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Quei bravi sovranisti di buon cuore che se ne fregano dei morti nel naufragio di Lampedusa

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Sono tredici i cadaveri recuperati a Lampedusa dopo l’ennesimo naufragio di migranti. Sono tutte donne per il momento le vittime di questa nuova tragedia dell’immigrazione. All’appello mancano ancora otto bambini, che per il momento vengono conteggiati tra i dispersi. Per Matteo Salvini quelle donne morte annegate sono «figli del buonismo, figli del c’è spazio per tutti, figli della riapertura dei porti». Ma sappiamo bene che anche il cattivismo, la politica dei porti chiusi e della criminalizzazione delle ONG ne ha parecchi di morti sulla coscienza.

Salvini chiede rispetto per gli agenti di Polizia ma non si fa scrupoli a strumentalizzare i migranti morti

Curiosamente Salvini non chiede silenzio o rispetto per quei morti (tra i dispersi c’è un bambino di otto mesi). Non chiede di tacere come ha fatto pochi istanti prima quando ha espresso tutto il suo cordoglio per i due agenti della Polizia di Stato uccisi in Questura a Trieste. Non dice che queste persone sono arrivate in prossimità delle coste di Lampedusa a bordo di uno dei tanti barchini che hanno continuato ad arrivare anche quando lui era al Viminale. Non fa nulla di tutto questo perché evidentemente ha il diritto di speculare sulle morti dei migranti mentre altri  non hanno il diritto di far notare che se una persona entra in Questura in stato d’arresto e se ne esce dopo aver freddato due poliziotti con le loro stesse armi d’ordinanza evidentemente c’è qualcosa che non va.

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Sui migranti morti invece non ci sono problemi. Si può dire tutto quello che si vuole perché non si sa chi siano, non ci sono i loro familiari a piangerli, non hanno colleghi che potrebbero votare per la Lega: sono carne da macello. Buona per spaventare gli italiani quando sono vivi.

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Ottima quando muoiono perché si può sempre dare la colpa al governo attuale. Ma che cosa ha cambiato il Conte bis rispetto a prima, a quando c’era Salvini? La risposta è: nulla. Perché i Decreti Sicurezza sono ancora in vigore. E nemmeno Salvini avrebbe fermato quel barchino: lui firmava divieti solo per l’ingresso delle imbarcazioni delle Ong.

Quei leghisti che danno la colpa al “governo assassino”

Eppure ci sono persone come il consigliere comunale Alessio Colzani (che già si occupò del caso di “Greta di Bibbiano”) che non perdono tempo a dare la colpa al governo assassino che subito dopo aver aperto i porti ha causato l’ennesima strage. L’errore qui è duplice: i porti sono sempre stati aperti, anche quando Salvini era ministro e i migranti hanno continuato a morire in mare. In proporzione ben maggiore rispetto al numero di partenze e di sbarchi. Ed in termini assoluti durante la “gestione Salvini” sono morti più migranti rispetto al periodo Minniti: 1.369 morti contro 1.168.

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E non è una gara a chi ne ha fatti morire di più. Dovrebbe essere invece una gara a chi ne salva di più. Purtroppo negli ultimi due anni tutti i governi si sono adoperati in maniera sistematica per allontanare i testimoni scomodi della strage che avviene nel Mediterraneo a poche miglia dalle coste italiane. Ma anche non volendo fare una colpa a Salvini dei morti nel Mediterraneo bisogna quantomeno ammettere che i migranti muoiono per venire in Italia: è un dato di fatto. Succedeva prima della Lega al governo ed è successo con la Lega al governo. Dire che è solo colpa dell’attuale esecutivo è dire una sciocchezza.

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Credits: Matteo Villa via Twitter.com

A livello percentuale durante il mandato di Salvini il rischio di morte in mare è triplicato, passando dal 2,05% al 6,04%. Questo significa che il Mediterraneo è diventato più pericoloso, anche quando c’erano i “porti chiusi”. Anzi: proprio per quello. Oggi Salvini racconta che quando c’era lui i morti sono stati pochissimi. Ed ha cura di distinguere i morti dai dispersi, come se chi risulta disperso in mare avesse qualche possibilità di essersi salvato. In realtà il risultato è lo stesso.

Dov’erano i sovranisti quando i migranti morivano mentre Salvini era al Viminale?

Rappresentano infine un caso particolare quelle decine di italiani che magari ier l’altro si indignavano per i tweet di Chef Rubio sui due agenti morti a Trieste e che oggi non perdono l’occasione di rifarsi. Lo fanno spiegandoci appunto che è tutta colpa dei “porti aperti” o delle Ong.

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Oppure in virtù dell’esperienza marinaresca dichiarano che un “barchino” non può certo portare 50 persone. Perché al massimo un “barchino” ne può caricare una o due. Naturalmente il termine barchino non è da intendersi in senso letterale, ma è vero che le imbarcazioni usate dagli scafisti risultano essere sempre sottodimensionate rispetto al “carico”, stipate all’inverosimile di uomini, donne e bambini e pericolosamente inadatte ad una traversata.

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Eppure quelle persone continuano a partire. Continuano a salpare dalla coste della Libia o della Tunisia ben sapendo quali rischi corrono. E lo fanno non certo perché hanno qualche misteriosa finalità o movente da portare a compimento una volta giunti in Italia. La ragione per cui continuano a partire è quasi sempre una sola: sopravvivere. Perché se davvero stessero così bene “a casa loro” per quale motivo dovrebbero rischiare di essere torturati, picchiati, violentati o morire annegati? E non mancano ovviamente quelli che scrivono che ne sono morti troppo pochi: le solite cose fatte a metà dai buonisti.

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Chissà dov’erano tutti questi bravi cittadini, così preoccupati per la morte dei migranti annegati questa notte quando Salvini era ministro. Molto probabilmente erano tra quelli che festeggiavano al grido di “uno di meno” oppure gridavano al complotto dei bambolotti dicendo che erano tutte notizie false ed inventate ad arte e si dilettavano nell’analizzare le unghie di una migrante salvata dall’annegamento per dimostrare che era tutta una montatura pubblicitaria. Certo, non tutti erano così. C’erano quelli che semplicemente si giravano da un’altra parte con un’alzatina di spalle. Curioso che oggi siano concordi nell’indicare il colpevole della strage.

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