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Rosario Marcianò ha “scoperto” che nel crollo del Morandi non è morto nessuno

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Ad un mese dalla tragedia di Genova, nella quale sono morte 43 persone (tra cui alcuni bambini), i complottisti continuano a trovare prove che avevano ragione loro. Come già per altre stragi (non importa se dovute ad attentati terroristici o a tragiche fatalità) la spiegazione è sempre la stessa: è un inside job. Quando sai cosa vuoi trovare, ovvero la prova che l’evento sul quale stai indagato può essere spiegato ricorrendo all’intervento di poteri oscuri (ma non così tanto da non essere individuati) tutto quello che devi fare è andare alla ricerca di elementi che si prestano ad una lettura ambivalente. Oppure puoi direttamente inventare in modo totalmente arbitrario connessioni temporali, rapporti di causa ed effetto e tutto quello che ti serve per costruire una realtà alternativa che giustifichi  la tua teoria.

Il complotto del camion della Basko

Un noto geometra esperto di complotti che opera da Sanremo ha scoperto un messaggio “nascosto” in piena vista proprio sul ponte Morandi. È la foto che tutti hanno visto: quella del camion che si è fermato a pochi metri dal baratro. L’autista fortunatamente ha fatto in tempo a fermarsi mentre vedeva la carreggiata sprofondare al suolo dopo il cedimento della struttura del viadotto. Suo malgrado il camion, o meglio l’immagine del camion sul ponte spezzato, è diventato uno di quelle più famose della tragedia. E già alcuni complottisti avevano trovato in un murale sul porto di Nervi le prove che tutto faceva parte di un piano.

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Marcianò ha scoperto l’arcano: «il camion Basko è un simbolo. Giallo-Verde-Rosso = Lega-Cinquestelle-Stalinisti».  Tutto si spiega con la teoria del colori, il gialloverde ha un significato piuttosto ovvio. Ma il rosso? Per il famoso sciachimicaro «indica la natura squisitamente stalinista del nuovo esecutivo». Che significa “struttura stalinista”? Nulla, ma fa scena.

Le auto “lanciate” vuote giù dal ponte

Si dirà: sono le solite teorie complottiste senza capo né coda che non fanno male a nessuno. Ma non è così perché anche questa volta Marcianò ha scoperto che nel crollo del ponte Morandi non è morto nessuno. Era già successo in passato, quando Marcianò aveva sostenuto che agli attentati al Bataclan a Parigi e sulla Rambla a Barcellona  non fosse morto nessuno, e che tutte le “vittime” fossero dei crisis actor. Non che si tratti di un’idea originale, è semplicemente la spiegazione che i complottisti danno di ogni evento etichettato come inside jobs che coinvolga un certo numero di persone.

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Non è semplicemente un’idea strampalata, perché va ad impattare sulle vite dei famigliari delle vittime e dei sopravvissuti. Ad esempio: Marcianò ha scoperto (tramite il portale dell’Automobilista) che una delle macchine coinvolte nel disastro (non sappiamo se era sul viadotto o se si trovava parcheggiata in prossimità del pilone crollato) non era assicurata. Ora ci sono vari motivi per cui un’auto è priva di assicurazione. E il fatto che circoli senza assicurazione (ammesso e non concesso che circolasse) non significa che faccia parte di qualche oscura cospirazione. Anzi darebbe meno nell’occhio se fosse “in regola”.

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Ma per Marcianò ci sono solo due spiegazioni “sei napoletano” oppure “sai che devi farle fare una brutta fine”. Non c’è alcuna logica. Ma nel mondo complottista le cose vanno diversamente, anche le automobili fanno parte della cospirazione: «io sono sempre più convinto che quei mezzi sono stati lanciati e non sono caduti. Vuoti, ovviamente». Che bisogno c’era di lanciare le auto dal ponte se lo si è fatto crollare?

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Tutto fila: i poteri forti hanno lanciato delle auto giù dal cavalcavia (che ricordiamo è stato fatto saltare in aria) per poter lanciare un non si sa quale messaggio al governo “stalinista” e alla popolazione. Ma manca ancora qualcosa, manca l’ultimo affronto alla memoria delle vittime.

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Il nostro eroe non si fa pregare: «Molti profili di alcune delle vittime sono palesemente profili fasulli. Ai funerali alcuni astanti ridevano. Le bare erano solo una decina ed erano tutte con nomi di origine albanese, rumena etc. Nessun italiano». In poche parole secondo Rosario Marcianò nemmeno nel crollo del Ponte Morandi è morto nessuno. Anzi, le vittime non sono mai esistite perché i loro profili Facebook  sono palesemente fasulli. 

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