Politica

Toninelli è quasi fuori dal tunnel (del governo del cambiamento)

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Danilo Toninelli è l’arcigrillino per eccellenza, quello che forse più di ogni altro durante la scorsa legislatura ha incarnato l’essenza del MoVimento 5 Stelle. Con il suo tono affettato, il suo parlare a macchinetta, l’eloquio degno di un verbale dei Carabinieri Toninelli ha interpretato in televisione il ruolo di testa di ponte dell’avanzata pentastellata verso Palazzo Chigi. Da quando è arrivato al governo Toninelli si è trasformato.  Prima vedeva tutto nero ed era il primo a denunciare soprusi e scorrettezze della Casta oggi più che essere il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti sembra più il titolare del Ministero dell’Entusiasmo, dell’Amore e delle Gaffe.

Salvate il soldato Toninelli (dai social)

L’ultima è quella sul ponte autostradale del Brennero che stando ad un dossier su cui ha studiato il ministro sarebbe molto utilizzato dagli imprenditori italiani. Peccato che il tunnel verrà completato solo nel 2022 e che sarà un tunnel ferroviario. Poco prima c’era stato il discorso in difesa del Decreto Genova «scritto col cuore» ma anche «con una tecnica giuridica molto molto elevata». Non troppo elevata se nel testo il nome del ministero è scritto in modo sbagliato e soprattutto si fa riferimento ad una norma che nel frattempo è stata abrogata.

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Ma i problemi per Toninelli sono iniziati a pochi giorni dal suo insediamento, quando si è fatto scavalcare dal ministro dell’Interno sulla gestione dei porti e degli sbarchi dei migranti (la Guardia Costiera è di competenza del MIT).  Toninelli “spiegò” che il place of safety poteva benissimo essere una nave italiana battente bandiera italiana e ridefinì il concetto di sbarco spiegando che anche il trasbordo da un gommone ad una nave della Guardia Costiera era uno sbarco. Sempre sul tema con la confusa richiesta al governo olandese di far rientrare l’imbarcazione di una Organizzazione non governativa battente bandiera olandese.

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via Twitter.com

Poi ci sono stati i sorrisi in studio da Vespa mentre reggeva il plastico del ponte Morandi; la battutina sulla concessione revocata al suo barbiere (poi cancellata) oppure la difesa dell’idea di un ponte sulla Valpolcevera che potesse ospitare spazi commerciali. Tanto è bastato – scrive oggi su Repubblica Annalisa Cuzzocrea – per far decidere ai vertici del MoVimento di commissariare Toninelli inviando una persona a gestire i social: Facebook, Twitter e Instagram.

Perché Toninelli è un caso per il M5S e il governo

Ma non è facile. Prendiamo la storia del ponte “multilivello”. Toninelli l’ha esposta durante un’intervista. E anche il dossier sul tunnel del Brennero è stato partorito durante una conferenza stampa e non in un momento di distrazione sui social network. Quello del ministro non è solo un problema di immagine e di social. Perché anche l’azione di governo incespica. Basti pensare alle polemiche per la decisione, presa proprio da Toninelli, di sospendere i finanziamenti per il Terzo Valico dei Giovi. Che dire invece dei 55 giorni necessari per la nomina del Commissario per Genova? Non sono solo i genovesi e gli sfollati a pensare che il governo (e Toninelli) abbiano perso troppo tempo.

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15 maggio 2018, Danilo Toninelli esce dalla storia politica italiana ed entra ufficialmente in quella dei meme

Per tacere della difesa forse un po’ troppo accorata da parte di Toninelli nei confronti del consulente del ministero Gaetano Intrieri, condannato per bancarotta. Ecco quindi che oltre al ministro messo sotto controllo sui social inizia a farsi strada l’idea di un rimpasto di governo. C’è chi vorrebbe fare di Toninelli il capo espiatorio per i tentennamenti del governo e le uscite maldestre dei ministri. Il buon Danilo quindi potrebbe essere costretto ad andarsene, non ora scrive Dagospia, ma a gennaio quando le acque si saranno calmate e si potrà procedere ad un rimpasto di governo. Si tratta naturalmente di indiscrezioni ma è da diverso tempo che i giornali parlano del fatto che il povero Danilo è diventato ormai un caso all’interno del MoVimento 5 Stelle. E tutti sappiamo come vanno a finire le cose quando un “portavoce” finisce per danneggiare l’immagine del partito di Di Maio e Casaleggio.

Foto copertina via Facebook.com

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