Fact checking

Perché il “salva-Salvini” è una violazione del programma M5S e come i grillini vi vogliono intortare

salvini diciotti

La richiesta di autorizzazione a procedere da parte del Tribunale dei Ministri nei confronti di Matteo Salvini per il caso Diciotti e il sequestro di 177 persone mette il MoVimento 5 Stelle di fronte al dilemma del prigioniero. Le opzioni sono due: salvare Salvini come se fosse un Verdini qualsiasi e votare in Senato contro l’autorizzazione a procedere oppure tenere fede ai sani e robusti principi del partito anti-casta che fu e rischiare di far cadere il governo?

Quando il M5S era per l’abolizione dell’immunità parlamentare

La soluzione potrebbe fornirla proprio Salvini. Il ministro dell’Interno si è già dichiarato colpevole (in un video, quindi non vale) e si è detto pronto ad andare a processo. Chissà che non voglia togliere d’impaccio l’alleato rinunciando all’immunità parlamentare e facendosi processare come un normale cittadino (e papà). Ma in caso contrario che cosa faranno i senatori pentastellati? In teoria una soluzione potrebbe fornirla il contratto di governo che prevede la convocazione del Comitato di Conciliazione tra le cui finalità c’è quella di «giungere ad un dialogo in caso di conflitti al fine di risolvere i problemi e le divergenze rilevanti». Non è  ben chiaro chi ne faccia parte, la composizione del Comitato (che dovrebbe intervenire anche «in riferimento alla realizzazione e al completamento delle opere pubbliche di rilievo nazionale non menzionate nel contratto», quindi ad esempio la TAV) è demandata ad un accordo tra le parti.

m5s autorizzazione a procedere salvini immunità statuto - 2

Il contratto di governo Lega-M5S stabilisce anche che non possono entrare a far parte del governo soggetti che “siano sotto processo per reati gravi“. Il reato contestato a Salvini è quello di sequestro di persona aggravato, ma non è chiaro se per il M5S sia un reato grave o meno. Il punto principale però è che nel programma di governo presentato nell’agosto 2017 il M5S affermava la sua intenzione di attuare una serie di riforme contro gli eccessi della casta con “modifica dell’immunità penale dei parlamentari, che deve essere limitata alle opinioni e ai voti espressi nell’esercizio delle funzioni” . Un concetto ribadito anche da Di Maio durante l’ultima campagna elettorale: “Da noi chi sgarra viene messo alla porta, nel Partito Democratico viene fatto ministro”. Il problema è che pur essendo un ministro del governo del Cambiamento Salvini non è un parlamentare del M5S e quindi l’eventuale scappatoia è che il M5S risponderebbe solo per i “suoi”, anche a patto di derogare ad una regola fondamentale del partito (e sappiamo cosa diceva Casaleggio sul derogare alle regole).

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Il M5S ha sessanta giorni di tempo (ma già entro un mese si dovrà esprimere la Giunta per le autorizzazioni del Senato) per decidere se vuole ancora essere il partito che fu movimento e quindi votare a favore dell’autorizzazione a procedere oppure se salvare il governo e le poltrone dei ministri. Durante una telefonata con il collega vicepremier Luigi Di Maio ha rassicurato l’alleato leghista dicendo che il MoVimento non farà scherzi e voterà contro l’autorizzazione a procedere. Ma al Senato, dove i numeri della maggioranza sono risicati, l’ago della bilancia potrebbero esserlo i senatori pentastellati “dissidenti”.

Il M5S porterà le arance a Salvini?

Paola Nugnes ha già annunciato che voterà a favore dell’autorizzazione a procedere. Non tanto perché ritene che Salvini sia colpevole ma perché «noi del M5S abbiamo sempre valutato che
l’autorizzazione a procedere fosse un atto dovuto». Più cauta la senatrice Elena Fattori che invece spera in una rinuncia dell’immunità da parte di Salvini e ipotizza che alla fine il ministro verrà salvato dai senatori del centrodestra che faranno da stampella alla maggioranza. Anche il senatore Alberto Airola ricorda la regola non scritta sull’immunità che ha sempre dettato la linea per il M5S: “non so dare una risposta precisa ma nessuno è mai stato sottratto alla giustizia da un voto soprattutto nel momento in cui ci si professa innocenti”. Ma prima di arrivare in Aula a Palazzo Madama si dovrà passare per il voto della Giunta per le autorizzazioni (presieduta dal forzista Gasparri). Lì ci sono il senatore Gregorio De Falco, fresco di espulsione dal M5S cui ha intentato causa e Mario Michele Giarrusso.

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Proprio Giarrusso fu costretto dal M5S a rinunciare all’insindacabilità e all’immunità parlamentare in seguito ad una querela per diffamazione. Il MoVimento votò contro l’insindacabilità e in Aula si espresse a favore dell’autorizzazione a procedere nei confronti del suo senatore. In quell’occasione Di Maio ricordò che il MoVimento 5 Stelle non avrebbe mai fatto ricorso all’insindacabilità e all’immunità «non ci proteggiamo dietro questi strumenti» perché «sono loro [l’allora maggioranza a guida PD NdR] che si proteggono dietro l’immunità parlamentare, così hanno salvato dalla galera un senatore di NCD». Nel 2014 Di Maio scriveva su Facebook che l’immunità parlamentare era un istituto anacronistico che andava abolito. A complicare le cose è arrivata la dichiarazione fatta ieri sera a Piazza Pulita dal ministro della Giustizia Alfonso Bonafede che in merito alla vicenda della Diciotti ha spiegato che quello che è stato fatto in merito alla nave Diciotti quest’estate è stata un’azione concordata da tutto il governo. L’attività che è stata portata avanti è stata portata avanti da tutto il governo e non solo dal ministro Salvini». Insomma se Salvini venisse condannato allora si tratterebbe di una condanna anche nei confronti dell’azione di governo. Ed è evidente che questo il MoVimento 5 Stelle non può permetterselo.

Leggi sull’argomento: Come funziona il tribunale dei ministri e cosa succederà a Salvini per la Diciotti