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Diciotti, il tribunale dei ministri chiede l’autorizzazione a procedere per Salvini

salvini diciotti

Il tribunale dei ministri di Catania ha chiesto l’autorizzazione a procedere nei confronti del ministro dell’Interno Matteo Salvini per la vicenda della nave Diciotti. Lo si apprende da fonti del Viminale. La decisione del tribunale dei ministri arriva dopo la richiesta motivata di archiviazione avanzata dalla procura di Catania nei panni di Carmelo Zuccaro, già indagatore (archiviato) delle ONG.

Diciotti, il tribunale dei ministri chiede l’autorizzazione a procedere per Salvini

Il tribunale dei ministri di Catania, contraddicendo quindi la richiesta motivata di archiviazione della Procura della Repubblica del capoluogo etneo, secondo fonti del Viminale, ha richiesto l’autorizzazione a procedere in giudizio nei confronti del ministro dell’Interno Salvini per il caso Diciotti. La scelta di Zuccaro, curiosa, era stata criticata su Repubblica da Carlo Bonini, che aveva spiegato che Zuccaro, sostituendosi alla valutazione che spetta al Tribunale dei ministri in prima istanza e, in caso di richiesta di giudizio, alla Camera di appartenenza dell’indagato, anticipa una valutazione squisitamente politica che non gli compete.

E lo fa individuando una “ragion di Stato” (il braccio di ferro con Bruxelles e Malta) che, per giunta, si trasforma, prima ancora che un processo abbia inizio, in scriminante “oggettiva” ignota al codice penale. Con un esito a ben vedere paradossale, se portato alle estreme conseguenze. Invocando genericamente il principio della separazione dei poteri e della «insindacabilità» di una scelta politica da parte della giurisdizione, il procuratore di Catania nega infatti la ragion d’essere stessa di una legge che disciplina un procedimento di accusa nei confronti di esponenti del governo accusati di un reato commesso in ragione e per fini politici.

Infatti, intanto esiste una procedura speciale per i reati ministeriali, in quanto è data la possibilità che un membro del governo o un presidente del Consiglio, nel suo agire politico, commetta un reato che ritiene giustificato dalla “ragione di Stato”. Zuccaro consegna insomma l’agire politico all’agognata condizione del legibus solutus, allo stato di eccezione rispetto al principio di uguaglianza di fronte alla legge.

nave diciotti pettorino

Adesso dovrà essere il Senato a votare sull’autorizzazione a procedere nei confronti di Matteo Salvini. Sarà divertente vedere cosa voterà il M5S.

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Cosa rischia Salvini per l’indagine sulla Diciotti

Matteo Salvini è indagato insieme al suo capo di gabinetto Matteo Piantedosi per i reati di sequestro di persona, abuso d’ufficio e arresto illegale. Il fascicolo verrà portato al tribunale dei ministri, ovvero la sezione del tribunale ordinario competente per i reati commessi dal premier e dai ministri, anche a carica cessata. Nel momento in cui emergono possibili  responsabilità, il procuratore, senza compiere nessun tipo di indagine, entro 15 giorni deve trasmettere gli atti e darne immediata comunicazione ai soggetti interessati. Entro 90 giorni, il tribunale può decidere l’archiviazione – non è impugnabile – o la trasmissione degli atti al pm, che dovrà chiedere l’autorizzazione a procedere al Senato. I reati ipotizzati contro il leader della Lega sono strettamente connessi alla sua attività politica e alla scelta di non far scendere i migranti dalla nave Diciotti. Dunque anche per il codice etico dei grillini, com’è accaduto per la sindaca Raggi, Salvini non deve finire sul patibolo. «In più», sostengono nell’entourage di Di Maio «il problema si porrebbe solo in caso di condanna in primo grado». D’altro canto lo stesso viceministro si è precipitato oggi a difendere Salvini, con argomenti risibili:

La svolta nell’inchiesta del procuratore Patronaggio e dell’aggiunto Salvatore Vella è arrivata dopo un’ispezione effettuata nei giorni scorsi a bordo della Diciotti – con l’audizione del comandante e dei membri dell’equipaggio il magistrato è volato a Roma dove ha sentito due funzionari del Viminale: Gerarda Pantalone e Bruno Corda, rispettivamente capo e vice del dipartimento per le Libertà Civili e l’immigrazione, che ha ricevuto dalla Guardia costiera la richiesta fatta dalla Diciotti di avere indicazioni sul porto da raggiungere. Sono stati ascoltati anche i funzionari che hanno smistato l’ordine di vietare lo sbarco dopo l’attracco a Catania, personale del ministero dei Trasporti e ufficiali della Guardia costiera. Tutti hanno detto di essersi attenuti alle indicazioni dei superiori. L’autorizzazione nonostante quattro richieste non è arrivata per 9 giorni. Salvini era fuori Roma, ma avrebbe impartito direttive via social e via telefono. Sarebbe stato il suo capo di gabinetto, Matteo Piantedosi, a trovare l’escamotage per tenere sotto sequestro i migranti, secondo l’ipotesi della procura. L’attracco a Catania, autorizzato dal ministro alle Infrastrutture, è stato formalmente inquadrato come «scalo tecnico», che non prevedeva lo sbarco. Al centro dell’inchiesta il protocollo operativo del 2015 elaborato dal Comando generale delle Capitanerie di porto, in cui viene indicato il ruolo del Viminale nella comunicazione del Place of Safety. Un protocollo che, per l’accusa, sarebbe stato forzato. Il fatto che la normativa internazionale non indichi un termine entro cui comunicare il porto sicuro, ma preveda solo che l’indicazione venga data con rapidità, sarebbe stato sfruttato per consentire la situazione di stallo.

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