Economia

Adriano Meloni e il caso Coidicine

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Il caso Coidicine si ingrossa. Sono passate molte ore dalla pubblicazione sul Messaggero dall’intervista all’assessore al Commercio di Roma Capitale Adriano Meloni e non si muove ancora una foglia. Nessuna dichiarazione di smentita da parte dell’assessorato, nessuna risposta da parte del presidente della commissione Commercio in Campidoglio Andrea Coia. E nemmeno una spiegazione da parte di Meloni per il clamoroso cambio di prospettiva che l’ha portato una settimana fa a difendere il bando che ha visto il trionfo dei Tredicine e oggi a prendere a male parole i due consiglieri – oltre a Coia è nominata anche Sara Seccia – addirittura chiamando “Coidicine” – con una crasi tra i cognomi di Coia e Tredicine – il presidente e sostenendo che è quello che ha fatto più danni alla Giunta Raggi.

Adriano Meloni e il caso Coidicine

Il silenzio da parte della Giunta Raggi e del gruppo del MoVimento 5 Stelle in Assemblea Capitolina è inspiegabile. L’assessore ha detto, tra l’altro, che «è lecito pensare ad accordi tra il M5S (o meglio: lo stesso consigliere Coia) e i Tredicine», quei Tredicine che Luigi Di Maio accostava addirittura a Mafia Capitale qualche tempo fa, in risposta alla pubblicazione di una foto che lo ritraeva con un sindacalista degli ambulanti esponente della famiglia. La pietra dello scandalo che ha smosso l’assessore, che in altri tempi aveva spesso criticato Coia ma mai con questa virulenza, è stata a quanto pare la proposta che il comune pagasse gli oneri di sicurezza agli ambulanti, che secondo il bando dovevano essere a carico di questi ultimi.
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Meloni al riguardo ha sventolato il rischio di danno erariale per il Comune, che rappresenta per i grillini quello che per Superman è la kryptonite. Le frasi contenute nell’intervista sono talmente pesanti che sembrava che questa potesse essere un prodromo alle sue dimissioni. Eppure tutto ancora tace anche se sulla pagina fan dell’assessore su Facebook alcuni si complimentano per la decisione di parlare. Silenzio di tomba anche sulla pagina di Coia, mentre la pletora di attivisti a 5 Stelle romani che è sempre molto attenta a quello che scrivono i giornali di primo mattino oggi sembra improvvisamente aver perso la password di Facebook.
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Adriano Meloni, Andrea Coia e Sara Seccia

Anche da Sara Seccia, altra consigliera indicata da Meloni come vicina ai Tredicine, tutto tace. Mentre sotto l’ultimo aggiornamento di status da parte di Coia ci sono commenti che parlano proprio della delibera 30/2017 (quella della direttiva Bolkestein, odiatissima dagli ambulanti) e di modifiche da protocollare e approvare, un bel passo indietro rispetto a quanto scritto dal consigliere Enrico Stefàno che qualche tempo fa spiegava che “La Bolkestein probabilmente è l’unico modo serio di fare i bandi a Roma” e che il M5S non avrebbe mantenuto lo stesso numero di licenze per gli ambulanti.
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Riepiloghiamo cosa è successo sul bando. L’anno scorso, dopo mesi di sedute dedicate all’argomento, la commissione Commercio non era riuscita a emanare l’avviso per il 2016. Poi la delibera Coia ha stabilito definitivamente il carattere di Fiera della Festa, chiudendo dunque agli altri operatori e dando al criterio dell’anzianità un ruolo di primo piano. La graduatoria di quest’anno, poi, sarà valida per 9 anni, così come stabilito dal bando: “La concessione dei posteggi – si legge- avrà la durata di anni 9 a decorrere dall’edizione della Festa della Befana 2017/2018”. E così su 28 posteggi, sei postazioni le vincono direttamente Dino, Tania, Mario e Alfiero Tredicine, altre sette vanno ad alcuni componenti della famiglia Cirulli, partendo da Anna Maria, moglie di Mario Tredicine. .I Tredicine strappano anche due delle tre postazioni destinate alla vendita dei palloncini (una ad Alfiero, l’altra a Sandro Cirulli). Nell’area delle postazioni artigiani, infine, come era stato già denunciato da Il Messaggero, su 20 stalli ne sono stati assegnati appena 9. C’è un altro aspetto, sempre sottolineato dal quotidiano: la graduatoria è arrivata con dieci giorni di ritardo, rispetto alle promesse dell’amministrazione. Ed è stata resa nota proprio all’indomani del voto su Ostia.

Cosa non ha detto l’assessore Meloni sul bando di Piazza Navona

La materia del contendere tra Coia e Meloni riguarda la circolare Minniti, che prevede stringenti criteri di sicurezza per feste e fiere che gli operatori avrebbero dovuto accollarsi durante lo svolgimento della Befana di Piazza Navona, compresa la spesa per i vigilantes. La notizia ha provocato la reazione dei vincitori del bando, che non hanno ritirato il titolo per le bancarelle da montare in piazza e hanno minacciato un altro ricorso al TAR contro la disposizione. Per questo Coia ha deciso di convocare riunioni con i sindacalisti ai quali Meloni non è stato invitato.


La cosa più incredibile però alla luce dell’intervista di oggi è che il 21 novembre scorso lo stesso Meloni aveva difeso a spada tratta il bando con un post sulla sua pagina Facebook condiviso anche dalla sindaca Virginia Raggi in cui accusava il Partito Democratico e segnalava che un esponente della famiglia Tredicine aveva fatto ricorso al TAR contro il bando. Chissà, magari tra qualche ora Meloni pubblicherà il link alla sua intervista come è solito fare quando lo sentono su altri argomenti.
O forse davvero questo silenzio è il preludio all’ennesimo addio alla Giunta – l’ultimo è stato quello di Stefano Bina da AMA – che andrà ad arricchire la squadra dei cacciati da Virginia Raggi.
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La squadra dei cacciati dalla Giunta Raggi (Corriere della Sera Roma, 29 luglio 2017)

«Adria’, ma che per caso c’è qualcosa che ci devi dire?», gli chiede intanto un utente sulla sua pagina. A volte dare il silenzio come spiegazione (cit.) vale più di migliaia di bancarelle. Pardon: parole.

Come è andata a finire: Adriano Meloni si scusa con Andrea Coia