Cultura e scienze

Cosa non hanno capito quelli che si scandalizzano per l’acqua Evian di Chiara Ferragni

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Ieri l’Internet ha scoperto che ci sono bottiglie d’acqua Evian da 75 cl brandizzate Chiara Ferragni che vengono vendute a 8 euro (10 euro al litro). È uno scandalo, hanno gridato in molti sui social, che un bene di così prima necessità come l’acqua venga fatto pagare così tanto. Ma questo ragionamento indignato ha un errore di fondo. Il bene di prima necessità è l’acqua, non l’acqua Evian né tanto meno l’acqua Evian “di Chiara Ferragni”.

Il fantastico mondo delle acque di lusso

Evian è sempre stato considerato (assieme Voss e Fiji) un marchio di acqua minerale “di lusso”. Ebbene sì, esistono anche acque di lusso. Il concetto è lo stesso dei telefonini di lusso, delle auto di lusso e di qualsiasi cosa che possa diventare uno status symbol proprio in virtù del suo essere più o meno inaccessibile. Naturalmente l’acqua Evian non è così inaccessibile ai comuni mortali quanto l’ultimo modello di iPhone o di Ferrari. Non è poi una novità quella delle “edizioni limitate”. Sempre Evian qualche tempo fa aveva lanciato la linea Kenzo, in collaborazione con il famoso stilista giapponese. Da tempo i marchi più prestigiosi (e oscuri ai più) hanno lanciato questi gadget per promuovere l’idea di un’acqua che si distingue. Acqua che viene sempre raccontata in maniera epica: immancabilmente sgorga da rocce vulcaniche millenarie, a profondità prestigiose e viene imbottigliata a mano da laboriosi artigiani atlantidei.

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Il problema quindi è Chiara Ferragni. Ma chi la critica dimentica che la Ferragni (o i Ferragnez) non sono solo delle persone. Sono a loro volta un brand. E il lavoro di Chiara Ferragni – che per brevità chiameremo influencer anche se è molto di più – è in buona sostanza quello di  dare visibilità (una volta avremmo detto “sponsorizzare”) prodotti di moda, fashion, lusso. Perché scandalizzarsi solo dell’acqua minerale quando ogni singolo outfit indossato dalla Ferragni nei suoi scatti su Instagram costa molto di più?

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Forse i vestiti non sono considerati un bene di prima necessità sacro quanto l’acqua? Eppure il valore economico di un post della Ferragni è noto. Come mai non è scandaloso il fatto che guadagni migliaia di euro da una fotografia? Forse perché si è compreso che la costruzione della sua immagine (che per carità non deve piacere a tutti) è stato un lavoro paragonabile al lancio di un’impresa commerciale di successo.

Ci sono poi alcuni aspetti curiosi che forse sono sfuggiti ai più. La decisione di Evian di puntare su quello che viene chiamato “influencer marketing” ed in particolare sulla Ferragni risale ad un paio di anni fa. L’annuncio del lancio della linea in collaborazione con Chiara Ferragni Collection risale a poco più di un anno fa, lo ha spiegato anche Fedez in una storia su Instagram. Nel settembre del 2017 Evian lo comunicava a tutti su Instagram. Nessuno però ci ha fatto più di tanto caso. Se siete curiosi di conoscere i prezzi delle bottiglie di Evian li potete trovare qui. Un avvertimento: non è la Ferragni a deciderli, almeno fintantoché sarà solo uno sponsor dell’azienda e non la proprietaria.

Perché proprio la Ferragni?

La ragione per cui la Ferragni ha accettato il contratto con Evian è molto semplice: è il suo lavoro. Ma perché, si chiederanno in molti, la Evian ha bisogno proprio di Chiara Ferragni? Un motivo molto semplice è che su Instagram l’account di Evian ha appena 82 mila follower. Ne aveva circa 60 mila quando ha annunciato il lancio della linea Chiara Ferragni.

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Da parte sua invece la moglie di Fedez di follower ne ha oltre quindici milioni. E così come i marchi di abbigliamento sportivo scelgono di sponsorizzare il calciatore famoso alla Ronaldo e non il brocco che gioca in eccellenza e che conoscono solo i 25 tifosi della sua squadra (compresa la moglie e la mamma) anche un marchio di lusso sceglie una persona che è diventata un’icona di  un certo modo di vivere (e sfoggiare) il lusso. In fondo la Ferragni si fa pagare per quello che molti di noi fanno gratis quando postano selfie sbilenchi con in mano la tazza di cartone di Starbucks o si geolocalizzano nella tal pizzeria o nel tal bistrot hipster fotografando il piatto che hanno davanti.

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Da una parte c’è un’azienda che punta a farsi conoscere maggiormente da quella  fascia di popolazione giovane che segue la Ferragni per poter incrementare le vendite. Dall’altra c’è una influencer che di lavoro fa proprio quello. Le logiche commerciali e del profitto (che non sono due parolacce, una volta che si accetta l’idea che viviamo all’interno di un sistema capitalistico) dicono che il connubio può funzionare. Forse con il reddito di cittadinanza comprare l’Evian Ferragni potrebbe essere considerata una spesa immorale. Ma c’è di peggio. Ad esempio l’acqua “da collezione” tempestata di Swarosky prodotta “usando nove livelli di purificazione, includendo ozono e microfiltrazioni” che viene circa 100 euro al litro.

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Alcuni modelli di bottiglie Evian “da collezione”

Un oggetto da sfoggiare più che da sorseggiare per il quale addirittura “non si consiglia il consumo”. Non perché sia nociva, ma perché altrimenti perde di valore (un po’ come quelli che non scartano le action figures e le tengono nella scatola originale). Non vi piace l’acqua della Ferragni? Non compratela. Ma non pensate che le acque minerali “normali” vengano imbottigliate e vendute per beneficenza visto che il giro d’affari è intorno ai 3 miliardi di euro l’anno.

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