto non fa pubblica ammenda delle falsita’ dette e scritte”, conclude infine un Don Ciotti che sembra proprio furioso.

L’assessore Sabella e il caso di Paolo Ferrara

Ma la bordata più grossa in conferenza stampa è quella che lancia Alfonso Sabella, assessore alla legalità nel comune di Roma, che accusa i 5 Stelle di avere un conflitto di interesse sul tema. “La difesa di Libera sul lavoro fatto è legittima. Ostia è una palude perché è il posto dove tutto si confonde. Non era mia intenzione intervenire in questa conferenza ma è pervenuto ai miei uffici un elenco di interpellanze a cui devo rispondere in Assemblea capitolina e sono saltato dalla sedia dal disgusto quando ho letto quelle di quattro ragazzi che personalmente stimo, i consiglieri comunali M5S, che mi hanno fatto una interpellanza per chiedermi delle sanzioni applicate a Libera  nel corso di un’attività di verifica della legalità sul lungomare di Ostia che io stesso ho disposto. Abbiamo controllato 71 stabilimenti e spiagge libere e dove c’erano irregolarità adottando dei provvedimenti amministrativi e il Movimento 5 Stelle mi chiede solo quelle applicate a Libera? Perché? Andreotti diceva che a pensare male si fa peccato ma a volte ci si azzecca. Fatemi pensare male. I consiglieri che sono qui in Aula li stimo e hanno fatto delle grandi battaglie e mi stupisce che siano caduti nella trappola del rappresentante M5S di Ostia, Ferrara, che ha un interesse diretto e personale sulla spiaggia gestita da Libera”. Il Ferrara del MoVimento 5 Stelle di Ostia si chiama Paolo e in realtà dal suo curriculum non si evince alcun interesse diretto e personale sulla spiaggia gestita da Libera, se non che dal 2009 è uno dei fondatori del Coordinamento Spiaggia Bene Comune che tratta le problematiche riguardanti le spiagge del litorale romano e lavora “per la richiesta di legalità e trasparenza nella gestione delle spiagge del litorale romano che merita di essere ricordata”: l’unico senso compiuto che si può dare alle parole di Sabella è che l’associazione di Ferrara è concorrente per gli stessi obiettivi di Libera. A meno che non ci sia qualcosa che ancora non sappiamo sulla vicenda. “Quella spiaggia, guarda caso, prima era di un suo amico, a cui fu revocata perché aveva precedenti penali non dichiarati”, dice ancora Sabella senza però fare nomi. Intanto Ferrara minaccia querele a Sabella:
paolo ferrara
Intanto Federica Angeli, la giornalista di Repubblica che ha ricevuto minacce dai clan di Ostia e che è citata nel dossier dei 5S promette per domani ulteriori rivelazioni sul tema:
federica angeli ostia
La Angeli pubblica su Facebook il documento dell’Fbi con l’arresto in Usa di Gaetano Pascale:
pascale 5 stelle
Pascale, insieme a Enrico Fierro, è uno dei due ex poliziotti che dopo lo scoppio di Mafia Capitale asserì di avere indagato sulla criminalità organizzata a Ostia ma di essere stato bloccato dai poteri forti. La Angeli dei due aveva già parlato:

Fierro lavorava alla Polaria (la polizia di Fiumicino) ed è stato riformato 10 anni fa dalla polizia (come Pascale cheinvece era alla squadra mobile), perchè una lettera anonima, scritta quasi certamente da colleghi interni, denunciava che loro avevano rubato soldi, tanti soldi, per missioni e straordinari mai fatti. O meglio: fatti sì, ma per indagare dal comune di Fiumicino a Ostia. Missioni pagate dalla polizia di Stato per fare 12 chilometri. Scattò dunque una indagine interna che portò al loro allontanamento dalla polizia. Fierro andò in pensione dopo quello scandalo e Pascale (che stava alla squadra mobile) si congedò per problemi gravi. Tanto che gli tolsero il porto d’armi.
Ora, a me si presentarono raccontando quello che oggi dicono in televisione: furono stoppati non perchè avevano rubato soldi all’amministrazione ma perchè erano tanto vicini ad aver scoperto il malaffare sul litorale che la magistratura (che secondo la loro tesi non voleva indagare) li fermò.
Qui ci vuole la prima precisazione: i due indagarono solo ed esclusivamente su Ostia, mai su Carminati e su ciò che la straordinaria operazione “Mondo di mezzo” ha portato alla luce su Mafia Capitale. Ma a quali risultati erano arrivati indagando sul malaffare di Ostia? Nessuno. Zero. Tre anni di informative, pedinamenti, targhe prese e un nulla di fatto a livello investigativo. Niente. Avete presente il nulla? Ecco: quello. I colleghi della Mobile invece che un anno e mezzo fa fecero la bellissima operazione “Alba Nuova su Ostia” sono coloro che nello stesso periodo in cui Fierro e Pascale indagavano su Ostia si occuparono con prove alla mano dell’operazione “Anco Marzio” che porto a un fottio di arresti di malavitosi del litorale ma il capo d’imputazione (il 416 bis) non arrivò al primo grado di giudizio.
Ancora: Pascale partì per l’America e ora va dicendo che lavorò per l’Fbi. L’ho contattata: l’fbi non sa chi sia, se non per un guaio giudiziario che lo riguarda. Fu arrestato per l’aggressione a una donna e ora è interdetto dall’entrare negli Stati Uniti. Un altro precedente penale che ha è il falso ideologico per cui fu condannato in Italia in primo grado. In appello il reato andò prescritto. Aveva dichiarato al suo dirigente di aver bisogno di alcuni giorni per andare a sostenere degli esami fuori Roma, ma tecnicamente non andò mai dove, firmando fogli alla polizia, aveva detto di andare.
Infine Fierro: sta sostenendo una causa contro la polizia di stato chiedendo un milione di euro di risarcimento per mobbing, sostenendo che sia stato perseguitato dalla polizia e che lui aveva scoperto la mafia di Ostia. Vi ho già spiegato quanto fossero lontani dalla verità.
Concludo con due interrogativi. Il primo: è mai possibile che malgrado siano fuori dalle indagini da oltre dieci anni, e malgrado in tv nelle varie interviste non abbiano rivelato alcun dettaglio in più rispetto a quanto riportato nelle carte di mafia capitale, i “cattivi” mandino a loro e non a Pignatone nè ai pm, nè ai carabinieri del Ros che hanno fatto tutta l’indagine, una minaccia? Riascoltate le interviste da loro rilasciate e sentite bene quello che dicono: nulla che possa far incazzare neanche il più idiota dei pusher di strada.
Secondo interrogativo: avete mai visto un mafioso mandare un volantino di minaccia con su la fotografia della vittima nella sua posa migliore e con sotto una scritta tanto lunga? Io in 20 anni di nera no. Le minacce della mafia non sono queste. E i bersagli della mafia non sono i buffoni, sono le persone che davvero combattono la mafia.
Ultima osservazione: Pascale e Fierro oggi sono responsabili rispettivamente di Roma e del Lazio di un’associazione antimafia che si chiama Cittadini Contro la Mafia e la Corruzione. Non aggiungo altro. Per ora.

Edit 26 settembre: oggi Federica Angeli scrive su Repubblica Roma:

Il grillino consigliere al municipio X ha celebrato le nozze dell’attuale gestore del Faber, Roberto Bocchini (nella filiera di cooperative di cui fa parte è presente anche una coop legata a Buzzi).