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Cosa sta succedendo con i vitalizi al Senato

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Il sottosegretario pentastellato al Ministero dell’Economia Alessio Villarosa è «incazzato nero» e non ha paura di dirlo e farlo vedere in una stucchevole scenetta girata nel suo ufficio che si conclude con – addirittura – un pugno sbattuto sulla scrivania. «Questo è quello che vuole la casta politica che ultimamente sta riprendendo piede in questo Paese? Ben venga, se questo vogliono gli italiani, questo avranno» conclude sconsolato il deputato del M5S.

I grillini hanno appena scoperto che la loro abolizione dei vitalizi è aria fritta

Villarosa non è il solo ad essere arrabbiato. La vicepresidente del Senato Paola Taverna ha scritto su Twitter: «se la casta avesse messo al servizio dei cittadini tutto l’impegno che sta mettendo nel riportare i privilegi che noi gli abbiamo tolto, la politica sarebbe una bella cosa e questo sarebbe un Paese migliore. Noi non ci arrendiamo!». L’argomento del contendere? I vitalizi dei parlamentari che il M5S ha “abolito” (i vitalizi per la verità sono aboliti dal 2012, rimaneva la questione dei parlamentari che li avevano maturati prima di quella data) e che ora la “casta” vorrebbe far tornare.

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Oggi il Fatto Quotidiano ha rivelato che il Senato è pronto a ripristinare i vitalizi per circa 700 ex senatori. Già ad inizio gennaio il Giornale e il Tempo avevano annunciato che i privilegi per gli ex parlamentari stavano per tornare grazie ad una delibera che la Commissione Contenziosa di Palazzo Madama che annullerebbe il ricalcolo dei vitalizi con il montante contributivo (come previsto dalla normativa in vigore per gli attuali parlamentari) degli ex senatori stabilito con una delibera nel 2018. In questo modo si vedrebbero andare in fumo le ipotesi di risparmio per le casse pubbliche che si stima in circa 22 milioni di euro.

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A dicembre era stata la Camera dei Deputati ad accogliere il ricorso di una quarantina di parlamentari (su oltre 1.400 ricorsi presentati) ai quali il Presidente Roberto Fico era stato costretto obtorto collo a ripristinare il tanto odiato privilegio. Ma che la farsa dell’abolizione dei vitalizi fortemente voluta dal M5S fosse a rischio lo si sapeva già da tempo. Ed era solo questione di tempo che gli uffici di presidenza delle due Camere dovessero venire a patti con la dura realtà.

Il complotto della Commissione Contenziosa e altre buffe richieste a 5 Stelle

Per il M5S si tratta ovviamente di un complotto. Perché nella Commissione Contenziosa – scrivono i pentastellati sul Blog – «il presidente della commissione è Giacomo Caliendo, senatore di lungo corso di Forza Italia, vicino alla presidente e al suo capo di Gabinetto, l’ex senatore Nitto Palma. Sia Palma che Caliendo sono percettori di vitalizio». Inoltre nella Commissione c’è anche la Presidente del Senato Elisabetta Alberti Casellati, della quale il M5S dimentica che è stata eletta proprio grazie ai voti dei senatori pentastellati.

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Secondo il M5S è inammissibile che in quella Commissione ci siano persone – due su cinque, per la verità – che sono percettori del vitalizio (ma non è chiaro se hanno anche presentato ricorso). Ecco quindi la richiesta geniale dei pentastellati: bisogna ricominciare tutto il lavoro della Commissione dall’inizio. E non solo, vanno anche nominati nuovi membri della Commissione Contenziosa: «al suo interno devono essere nominati senatori eletti a partire dal 2013, perché loro, a differenza dei predecessori, non hanno diritto al vitalizio ma ad un trattamento contributivo. Anche i componenti tecnici devono essere al di sopra di ogni sospetto, liberi da qualsiasi legame che possa anche solo suscitare un dubbio di indipendenza di pensiero». Passi per i componenti tecnici ma per quale motivo alcuni senatori dovrebbero essere esclusi dalla Commissione unicamente perché hanno una carriera parlamentare più lunga di altri? Non sembra una richiesta molto costituzionale, perché stabilisce una sorta di pregiudizio nei confronti dei senatori “di lungo corso”. Ma al di là della comprensibile indignazione pentastellata la verità è che tutti sapevano che ci sarebbero stati quei ricorsi e che il rischio che venissero accolti era molto alto. La ragione non è tanto – o meglio non solo – nel fatto che la casta vuole difendere i suoi privilegi ma che la norma era scritta con i piedi, e questo facilmente aggredibile dai ricorsi. Il tutto per risparmiare 44 milioni di euro, quando ne sono stati buttati dalla finestra molti di più per misure, magari anche sacrosante come il sostegno alla povertà, che non hanno però raggiunto i risultati sperati.

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