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La Svezia dichiara guerra al Tg2

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Nell’ottica di renovatio che sta portando avanti in Rai il presidente sovranista scelto dalla Lega Marcello Foa con l’aiuto decisivo del MoVimento 5 Stelle riveste un ruolo di primo piano il direttore del Tg2 Gennaro Sangiuliano. Portato in viale Mazzini da un nome che è sicura garanzia di qualità (Augusto Minzolini), l’ex iscritto al Fronte della Gioventù, da quando è diventato direttore del Tg2, ha collezionato un’importante serie di successi: ha dichiarato guerra alla Francia, se l’è presa con Fazio che non intervistava bene Macron ed è stato diffidato dall’Agcom per plurime e continuate violazioni della par condicio.

La Svezia dichiara guerra al Tg2

Oggi è il momento di superare un altro ostacolo nella resistibile ascesa dei sovranisti a viale Mazzini: l’ambasciata di Svezia in Italia ha inviato al telegiornale e pubblicato sulla sua pagina facebook una richiesta di rettifica piuttosto puntuta dopo un servizio andato in onda il 22 maggio scorso e firmato dall’inviata Manuela Moreno. Cosa racconta il servizio, pubblicato alla vigilia delle Europee affinché fischiassero le orecchie agli elettori prima del voto? In primo luogo che “un paese accogliente ha dovuto fare i conti con un’immigrazione incontrollata” (questa l’avete già sentita, vero?), “un modello che ha fallito ha specchio”, perché “alcune zone sono totalmente fuori controllo”, visto che ci sono “oltre sessanta quartieri come questo, detto Mogadiscio, dove vige la sharia“, c’è “una criminalità in forte crescita e il più alto numero di stupri d’Europa”.

Il servizio prosegue spiegando che la polizia “non fornisce dettagli e nazionalità di chi commette i crimini”. Segue dichiarazione in voce di David Thurfjell, professore di storia delle religioni alla Sodertorns University, il quale afferma che “al momento non esiste una legge che vieti di essere un foreign fighter” – e vabbeh – “non è illegale in Svezia essere membro di un’organizzazione terroristica” (LOL). Casualmente, quello che dice il servizio del Tg2 ricalca una serie di dichiarazioni di Trump sulla Svezia.

L’Ambasciata di Svezia dichiara guerra al Tg2

Insomma, un’interessante serie di colorite affermazioni che varrebbe la pena di factcheckare. E l’ambasciata di Svezia ieri ha deciso di farlo, segnalando che quella della sharìa è ovviamente una fregnaccia:

Per esempio nel servizio si parla di oltre 60 quartieri “totalmente fuori controllo”, dove la polizia non entra e dove vige la sharia, la legge islamica. Questa descrizione corrisponde a quelle che vengono comunemente definite “no go zones”. Non esistono “no go zones” in Svezia. Come nella maggior parte delle grandi città esistono aree socialmente vulnerabili dove, al contrario di ciò che si afferma nel servizio, è stata rafforzata la presenza della polizia negli ultimi anni. Queste aree sono una priorità assoluta per il governo svedese che ha stanziato considerevoli fondi per sovvenzionare progetti per favorire l’inserimento sociale in queste aree. Per esempio con attività rivolte ai bambini e ai giovani, investimenti nell’istruzione, maggiore sicurezza, aumento dell’occupazione. Desideriamo inoltre precisare che in Svezia viene applicata la legge svedese in tutto il paese e la legge è uguale per tutti. Non esistono aree dove viene applicata la legge della sharia.

E poi ricordando perché il numero di stupri in Svezia è così alto: si tratta di una questione statistica:

La statistica in questo caso dà un immagine errata della situazione. Il malinteso nasce da tre fattori principali. In Svezia ogni atto di violenza sessuale viene registrato come una denuncia a sé stante. Una denuncia può contenere un gran numero di stupri, come per esempio chi denuncia di essere stato violentato più volte dalla stessa persona.

Anche in questi casi la polizia deve registrare ogni atto di violenza come un singolo crimine. Un altro fattore che contribuisce al malinteso è la nuova legge sul consenso esplicito, entrata in vigore nel 2018 e che sancisce che il sesso se non è consensuale è illegale, quindi passibile di denuncia. Inoltre la definizione giuridica svedese di cosa è considerato stupro è più ampia che nella maggior parte degli altri paesi e le persone vengono incoraggiate a denunciare le violenze. Per questi motivi la frequenza delle denunce è molto alta e tante persone hanno il coraggio di denunciare le violenze, ritenendo lo stato intenzionato ad aiutarle e in grado di farlo.

Con il record di beccarsi una smentita persino dall’ambasciatore, il Tg2 supera i confini della fregnaccia toccati soltanto all’epoca del pentapartito, quando era appaltato al Partito Socialista. Il bello è che può peggiorare ancora. E molto.

EDIT: La replica del Tg2:

“La questione riproposta sui social dall’Ambasciata di Svezia era stata di fatto chiarita con un carteggio in cui avevamo esposto il nostro punto di vista”. Il Tg 2 (++ RPT TG2) replica così alla notizia di critiche da parte dell’ambasciata di Svezia per un servizio realizzato qualche giorno fa dall’inviata del telegiornale. E punto per punto risponde alle obiezioni fatte. Il servizio in questione, sottolineano dal Tg diretto da Gennaro Sangiuliano, “è stato realizzato da una delle più puntuali inviate del TG2 sul posto con interviste ad Imam, professori esperti di Islam e di terrorismo, il capo della Comunità ebraica, analisti geopolitici, rappresentanti di ogni parte politica, colleghi e gente comune. Abbiamo deciso di andare in Svezia all’indomani dell’accoltellamento di una donna ebrea moglie del presidente di una delle comunità ebraiche svedesi, per mano di un estremista poi accoltellato in Danimarca”. Non solo: “L’emergenza migrazione – fanno notare dal TG2- è stata confermata ed è cavallo di battaglia di tutte le forze in campo. Tanto che la politica è stata costretta a fare un’inversione di rotta, prolungando fino a novembre stretti controlli alle frontiere”. Che per alcune controversie venga utilizzata la Sharia, aggiungono, “ci è stato confermato e abbiamo le testimonianze da islamici che vivono in Svezia da oltre 10 anni e che la hanno utilizzata loro stessi. Non si può negare l’evidenza raccontata da testimoni oculari”. Quanto al temine “no go zones”, “proprio perchè controverso in Svezia, non è stato utilizzato ma, che esistano zone fisiche, dove la polizia non entra ci è stato confermato dagli abitanti dei quartieri, i primi ad essere preoccupati della situazione. Girando per queste zone non abbiamo mai incontrato la polizia”. Purtroppo, sottolineano, “non abbiamo avuto tempo di inserire alcune denunce raccolte che ci raccontano di un sistema “molto critico”, gestito dalle diverse etnie nei vari quartieri definiti vulnerabili”. Sul numero degli stupri, “avendo la Svezia fatto la scelta di raccogliere sotto un’unica voce tutte le sfumature di violenza nei confronti delle donne, non si può chiedere ad un giornalista di fare la differenza. Quello che raccontano i reporter sul campo non sempre coincide con quello che i paesi credono o fingono di credere di loro stessi”. E concludono: “Ci siamo lasciati con l’ambasciata con toni amichevoli ripromettendoci di lavorare insieme per raccontare la Svezia”.

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