Economia

Ecco a voi il piano per la TAV a 5 Stelle

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Dietro i virgolettati di Alberto Perino c’è un piano per la TAV a 5 Stelle. Ieri il leader No TAV ha fatto sapere di non essere felice della gestione della questione dell’Alta Velocità da parte del MoVimento 5 Stelle criticando l’immobilismo grillino: «I Si Tav lanciano gli appalti, i 5 Stelle continuano a fare sterili proclami. Avrebbero tante cartucce da sparare ma per non disturbare il manovratore queste cose non vengono fatte».

Ecco a voi la TAV a 5 Stelle

Ma un progetto del MoVimento 5 Stelle per la TAV invece c’è. Ma forse non piacerà molto agli attivisti No TAV perché non prevede uno stop ai lavori. Prevede invece modifiche al tracciato sul lato italiano, risparmi per 1 miliardo e cambio del commissario di governo. Resta però la galleria di 57 chilometri. Annalisa Cuzzocrea e Paolo Griseri lo spiegano oggi su Repubblica:

Il compromesso che si fa strada è quello di abbattere ulteriormente i costi dell’opera di un miliardo. Una parte minima verrebbe risparmiata abolendo la stazione internazionale di Susa, per la quale è già stato vinto un bando internazionale di architettura. Molti denari sarebbero invece risparmiati sulla tratta nazionale tra Torino e Susa abolendo la contrastata galleria sotto la collina morenica di Avigliana (peraltro gemella di una galleria stradale realizzata senza opposizione negli anni scorsi).

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TAV: il progetto (La Repubblica, 14 agosto 2018)

Il problema sarebbe che in questo modo arriverebbero al centro logistico di Orbassano 250 treni al giorno e non 320 perché la ferrovia dovrebbe girare ai piedi della collina, come fa oggi, e non passare sotto. Ma non sembrerebbe un grave problema perché si tratta di opere che entrerebbero in funzione solo alla fine del prossimo decennio.

In cambio di queste modifiche i 5 stelle dovrebbero accettare l’inevitabile: che si concludano i lavori, ormai avviati da tempo sul lato francese, per la realizzazione del tunnel di base. Esito inevitabile questo perché per bloccare quei cantieri sarebbe necessaria una legge votata dal Parlamento e il presidente della Repubblica dovrebbe scrivere al collega francese una lettera in cui smentisce l’impegno preso nero su bianco a suo tempo da Napolitano con Hollande.

Senza considerare lo spreco di risorse: sarebbe come interrompere i lavori di un viadotto a metà di una campata. Lo scambio sarebbe dunque dettato dalla realpolitik e molti 5 stelle sembrano ormai disposti a percorrere questa strada. Suscitando l’ira dei No Tav che ancora oggi si comportano come se la galleria non fosse già stata in parte scavata.

Un compromesso storico sulla Val di Susa

Questa, in sintonia con i programmi firmati insieme alla Lega, potrebbe essere la soluzione migliore, nell’ottica grilloleghista, all’Alta Velocità Torino-Lione: l’opera non viene cancellata, il tunnel viene realizzato, la stazione in Val di Susa no. Come pronosticavamo, una soluzione in stile Stadio della Roma a Tor di Valle in luogo delle promesse elettorali irrealizzabili. E che sarà difficile da far digerire ai grillini piemontesi, che oggi sono sul piede di guerra dopo che le Olimpiadi a Torino hanno scoperto un nervo assai sensibile. Il senatore Alberto Airolala legge sulle unioni civili era incostituzionale, quello che scoprì dopo averci lavorato un annetto che , prova a spiegare la posizione grillina a La Stampa:

«È già caduto il CdA delle Ferrovie dello Stato ed è evidente che sia stato un passo importante verso il cambiamento, anche per la Torino-Lione. Presumo poi che a breve sia destinato a cadere Paolo Foietta (commissario straordinario del governo per la Tav, ndr), anche se non è semplice rimuoverlo. Ribadisco il nostro pieno impegno».

In che modo si tradurrà questo impegno nei rapporti con i No Tav?
«Siamo in costante contatto con i loro tecnici ed esperti che indirizzano Toninelli e i parlamentari M5S sugli atti utili a fermare l’opera».

Poi però ci sono gli alleati di governo della Lega. Come si supera la loro posizione a favore dell’alta velocità in Val di Susa?
«I leghisti a livello pratico non fanno nulla per portare avanti la Tav. A livello mediatico, invece, sparano a zero. La verità è che non gliene importa nulla. All’inizio erano anche loro No Tav, perché erano dalla parte del popolo, poi sono cambiati».

C’è maretta a 5 Stelle

Ma anche dalle parti del M5S piemontese, dove del piano di riduzione nessuno sembra sapere nulla, non c’è entusiasmo. Davide Bono, che ha costruito la sua leadership regionale proprio sulle battaglie contro la TAV, parla con La Stampa: «I No Tav vogliono, giustamente, risposte immediate ma c’è un contratto di governo da rispettare – premette Davide Bono, capogruppo in Regione -. A livello nazionale si sta facendo l’analisi costi-benefici e da Roma ci hanno assicurato che entro fine mese ci saranno novità». Insomma, «una polemica ferragostana». Anche così, «servono atti formali: le opere non si bloccano scrivendo sui social. Ma i proclami, come i post, servono per spiegare alle persone il lavoro che si sta portando avanti».

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Le infrastrutture contestate dal M5S (Corriere della Sera, 25 luglio 2018)

Mentre Francesca Frediani, che nei giorni scorsi aveva ribadito al ministro Toninelli di essere No Tav e non “Meglio-Tav”, con riferimento ai propositi di rivedere integralmente l’opera, tiene il punto: «Il richiamo di Perino è corretto e deve essere letto come un appello mosso da chi ci ha dato fiducia. Io, però, non parlerei di rottura tra il Movimento No Tav e il M5S. L’analisi costi benefici fa parte del contratto ed è corretto portarla avanti fino all’esito, rispetto al quale non ho dubbi. Certo serve un atto formale: ad esempio, la rimozione di Virano». Ovvero Mario Virano, dg di Telt ed ex direttore dell’Osservatorio Torino-Lione. Una testa che deve rotolare a breve per far digerire con il sangue il cambio del progetto dell’opera.

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