Economia

Cosa succede in AMA dopo l'addio di Bina

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Dopo l’addio di Stefano Bina in AMA la situazione si fa sempre più esplosiva. Daniele Autieri pubblicato oggi su Repubblica Roma ci racconta che la raccolta differenziata non aumenta come previsto e la regola del capro espiatorio, dopo Solidoro e Giglio, continua con l’uomo di Voghera catapultato nella Capitale. Tra le colpe di Bina ci sarebbe quella di essersi opposto all’utilizzo del tritovagliatore della Colari. Però non c’è soltanto questo. Ed è molto interessante leggere cosa ha scritto il Collegio sindacale di AMA nell’ultima nota allegata al bilancio:

In primo luogo, attacca il Collegio, la sostituzione del cda con l’amministratore unico «non è adeguata rispetto alle dimensioni e alle complessità della Società», che ha vissuto «un periodo di vuoto esecutivo e di rap
presentanza legale con evidenti rischi operativi».
Tuttavia, neanche il ripristino del cda (avvenuto nel maggio scorso) è bastato per raddrizzare il timone industriale dell’azienda. Questo perché – ribadisce il Collegio – «molte posizioni dirigenziali core risultano vacanti in quanto affidate o a personale di qualifica “non dirigenziale” ovvero ad interim ad altri dirigenti».
Chi deve fare i controlli, ossia l’audit, non ha le professionalità adeguate per farli e risulta che «la funzione deve essere rafforzata assolutamente sotto un profilo quantitativo».

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Il ciclo dei rifiuti a Roma (Corriere della Sera, 30 gennaio 2017)

Da qui la conclusione durissima del Collegio, secondo il quale «la mancata identificazione di alcune figure chiave livello dirigenziale ad oggi assenti (legale, societario, direzione operativa, internal audit, controllo di gestione) non garantisce un adeguato presidio di importanti aree aziendali».
In sostanza, Ama è fuori controllo e di fronte al sacrificio dell’ennesimo capro espiatorio l’annuncio di Virginia Raggi («Se serve di assessori ne cambio altri 100»), più che a una minaccia, assomiglia a una drammatica profezia.

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