Economia

Contratto Lega-M5S, il MoVimento diventa Nì-TAV

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La TAV irrompe nel contratto Lega-M5S. Nelle prime versioni circolate l’Alta Velocità veniva considerata da fermare senza se e senza ma. Nell’ultima versione cambia tutto. Sulla nuova linea ferroviaria ad Alta Velocità, 57,5 chilometri di galleria tra Italia e Francia, dopo il monito dell’Unione Europea a rispettare gli impegni presi, e il rischio di pagare una penale fino a 2 miliardi di euro, l’iniziale chiusura sembra meno netta. Tanto che in serata la nuova versione dell’accordo circolata non parla più di sospendere i lavori, ma di “ridiscutere integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia”.

Il NÌ-TAV nel contratto Lega-M5S

E così il NO diventa un NÌ, con buone probabilità che quando si passerà ai fatti il nì diventi un sì, come è successo per lo Stadio della Roma a Tor di Valle e per le Olimpiadi a Torino. Con buona pace di Laura Castelli, che come tutto il M5S piemontese sul No-TAV ha costruito una carriera politica e che adesso su Facebook è costretta a giustificarsi così:

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La correzione dell’accordo è in controtendenza rispetto alle prime aspettative dei 5 Stelle a Torino e in Piemonte, già galvanizzati dall’impegno a stoppare i lavori esecutivi. «Il Partito trasversale delle grandi opere trema all’ipotesi di sospendere i lavori e ridiscutere il progetto Tav», esultava in prima battuta Francesca Frediani, capogruppo del M5S in Consiglio regionale. Quanto agli esponenti della Lega, in serata tiravano un mezzo respiro di sollievo. “Se si decide unilateralmente di sospendere il progetto, di chiudere il cantiere, ciò comporterebbe necessariamente la conseguenza che il Paese che si ritira rimborsi all’Europa e al suo partner francese le somme che hanno speso”, aveva detto ieri mattina all’ANSA Stephane Guggino, delegato generale del comitato della Transalpine, che promuove la linea ad alta velocità Lione-Torino. Tra costi già sostenuti e fondi europei da rimborsare si parla di circa 2 miliardi di euro, senza contare gli oneri per ripristinare le zone cantierizzate e gli eventuali contenziosi con le aziende coinvolte nei lavori.

Due miliardi di buone ragioni per cambiare idea

Nella penultima versione del «contratto», M5S e Lega si impegnavano a «sospendere i lavori esecutivi e a ridiscuterne integralmente il progetto» della Torino-Lione. Invece, nella bozza riveduta da Di Maio e da Salvini salta il blocco dei cantieri (e il pagamento delle penali): «Ci impegniamo a ridiscuterne integralmente il progetto nell’applicazione dell’accordo tra Italia e Francia», è infatti il compromesso partorito dai due leader che (per ora) permetterà il proseguimento dei lavori.

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La TAV e il contratto M5S-Lega (Il Sole 24 Ore, 18 maggio 2018)

Il Sole 24 Ore oggi ricorda che la realizzazione è attualmente in corso sulla base di quattro trattati stipulati con la Francia nel 1996, 2001, 2012 e 2015, integrato nel 2016. L’opera è lunga 65 chilometri di cui la parte principale è il tunnel di base del Moncenisio di 57,5 chilometri, di cui 45 in territorio francese e 12,5 in territorio italiano. Il 21 marzo scorso il CIPE ha dato il via libera definitivo alla variante che prevede la realizzazione dell’opera da Chiomonte invece che da Susa. A oggi sono stati realizzati il 14% dei 160 chilometri previsti in galleria. Entro il 2019 è previsto l’affidamento di appalti per 5,5 miliardi divisi in una ottantina di lotti.

Terzo Valico delle mie brame

Nessun problema invece per il Terzo Valico, che anche nella seconda bozza del contratto Lega-M5S circolata non c’è lo stop, anche se verrà effettuata anche per questa infrastruttura una valutazione costi-benefici. In ogni caso Giovanni Mondini di Confindustria Genova è già sul piede di guerra: «Per quanto riguarda il valico, parliamo di un’infrastruttura che è già stata interamente finanziata dal Cipe, per un totale di 6 miliardi, che fa parte del Piano strategico nazionale, ha 28 cantieri operativi aperti ed è a uno stato di avanzamento del 25%. Senza contare che, se qualcuno bloccasse l’opera, dovrebbe spiegare come pensa di risolvere il contenzioso miliardario che nascerà con le ditte degli appalti», dice al giornale di Confindustria.

terzo valico

Il quale con Giorgio Santilli si appella alla ragionevolezza della Lega:

In questo disegno infrastrutturale si riconosce a pieno il Nord produttivo se il disegno ricomprende i grandi assi di collegamento con l’Europa. Non può essere certo considerato sufficiente, invece, un piano infrastrutturale minimale che puntasse soltanto alle piste ciclabili e alle piccole opere regionali o urbane, come vorrebbero i Cinque stelle. Qui è il confine che la Lega non può ignorare e che rischia di rendere davvero inconciliabili, oggi e ancora di più domani, i programmi di Lega e M5S.

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