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Danilo Toninelli: il braccio leghista dei 5 Stelle sui migranti

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È finita la pacchia per i migranti che dalla Libia cercano di arrivare sulle coste italiane. Il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha lanciato su Twitter l’operazione #portichiusi e così la nave Aquarius dell’Ong SOS Méditerranée con a bordo 629 persone tratte in salvo nel Mediterraneo centrale durante sei operazioni di ricerca e soccorso non potrà attraccare nei porti italiani. A dare manforte al Segretario della Lega ci ha pensato ieri il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli che ha la competenza per la gestione dei porti (e del MRCC della Guardia Costiera).

Danilo Toninelli al traino di Matteo Salvini

Mentre su Twitter Salvini ormai imperversava da ore con una sequela di post contro i migranti e le Ong che si concludevano invariabilmente con #chiudiamoiporti Toninelli ieri su Facebook esprimeva gli stessi concetti. Con un particolare: in teoria avrebbe dovuto essere il ministro del M5S a decidere se chiudere o meno i porti e non Salvini. Segno forse che nella coalizione gialloverde il MoVimento 5 Stelle si è trovato a giocare il ruolo di subalterno. E così ecco il Toninelli furioso: «Malta deve essere messa di fronte alle sue responsabilità», tuona. Il ministro delle Infrastrutture di un governo che vuole sigillare i porti italiani chiede ad un altro governo di fare il contrario: aprire i porti.

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La cosa interessante è che tra le righe Toninelli ammette che è la Centrale Operativa della Guardia Costiera italiana ad avere la responsabilità dell’operazione. E non potrebbe essere altrimenti visto che la Libia (nonostante gli sforzi profusi dal precedente governo) non è ancora riuscita a stabilire una sua area SAR. Non sappiamo quante, tra le 629 persone a bordo della Aquarius, faranno richiesta d’asilo e quanti ne avranno effettivamente diritto. Si sa però che ci sono 123 minori non accompagnati che in base al diritto internazionale e alla legge italiana non possono essere espulsi.

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Fonte: La Lettura del Corriere della Sera del 03/06/2018

Toninelli conclude dicendo che “noi continueremo a salvare vite umane” ma è evidente che non è così, perché non si può certo immaginare che la chiusura dei porti – al di là della disponibilità o meno di una piccola isola come Malta – possa sortire questo effetto. Anche perché in rapporto alla popolazione residente Malta è uno dei paesi europei che nel 2017 ha accolto il maggior numero di domande d’asilo. Insomma, La Valletta sta facendo la sua parte.

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Nel 2015 Toninelli attaccava “l’inerzia del governo” di fronte all’ennesima strage di migranti e accusava di disumanità l’UE che “pensa solo alle banche”. È evidente che a tre anni di distanza chiudere i porti per dare vita ad una crisi umanitaria (le navi delle Ong hanno un’autonomia limitata) a bordo delle imbarcazioni di soccorso è una scelta accettabile per Toninelli. Occorre ricordare un drammatico precedente dove le vittime dello scontro tra Roma e La Valletta furono quasi 300 profughi siriani, lasciati colare a picco dalla Guardia Costiera italiana.

Matteo Salvini all’attacco delle Ong (per colpire l’Europa)

Se da Salvini ci si aspetta che predichi la chiusura dei porti (e magari domani direttamente i respingimenti in mare) la mossa di Toninelli ha colto molti di sorpresa. Quei molti sono coloro che pensavano che il M5S non fosse un partito xenofobo (eppure le parole di Di Maio sulle Ong “taxi del mare” avrebbero dovuto far suonare un campanello d’allarme). Roberto Saviano ha scritto su Facebook rivolgendosi agli elettori del MoVimento: «E voi, donne e uomini che con il vostro voto avete portato il M5S al governo, speravate questo dalla vita? Essere la ruota di scorta di un partito xenofobo? Fate sentire la vostra voce ai capi, ditegli che non era questo orrore che volevate». Il direttore del Tg de La7 Enrico Mentana ieri aveva criticato la decisione di mettere a repentaglio la vita delle persone a bordo della Aquarius e di smettere con la criminalizzazione delle Ong.

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Questa mattina Mentana ricorda che non è così che si gestisce una situazione, con qualche azzeccato (dal punto di vista del gradimento) post su Twitter. Un conto è fare propaganda e campagna elettorale un altro è governare e gestire un fenomeno come quello migratorio. Ma evidentemente l’obietto di Salvini è portare a casa il risultato in Europa (per fare un favore ai paesi del gruppo di Visegrad) anche se il prezzo da pagare è la vita di qualche essere umano.

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I migranti a bordo della Aquarius sono né più né meno che ostaggi che il ministro dell’Interno utilizza per il suo duplice gioco, politico con l’UE e di consensi con l’elettorato. Qualche minuto fa Salvini è tornato a prendere di mira le Ong accusando la nave Sea Watch 3 di essere “in attesa di effettuare l’ennesimo carico di immigrati” al largo delle coste libiche.

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Nel frattempo la sindaca di Barcellona Ada Colau e il sindaco di Napoli Luigi de Magistris hanno fatto sapere di essere pronti ad accogliere i migranti a bordo dell’Aquarius.

La decisione di Toninelli spacca il M5S

Nei commenti al post di Toninelli non tutti sono d’accordo con il ministro. Certo, ci sono quelli che esultano e festeggiano spiegando che è l’ora di fermare l’invasione. Ma ci sono anche quelli che confessano la loro profonda delusione per essersi “improvvisamente” trovati dalla stessa parte della Lega. E prima o poi tutti gli elettori pentastellati si renderanno conto che il “contratto” del governo del cambiamento al capitolo immigrazione recepisce le proposte della Lega. Con buona pace del 94% di sì ottenuti su Rousseau dalla “mozione” di allearsi con Salvini.

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E così mentre fuori dall’ambito della coalizione di governo Giorgia Meloni “gioca d’astuzia” e chiede di far attraccare la nave  per poterla sequestrare e vedere “quante navi è in grado di comprare Soros” oggi su Repubblica Carmelo Lopapa racconta i retroscena dell’operazione #portichiusi. A quanto pare non tutti i parlamentari a 5 Stelle hanno gradito. L’idea di trovarsi a fare la stampella della Lega (con il doppio dei voti) non piace a nessuno, soprattutto all’ala più “movimentista” del partito (quella rappresentata alla Camera da Roberto Fico). Nel pomeriggio di ieri Toninelli avrebbe detto «Se questa nave entra nelle nostre acque e si avvicina ai nostri porti la faccio attraccare». Poi però anche Giuseppe Conte ha sposato la linea leghista e il ministro delle Infrastrutture si è trovato a dover accettare una decisione annunciata già da ore via Twitter da Salvini. Il leader leghista sembra essere l’unico ad aver capito come far pesare il suo 17% contro il 33% del M5S: basta giocare d’anticipo sui social.

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Fonte: Ministero dell’Interno

Ma per mettere all’angolo Salvini ormai non bastano più i dati, quelli che dimostrano che Malta accoglie più richieste d’asilo dell’Italia o quelle che evidenziano una riduzione dell’84% degli sbarchi rispetto al 2017. Ormai in molti credono all’esistenza di un’invasione (a fronte di meno di 150 mila ingressi in tre anni per una nazione di 60 milioni di abitanti). Non basta nemmeno ricordare che nel mondo ci sono quasi 70 milioni di rifugiati e in tutta l’Unione Europea appena due milioni (su 500 milioni di abitanti). Serve che il MoVimento 5 Stelle decida da che parte vuole stare nella gestione delle politiche migratorie. Ovvero se vuole continuare a criminalizzare le Ong e i migranti oppure iniziare a farsi valere nell’alleanza di governo. Ma il rischio a quel punto è di far saltare l’inciucio. E così il MoVimento continuerà a spalleggiare la Lega e Salvini sacrificando i migranti pur di restare al potere.

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