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Che paese è quello che ha Bagnai come ministro agli Affari Europei

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«Sarebbe la persona giusta, ha competenze professionali e umane» così oggi a Circo Massimo su Radio Capital il ministro Gianmarco Centinaio a proposito dell’eventuale nomina di Alberto Bagnai al ministero degli Affari europei, il dicastero lasciato da Paolo Savona ora Presidente della Consob. «È antieuropeista? Quando in passato in queste posizioni abbiamo messo europeisti convinti non è che hanno fatto bene, magari un euroscettico va in Europa con una forza diversa rispetto agli euroservi che abbiamo avuto finora», ha commentato Centinaio.

Alberto Bagnai, un altro no-euro agli Affari Europei

Quando il professor Savona, teorico del famoso “piano B” per uscire dall’Euro, è andato alla Consob i no euro della Lega come Borghi e Bagnai si sono affannati a spiegare che faceva tutto parte di un “grande piano” o disegno utile alla causa sovranista. Ora che a occupare il posto lasciato libero da Savona potrebbe essere proprio Bagnai – attualmente presidente della Commissione Finanze del Senato – questo disegno intelligente potrebbe giungere a compimento. Certo, resta da superare lo scoglio di Mattarella, che non è detto possa approvare la proposta di nomina di Bagnai. Sul piatto poi c’è anche la nomina del commissario italiano. Anche qui i nomi sono tutti leghisti: Giorgetti, Fontana o Zaia (che però non sembra particolarmente interessato a lasciare il “suo” Veneto).bagnai ministro affari europei - 1

A legare Savona e Bagnai oltre alla causa no Euro anche l’aver scritto la prefazione (il primo) e la postfazione (il secondo) di Europa Kaputt (S)venduti all’Euro, il libro del neo europarlamentare leghista Antonio Maria Rinaldi. Una prefazione (si legge qui) in cui Bagnai scrive che “l’euro cadrà” e dove spiega che «l’euro è stato un errore. Il perseverare, unica risposta che i nostri governanti e la cosiddetta “Europa” ci forniscono, è atteggiamento puerile e suicida».

La favoletta degli euroscettici che ci aiuteranno ad avere maggior peso in Europa

Una volta arrivato in Parlamento Bagnai ha abbandonato i toni bellicosi e ha detto ad esempio che l’uscita dall’euro non era più necessaria. Non è chiaro quanto questa dichiarazione, che fa il paio con un’altra rilasciata a Bloomberg qualche giorno fa faccia parte del grandioso piano per-uscire-dall’euro-senza-dirlo-per-non-spaventare-i-mercati o quanto invece rispecchi le reali opinioni dell’autore del libro “Il tramonto dell’euro. Come e perché la fine della moneta unica salverebbe democrazia e benessere in Europa“. Non è nemmeno chiaro in che modo un politico che, secondo Calenda, pochi istanti dopo il suo ingresso al Senato si è rimangiato quanto detto negli ultimi anni possa contribuire alla trattativa con la Commissione Europea e ai rapporti con i partner europei.

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C’è infatti chi come il professor Riccardo Puglisi si sta divertendo a pubblicare tutti i tweet di Bagnai, roba come “dentro l’euro c’è solo il fascismo e la morte della Costituzione” oppure come quello in cui spiega che gli economisti che non si sono opposti all’euro hanno sulla coscienza “i morti”.

La storia di Centinaio secondo cui “un euroscettico” ci potrebbe consentire di trattare con la Commissione da una posizione di maggiore forza non sta in piedi. In primo luogo perché il predecessore di Bagnai (se sarà ministro) era un euroscettico. In secondo luogo perché la quasi totalità dell’esecutivo ha espresso o esprime posizioni anti-euro. Infine perché questo stesso governo euroscettico quando è andato a trattare con Juncker e Moscovici per la “manovra del Popolo” non è che abbia fatto faville. E al ministero degli affari europei c’era quello che ha teorizzato il Piano B e che paragonava la UE alla Germania nazista. Se non ha funzionato all’epoca perché dovrebbe funzionare ancora? Molto più probabile che l’Italia venga isolata, che in fondo è proprio quello che vogliono i sovranisti per avere il pretesto per andarsene.

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Quel Bagnai che andrà dalla Commissione Juncker (perché fino a novembre quella è) è lo stesso Bagnai che sul suo sito parlava del Presidente della Commissione in questi termini: “ci stanno fottendo piano piano, e una delle tante chiavi del loro successo credo sia proprio la lentezza di questa inesorabile penetrazione” il tutto per ridurre in schiavitù un intero Continente in modo subdolo e sottile attraverso l’uso di condizionamenti psicologici perché “questa volta non potremo aspettarci un gesto “eclatante”, come furono, a suo tempo e qui da noi, le leggi razziali“. I no-euro paragonano la UE alla Germania nazista (e c’è da chiedersi come mai non gli piaccia) l’idea che questo atteggiamento possa essere visto come costruttivo in sede europea (un luogo dove si devono mediare le istanze di altri 27 stati) è segno o di una terribile ingenuità politica e strategica o dell’esistenza di una strategia “altra”, per ora innominabile se non a mezza bocca.

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