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Il bando rimozioni a Roma è ormai una barzelletta della Giunta Raggi

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L’Eterno Ritorno dell’Uguale è una teoria filosofica di Friedrich Nietzsche i cui effetti sono perfettamente apprezzabili in Campidoglio, dove il bando rimozioni annunciato dalla Giunta Raggi è stato rinviato a data da destinarsi. Non si tratta infatti di una novità. Prima per altre quattro volte era stato annullato in autotutela dal Comune a causa degli incredibili errori commessi nella redazione del testo e dei ricorsi.

Il bando rimozioni a Roma è ormai una barzelletta della Giunta Raggi

«Rinviata a data da destinarsi», si legge nell’avviso comparso ieri sul sito del Comune che oggi racconta Il Messaggero. Tutta colpa di un ricorso che blocca, per l’ennesima volta, la procedura per selezionare chi dovrà smantellare la giungla di parcheggi selvaggi. Solo un mese fa c’era stata la pubblicazione dell’appalto da circa 3,6 milioni di euro e per 28 mesi.

La particolarità della gara consisteva nella tipologia del servizio mediante una piattaforma web che doveva aggregare gli operatori della rimozione e «attraverso un rapporto contrattuale tra l’affidatario (gestore della stessa piattaforma) e partner commerciali (utenti operatori) offrisse un’attività per il cliente Roma Capitale che garantisse la rimozione e la custodia dei veicoli».

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«Ci risiamo. Da tre anni Roma è senza servizio di rimozione autoveicoli. La giunta capitolina dopo ripetute promesse di gara in due anni e mezzo di governo, nell’ultimo mese è riuscita a centrare ben due stop dal Tar. Tre anni di blocco del servizio hanno prodotto più soste in doppia fila e il ritorno in grande stile del fastidioso fenomeno dei parcheggiatori abusivi», protesta la consigliera del Pd capitolino Ilaria Piccolo.

Scindere l’atomo? Sono buoni tutti. Prova a fare un bando rimozioni!

La vicenda dei bandi per la rimozione delle automobili è una delle più appassionanti tra quelle che coinvolgono la Giunta Raggi e il M5S Roma al governo della città. L’ultimo annullamento è arrivato, quatto quatto, verso la fine dello scorso agosto: come da tradizione non è stato accompagnato nemmeno da una parola di circostanza da parte del presidente della Commissione Trasporti Enrico Stefàno e dall’assessora all’Immobilità Linda Meleo, i quali però hanno però in compenso annunciato ogni volta l’apertura di un nuovo bando (perché la vittoria ha molti padri, la sconfitta è spesso orfana). Eppure la motivazione per fornire qualche spiegazione ai cittadini sul motivo dell’annullamento c’era:

Il nuovo servizio non prevedeva le ganasce. Una dimenticanza, certo. A cui si è aggiunto anche un calcolo errato nella sezione ” costi fissi”. I responsabili avevano prima specificato che le ” aree da destinare alle richieste della polizia Locale sono 3 e devono garantire la capacità di parcamento mezzi”. Ovvero ricoveri adeguati per le auto e il successivo ritiro.

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Poi, però, nel paragrafo successivo, per la stima dell’orario annuale del servizio, del servizio custodia e di gestione le aree erano diventate 4. Con il risultato di falsare il conteggio della previsione di spesa. Tecnici e legali hanno avuto tre mesi per rimediare. Ma non è successo nulla se a una manciata di giorni dall’affidamento è arrivata la determina dirigenziale del Dipartimento per la razionalizzazione della spesa che ha disposto ” l’annullamento in autotutela”.

Per far fronte alle urgenze il Campidoglio dovrà continuare ad avvalersi dei quaranta carro attrezzi dei sei depositi giudiziari. Un numero insufficiente a gestire una città come Roma, impegnati oltretutto per svariate esigenze e non solo per la rimozione forzata da infrazione stradale. Intanto il Comune di Roma continua a favorire la sosta selvaggia in città.

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