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La Raggi addormentata nel bosco e la sveglia dell’arresto di De Vito

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«Questa notizia mi ha assolutamente colto di sorpresa, non me l’aspettavo e sono su tutte le furie», Virginia Raggi a Porta a Porta non nasconde di aver avuto un rapporto complicato con Marcello De Vito, il presidente dell’Assemblea Capitolina arrestato ieri con l’accusa di corruzione e traffico di influenze. Ma così come il Capo Politico del M5S, che lo ha espulso dal partito, la sindaca della Capitale ci tiene a far sapere a tutti che gli anticorpi del MoVimento funzionano: «Vedere che poi qualcuno che in teoria dovrebbe giocare in squadra con te gioca con l’avversario, beh, fa male e fa rabbia».

La sindaca che cade dalle nuvole

Qualcuno potrebbe chiedersi come sia possibile che tutto succeda sotto gli occhi della Raggi e del MoVimento 5 Stelle. Perché la sindaca spiega che da quando loro sono al Campidoglio «Non può dire che le cose non sono cambiate: se c’è qualcuno che sbaglia paga». Ma a far “pagare” gli errori è il potere giudiziario, che nel nostro ordinamento è ben distinto da quello rappresentato dalla sindaca di Roma. De Vito è stato espulso dal MoVimento? Vero, ma è stato fatto dopo che si erano mossi i magistrati e non mentre De Vito era impegnato a tessere la tela di quello che secondo i magistrati era un sodalizio criminale con il costruttore Luca Parnasi.

L’espulsione di De Vito «dimostra che il MoVimento 5 Stelle ha gli anticorpi», ripete la Raggi. Ma gli anticorpi sono in grado di identificare autonomamente un’infezione. Se gli anticorpi entrano in azione quando ormai un arto è in cancrena c’è qualcosa che non va. Raggi e Di Maio parlerebbero di anticorpi se i magistrati non avessero scoperto il piano di Parnasi per aggirare la delibera Berdini sulle cubature per il nuovo Stadio della Roma? E che dire invece di quando la Raggi esprimeva la sua soddisfazione per la riqualificazione degli ex Mercati Generali, affidata al gruppo Toti i cui vertici risultano coinvolti nel’indagine Congiunzione Astrale?

È tutta colpa del “potere” che si respira a Roma

Impossibile poi non notare – come rileva Bruno Vespa – che «c’è qualcosa che non funziona in Campidoglio? Marra nel 2016, l’avvocato Lanzalone…». Il nome di Lanzalone ricorre spesso nelle carte dell’ordinanza di custodia cautelare. Un altro caso di “anticorpi” del MoVimento 5 Stelle? Eppure nel caso di Lanzalone, chiamato a Roma da Virginia Raggi su suggerimento dei ministri Alfonso Bonafede e Riccardo Fraccaro e diventato presidente di ACEA, abbiamo assistito ad un rapido scaricabarile da parte dei vertici pentastellati che ha lasciato il cerino acceso proprio in mano alla sindaca.

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Come uscire da questa situazione? Va da sé che De Vito da solo – e in qualità di presidente del consiglio comunale – non aveva il potere di cambiare il corso degli iter amministrativi e delle delibere e dalle carte dell’inchiesta emerge come stesse lavorando sulla maggioranza per cercare gli appoggi necessari per farlo. La Raggi spiega che «Roma Capitale è un posto dove il potere si respira»: insomma è il potere ad infettare anche gli uomini migliori. E rivendica i successi della sua amministrazione contro la criminalità come l’aver sgominato i Casamonica. Cosa che fino a prova contraria è di nuovo merito della magistratura. Ma possibile che non si sia accorta di nulla? A quanto pare sì. Ad esempio nell’ordinanza del GIP si legge che l’ex assessore all’Urbanistica Paolo Berdini venne sentito dalla procura acquisire informazioni utili alle indagini riguardo “l’evento urbanistico” ovvero il processo di autorizzazione per il nuovo Stadio a Tor Di Valle il 27 febbraio scorso. Il 20 febbraio così la Raggi commentava l’annuncio di Berdini che aveva annunciato che sarebbe andato in Procura se fosse stato il via libera allo Stadio: «Berdini vuole andare in procura? Domani ci sarà il consiglio straordinario sullo stadio, è bizzarro perché è stato proprio lui a dare il via a questa procedura convocando la conferenza dei servizi».

Quando la Raggi spiegava a Marino che cos’era l’onestà

Ma se il potere corrompe e i politici si fanno corrompere anche se sono del M5S allora a Roma non è cambiato nulla? chiede Vespa. La Raggi non è d’accordo e spiega che la sua Giunta sta lavorando duramente e sodo per fare le cose per bene e a norma di legge. Anche se questo richiede tempo. Insomma è colpa della legge se il M5S non è riuscito a lanciare la gara d’appalto per il servizio rimozioni, oppure se i bandi per il monitoraggio degli alberi (quelli che cadono) sono stati rifatti più volte perché non erano a norma. E ovviamente è anche colpa dei giornali: «avere la stampa che ti dice costantemente non ce la fai, non ce la fai, non ce la fai e invece tu riesci alla fine ad erogare quel servizio con i crismi di legge. Beh insomma noi ce la stiamo facendo. Ci siamo messi come muro per un certo tipo di intreccio tra politica e affari».

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Chissà a quale servizio erogato con tutti i crismi sta pensando la sindaca. Di sicuro non quello di raccolta dei rifiuti, che ai romani costa sempre di più con risultati sempre peggiori (ma tranquilli, è tutta colpa della Regione o dei governi precedenti). Anche il muro no è che funzioni poi benissimo se prima Lanzalone e poi De Vito sono stati usati da alcuni imprenditori per interessi privatistici. Eppure per la Raggi le cose vanno diversamente «Sono ripartiti gli appalti, stiamo riportando gli autobus a Roma: sono arrivati i primi trenta bus a noleggio, ne stanno arrivando settanta». Sono i famosi bus usati, vecchi di 8 anni, che stanno arrivando da Israele. A noleggio, precisa la sindaca, senza però ricordare che aveva promesso di comprarne 600 nuovi. E rimane una domanda da fare alla Sindaca: perché gli anticorpi del M5S non sono qui ad urlare “Raggi dimettiti” come successe per Ignazio Marino? Questa è proprio l’occasione adatta per tirare fuori un vecchio post della Raggi. Nel 2015 commentando la sostituzione dei consiglieri arrestati nell’ambito di Mafia Capitale la consigliera Raggi scriveva «queste sostituzioni solo solo una foglia di fico. l’#onestà è ben altra cosa..». C’è tanta differenza con l’espulsione di un eletto dopo il suo arresto?

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