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Il fallimento a sorpresa di Mercatone Uno

Shernon Holding aveva acquisito i 55 punti vendita meno di un anno. Nel maggio del 2018 il MoVimento 5 Stelle Sicilia aveva annunciato di aver chiesto l’apertura di un tavolo di crisi presso il MISE. Ma…

mercatone uno

Shernon Holding, la società che gestiva i punti vendita di Mercatone Uno, è stata dichiarata fallita. Lo ha fatto sapere la Filcams-Cgil di Reggio Emilia con una nota nella quale si racconta che i lavoratori sono venuti a conoscenza del fallimento via Facebook nella notte. “Non c’è stata nessuna comunicazione ufficiale da parte dell’azienda”, ha spiegato Luca Chierici, segretario della Filcams di Reggio Emilia. Shernon Holding aveva acquisito i 55 punti vendita meno di un anno fa e circa un mese fa aveva presentato domanda di ammissione al concordato preventivo.

Shernon Holding: il fallimento a sorpresa di Mercatone Uno

Sono oltre 1.800 i dipendenti in tutta Italia finiti in mezzo a una strada. Per il 30 maggio era stato convocato al ministero dello Sviluppo economico il tavolo di crisi su Shernon-Mercatone Uno. L’azienda aveva punti vendita tra gli altri a Bologna, Colle Val d’Elsa, Caltignaga, Trecate e Pombia (Novara), Gravellona Toce e Preglia di Crevoladossola (VCO), Reana (Udine) e Verdello (Bergamo). Oltre 500 le aziende fornitrici coinvolte dalla vicenda della Mercatone Uno, che vantano crediti non riscossi per circa 250 milioni di euro.

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Di fronte alla sentenza di fallimento, l’Associazione Fornitori Mercatone Uno rende noto di seguire attentamente “il percorso giuridico che si evolverà, soprattutto per capire le conseguenze tra questo fallimento e il procedimento di amministrazione straordinaria del Gruppo Mercatone, al fine di tutelare i crediti dei propri associati e i livelli occupazionali”. I fornitori, ha dichiarato William Beozzo, direttore dell’Associazione, “hanno sempre manifestato a tutti gli organi competenti le proprie perplessità sull’operazione con Shernon Holding. Sono stati persi altri 8 mesi e ulteriori risorse finanziarie. Ricordiamo che in gioco non ci sono solo i 1.860 dipendenti del Gruppo, a cui mandiamo tutta la nostra solidarietà, ma anche tutti i dipendenti delle nostre aziende, un indotto che coinvolge in Italia quasi 10.000 persone”

Mercatone Uno e la merce acquistata ma non ritirata

“C’è un problema serio anche con la clientela: molta gente si è presentata stamattina nei punti vendita per ritirare merce sulla quale aveva già versato degli acconti nei giorni scorsi per migliaia di euro”, racconta Luca Chierici, segretario della Filcams-Cgil di Reggio Emilia, in presidio con i lavoratori della Mercatone Uno nel punto vendita di Rubiera. “Le persone, trovando il negozio chiuso, in alcuni casi se la prendono con i dipendenti che ovviamente non hanno alcuna responsabilità”, spiega. Scene analoghe si stanno ripetendo anche negli altri punti vendita in giro per l’Italia, dal momento che fino a ieri l’attività di vendita era proseguita senza problemi. “Al momento non sappiamo se domani o lunedì saranno in grado di riaprire, abbiamo provato a contattare il curatore fallimentare, ma invano”, ha aggiunto Chierici.

L’utente Marco Gherardi, attivista grillino dell’Emilia Romagna, scrive su Facebook:

D’altra parte i primi criminali sono stati proprio i vecchi commissari, che si sono fidati di una società che fa capo ad una holding con sede a MALTA (noto paradiso fiscale). Ma anche i sindacati hanno le loro colpe dato che dovevano controllarne la solidità, che non c’è mai stata dato che dei 40-50 milioni di euro in un anno ne erano stati versato 1/5.

E il MISE? ahahahahahaha…. sapete cosa hanno detto alla riunione con i sindacati a Roma? Che la pratica era andata persa perchè avevano cambiato del personale. Loro che avrebbero dovuto CONTROLLARE.

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Nel 2015 Mercatone Uno era sull’orlo del fallimento e venne salvata proprio dall’Amministrazione straordinaria speciale. La stessa Shernon è stata costituita per acquisire la maggior parte dei punti vendita dall’Amministrazione straordinaria, operazione che ha consentito – si legge sul sito dell’Amministrazione straordinaria – “la salvaguardia occupazionale di 2.304 dipendenti pari a circa l’85% del totale degli occupati”.

Il M5S, il MISE e Mercatone Uno

E proprio nel maggio del 2018 il MoVimento 5 Stelle Sicilia aveva annunciato di aver chiesto l’apertura di un tavolo di crisi presso il MISE per discutere la chiusura dei punti vendita Mercatone Uno acquisiti da COSMO: «non possiamo non segnalare le preoccupazioni legate ai lavoratori che stando alle proposte da discutere ancora con le parti sindacali prevedono tagli pesanti al numero di occupati» aveva dichiarato il deputato dell’ARS Luciano Cantone. Poi dal M5S non è arrivato più nulla. Anche perché da inizio di giugno al MISE si è insediato Luigi Di Maio. E forse non era il caso di sollevare il problema.

mercatone uno fallimento m5s

La senatrice PD Teresa Teresa Bellanova aveva accusato Di Maio di perdere tempo prezioso. La CGIL se la prende con la proprietà e con il Ministero: «Questo imprenditore è stato scelto dal ministero: il suo piano industriale, le garanzie, e i partner sono stati vagliati e autorizzati dal ministero. Ci sta che il Governo, in quel dato momento, abbia valutato la proposta di Rigoni come la migliore, ma da quando abbiamo fatto l’accordo a giugno per la cessione del plesso aziendale sono passati nove mesi e in questi nove mesi un comitato di sorveglianza del ministero doveva vigilareperò non lo ha fatto» ha dichiarato all’agenzia DIRE Stefano Biosa, della Filcams-Cgil di Bologna. Eppure di avvisaglie ce n’erano state diverse. A febbraio c’era stato un incontro con Shernon in cui era stata prospettata una ricapitalizzazione; se ne sarebbe dovuto capire di più in un altro summit il 5 aprile. Un altro tavolo era fissato per il 2 aprile a Roma ma è slittato. Al MISE a quanto pare la cosa non ha destato sospetti. Anche perché – ricorda Biosa – «su questa azienda sono stati spesi milioni di euro di soldi pubblici in ammortizzatori sociali». Una ragione in più per vigilare, ma forse come dice la Bellanova il ministro era troppo impegnato ad andare in televisione.

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