Politica

Il fantastico show di Virginia Raggi a Piazza Pulita

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In attesa della nascita del governo del cambiamento guidato dall’avvocato del popolo Giuseppe Conte giornalisti e curiosi sono tornati ad osservare il caso di Roma. La Capitale non è l’unica città amministrata dai 5 Stelle ma è senza dubbio la più importante (non ce ne voglia Torino) e la più complessa da governare. In piccolo Roma costituisce quindi un interessante banco di prova per vedere un governo del cambiamento all’opera. Proprio Virginia Raggi dopo essere stata eletta aveva annunciato che il vento stava cambiando.

Dal vento sta cambiando della Raggi al governo del cambiamento di Conte

A due anni dalla sua elezione però i romani stentano a vedere i risultati della brezza a 5 Stelle che ha iniziato a soffiare sulla città. C’è chi vorrebbe trarne la conclusione che i pentastellati non sono quindi in grado di governare, altri prevedono addirittura che il Consiglio dei Ministri subirà tanti rimpasti quanti quelli del continuo valzer di assessori della Raggi. A Piazza Pulita ieri la sindaca è intervenuta invece per difendere il suo operato. La prima cosa che è saltata agli occhi è che la prima cittadina della Capitale ha deciso di abbandonare la ridicola retorica delle centinaia e centinaia di successi della sua amministrazione. Successi – sempre in costante aumento – che venivano sbandierati di continuo ai raduni pentastellati.

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Ieri la Raggi ha tenuto un profilo più basso, dicendosi felice per la nomina di Conte (del quale ha rivelato essere stata alunna) perché non solo ora ci sarà un premier che farà gli interessi dei cittadini invece che delle banche ma finalmente il sindaco di Roma otterrà più poteri e un’interlocuzione diretta con il Governo. La stessa che per la verità non era mancata nemmeno con l’esecutivo uscente, se non fosse che la Raggi e i suoi assessori spesso hanno rifiutato di sedersi al tavolo. «Per non litigare» ha spiegato la sindaca ieri sera da Formigli facendo capire che alla fin fine un 5 Stelle riesce a parlare solo con un 5 Stelle. E dal momento che nei governi europei di 5 Stelle non ce ne sono sarà interessante vedere cosa succederà.

Virginia Raggi e il superamento dei Campi Rom

La Raggi ci crede al governo del cambiamento ed è convinta che le cose non potranno andare peggio di così perché – ad esempio – «veniamo da un paese in cui i condoni fiscali sono stati all’ordine del giorno». Un’affermazione assai curiosa visto che a pagina 21 del contratto di governo si parla della necessità di instaurare la “pace fiscale”. Un’espressione che in campagna elettorale Salvini ha utilizzato per alludere a forme di condono.

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Un altro aspetto interessante del contratto, che riguarda direttamente Roma, è la proposta di «chiusura di tutti i campi nomadi irregolari» con la proposta di intervenire «per il pieno superamento dei campi Rom». Proprio nella Capitale un anno fa Beppe Grillo e la Raggi avevano annunciato in pompa magna l’avvio del piano di superamento dei campi senza toccare i soldi dei romani visto che sarebbero stati utilizzati i fondi del bando PON Metro reperiti da Marino (ma questo la sindaca dimentica sempre di dirlo). Ieri la Raggi ci ha tenuto a specificare che il Comune non ha mai annunciato la chiusura dei campi bensì il loro superamento. Peccato che proprio un anno fa  la sindaca abbia annunciato la chiusura dei campi de La Barbuta e de La Monachina. A questi due campi – regolari – si è aggiunto poi in corso d’opera il campo sito in via tenuta Piccirilli noto come “Camping River”.

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Ad oggi nessuno dei tre campi è stato chiuso o superato. Il Camping River è diventato un campo abusivo, senza servizi e tutti gli “interventi” promessi per risolvere l’emergenza abitativa (tra cui il finanziamento per l’acquisto di moduli abitativi da posizionare in altri campi) sono stati un clamoroso insuccesso. Non è un caso infatti che ieri la sindaca abbia preferito parlare dei bandi per il superamento dei campi de La Barbuta e de La Monachina. Solo il primo bando però è stato aggiudicato all’unico partecipante alla gara (la Croce Rossa Italiana). Per La Monachina invece non sono pervenute offerte. Il Comune ha quindi avviato una procedura negoziata (la terza, perché le altre sono andate deserte) che si sarebbe dovuta concludere il 19 aprile scorso. Da allora però non c’è stata più alcuna comunicazione sulla procedura. Nel frattempo per cercare di uscire dall’impasse la sindaca ha pensato di proporre il “rimpatrio assistito” dei Rom e Sinti non italiani. Il motivo lo ha spiegato proprio la sindaca ieri sera: «Noi non abbiamo annunciato la chiusura, abbiamo detto che avremo intrapreso un percorso di superamento. Il superamento è diverso dalla chiusura, perché la chiusura è io chiudo domani e tutte le quattro-cinquemila persone che ci sono vanno in giro per la città». Per la cronaca il campo della Barbuta dovrebbe essere chiuso (non superato) a fine 2020. La Raggi poi ricorda che fino ad oggi i campi Rom della Capitale sono costati 25-30 milioni di euro. Già che c’è dovrebbe chiedere all’alleato di governo leghista chi aveva stanziato i soldi.

Virginia Raggi e gli autobus che vanno a fuoco

Altro punto dolente: il trasporto pubblico. I guai di Atac vengono da lontano e al solito la prima difesa della Raggi è che quelli che sono venuti prima hanno fatto disastri. Il che è senza dubbio vero. Ma non basta. Un po’ perché già dal loro arrivo al potere i 5 Stelle hanno fatto capire – come denunciato dall’ex DG Rettighieri – che le cose non sarebbero cambiate più di tanto. Un po’ anche perché dopo due anni di governo non si può continuare a dare la colpa alle precedenti amministrazioni, soprattutto quando ci si è fatti eleggere promettendo mari e monti. Ad esempio quel miliardo di euro che prima Daniele Frongia e poi Luigi Di Maio avevano detto di aver trovato e che sarebbe stato destinato anche al settore trasporti. Soldi che non sono mai arrivati.

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La Raggi dice che le cose non si cambiano dall’oggi al domani ma che c’è un miglioramento. Eppure oggi, 25 maggio, la situazione del trasporto pubblico era la solita. Quella fotografata da Mercurio Psi tramite l’analisi degli open data: servizio autobus al 75% e servizio tram al 70%. I motivi per cui gli autobus non prendono servizio sono molti ma il principale indiziato è la mancanza di manutenzione. La Raggi ribadisce che la Giunta ha trovato 167 milioni di euro con i quali saranno acquistati 600 nuovi bus, ma non dice che l’acquisto sarà in tre anni. E lasciamo perdere che da quando la Raggi e l’assessora Meleo sono al governo ogni mese ci sono “autobus nuovi in arrivo”. Spiega che i 5 Stelle hanno rimesso in funzione 45 filobus ma non dice che non tutti hanno preso servizio. Il motivo? Erano rotti e non c’erano i pezzi per ripararli. Ancora: la Raggi dice: «Abbiamo sbloccato commessa da 150 autobus» ma non dice che i fondi furono stanziati da Ignazio Marino. Per concludere la sindaca ha spiegato a Formigli che grazie al M5S i suoi figli quando saranno grandi avranno “meno debito pubblico”. Non dice però che il Concordato di Atac varato dalla Giunta prevede che il Comune rinunci ad esigere i 500 milioni di euro che avanza dall’azienda. Un debito che verrà congelato fino al 2035 e che di fatto continuerà a pesare sui romani. E non solo: il nuovo concordato costringerà il comune a contrarre (ovvero tagliare) la spesa, vale a dire ad avere meno soldi per i servizi ai cittadini. Ma la Raggi è fiduciosa, stanno facendo le gare (non si sa quali) e «L’ha detto anche Cantone che con le gare stiamo andando bene». Peccato che l’ANAC abbia bocciato il bando per Roma Multiservizi.

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