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Viktor Orbán: finalmente Salvini incontra qualcuno “finanziato da Soros”

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Oggi il ministro dell’Interno Matteo Salvini incontrerà a Milano il primo ministro dell’Ungheria Viktor Orbán. I due avranno molto di cui parlare. Magari Orbán chiederà all’Italia di entrare a far parte dei paesi del gruppo di Visegrad. Oppure Salvini chiederà all’Ungheria di iniziare a fare la sua parte in Europa e acconsentire alla redistribuzione dei richiedenti asilo sbarcati nel nostro Paese. Fino ad oggi infatti paesi come Ungheria, Slovacchia, Polonia e Repubblica Ceca non hanno tenuto fede agli impegni europei e non hanno accolto un solo richiedente asilo.

La guerra di Matteo Salvini a George Soros

Forse venti migranti della Diciotti andranno in Albania (forse, perché essendo un paese extra-UE è necessario il loro consenso). Lo ha fatto presente ieri il presidente dell’ASGI Lorenzo Turco che è stato subito attaccato da Salvini che lo ha accusato di essere pagato da Soros e che ha ribadito che i migranti non possono fare poi tanto gli schizzinosi, visto che scappano dalla guerra. Il governo del Cambiamento aveva promesso di cambiare anche la casa comune europea. Ma fino ad ora è riuscito solo ad “imporre” l’idea che i paesi membri della UE vengano redistribuiti dall’Italia su base volontaria.

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In tutto questo il grande amico magiaro del titolare del Viminale non si è certo fatto avanti per aiutare l’Italia. Orbán è diventato il modello dei sovranisti italiciè infatti da tempo impegnato in una battaglia contro l’invasione dei migranti e per questo che non essendo molto ferrati in geografia ritengono si possa circondare l’Italia con il filo spinato. O peggio: mettere in atto un blocco navale davanti alle coste della Libia. Idea pericolosa e che potrebbe essere anche vista dai libici come un atto ostile.

Quando Orbán si faceva finanziare da George Soros

Ma torniamo a Orbán. Salvini forse ignora che durante il suo percorso politico il primo ministro ungherese fu finanziato proprio dalla fondazione presieduta da Soros. Nel 1989 il finanziere George Soros (che è di origine ungherese) finanziò gli studi ad Oxford del leader di Fidesz, il partito ultranazionalista e anti immigrati al governo in Ungheria. Si potrebbe dire che senza l’appoggio di Soros il partito di Viktor Orbán non sarebbe mai nato. Dal 1984 al 2016 la Open Society ha investito 400 milioni di dollari in Ungheria. Non solo per promuovere progetti di integrazione ma anche per finanziare movimenti di opposizione al regime comunista. Quegli stessi movimenti che oggi costituiscono la spina dorsale del partito dell’amico di Salvini.

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E non è finita qui, perché nel 2010 Soros donò un milione di euro al governo ungherese (quando Orbán era già primo ministro) per le operazioni di bonifica successive all’incidente della fabbrica di alluminio di Ajka quando un’enorme massa di fanghi rossi inquinanti si riversò nelle campagne e nel fiume Torna. Per la cronaca in quel caso il primo ministro non si precipitò sul luogo del disastro ed è stato accusato anche di non aver voluto chiedere l’aiuto dei tecnici della UE. Da qualche tempo però in Ungheria Soros è diventato il nemico pubblico numero uno (e anche in Italia la situazione volge al peggio). C’è stata una proposta di referendum dichiaratamente anti-Soros e il governo ha emanato uno speciale pacchetto di provvedimenti volto a “fermare Soros” per impedire alle Ong di patrocinare i casi dei richiedenti asilo. Quello di oggi a Milano sarà un incontro politico e non istituzionale, quindi significa che Salvini non farà alcuna richiesta ufficiale all’Ungheria.

Foto copertina via Twitter.com

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