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Le unghie di Josefa che fanno arrabbiare i sovranisti dell’Internet

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Dopo i cadaveri dei bambini annegati definiti “bambolotti” e utilizzati per l’ennesima messinscena a favore dell’invasione organizzata e del complottone di Soros ecco che le unghie di Josefa – la donna tratta in salvo dalla Open Arms – diventano la prova che rifugiati e migranti non scappano da nessuna guerra, persecuzione o dalla fame. Il motivo? Le unghie della donna sono perfettamente smaltate, anche dopo ore in mare, anche dopo aver attraversato il deserto.

Salvateci dai migranti con le unghie laccate di rosso!

In questi anni i sovranisti e i razzisti ci hanno spiegato che siccome quelli che arrivano sono “ragazzotti muscolosi” non scappano di certo dalla carestia. Siccome arrivano con lo smartphone non sono certo poveri. Siccome a fuggire sono soprattutto uomini (e non donne e bambini) allora da dove provengono non c’è la guerra. E se si scopre che laggiù c’è davvero la guerra allora non vanno chiamati profughi o rifugiati ma disertori che si rifiutano di difendere il proprio Paese. L’ultimo capitolo del delirio sovranista è l’analisi della manicure di Josefa.

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Qualcuno ha scoperto con orrore che le unghie della donna tratta in salvo il 17 luglio a circa 80 miglia dalle coste libiche sono smaltate di rosso (lo stesso colore delle magliette dei buonisti!). Come è possibile, si chiedono, che Josefa  durante il suo viaggio infernale o almeno questo è quello che raccontano le Ong) possa anche aver avuto il tempo di farsi le unghie?

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Altri notano come le mani non abbiano “l’aspetto spugnoso tipico di quelle mani che restano in acqua per ore”. Insomma, qualcosa non torna e quindi siamo di fronte all’ennesima dimostrazione che le Ong ci stanno nascondendo qualcosa.

No, Josefa non aveva una manicure impeccabile quando è stata salvata

A scanso di equivoci le unghie di Josefa sono davvero smaltate di rosso, non si tratta di un’elaborato trucco con Photoshop. Non si tratta però di uno smalto modernissimo e tecnologico messo prima del viaggio. Il problema è che lo smalto è stato applicato dopo il salvataggio. La donna infatti è rimasta quattro giorni a bordo della Open Arms.  Lunghi giorni di navigazione verso la Spagna durante i quali le mani hanno smesso di essere “spugnose” e durante i quali le volontarie a bordo hanno deciso di “farle la manicure”.

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Quando Josefa è stata soccorsa – e ci sono numerose foto del salvataggio – non aveva le unghie dipinte di rosso. Non che se le avesse avuto sarebbe cambiato qualcosa.

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Come spiega la giornalista di Internazionale Annalisa Camilli, che era a bordo della nave di Open Arms su cui è stata imbarcata Josefa, le unghie sono laccate perché lo smalto è stato messo dalle volontarie della Ong che hanno cercato così, con un espendiente, di “distrarla” cercando di farla tornare alla normalità e di farla parlare, per consentirle di lasciare alle spalle la tragica esperienza che aveva vissuto.

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Ma anche di fronte all’evidenza e ad una testimonianza diretta i nostri eroi non si arrendono. Non è così che si tranquillizza una persona, spiegano battendo in ritirata. Ed è vero. Non è così che si tranquillizza Josefa, ma da qualche parte bisognerà pur iniziare per poter avere un rapporto umano con i migranti. Di sicuro accusarli di ogni sorta di crimine e nefandezza non aiuta.

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