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Per i complottisti Valeria Solesin non è mai esistita

Chi è che crede ai complotti? Sono stati pubblicati diversi libri e condotti anche alcuni studi per cercare di capire chi sono le persone che credono alle cospirazioni globali. Il risultato è che tutti, anche le persone considerate intelligenti, possono credere all’esistenza di un complotto. Ma cosa cambia se a crederci è uno studioso con tanto di PhD? Cambierà la qualità e la finezza delle sue argomentazioni o alla fine la paranoia farà sì che tutte le argomentazioni tendano ad assomigliarsi? La strage di Parigi sembra essere un buon banco di prova per valutare le differenze tra complottisti “dotti” e quelli che invece vanno in giro con il cappellino di carta stagnola.
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Complottisti con il PhD

Michele Boldrin, economista e leader di Fermare il Declino ha intrattenuto ieri i suoi fan con una divertente barzelletta: «ci sono un un italiano, due francesi, un olandese, un argentino ed un russo. Tutti con PhD e con una certa esperienza del mondo e di policy». Naturalmente l’italiano in questione è proprio lui, Boldrin, e quella che ci racconta non è davvero una barzelletta ma una storia vera. Qualcuno tra i commensali solleva un dubbio riguardo gli attentati di Parigi di venerdì: e se dietro ci fosse la mano dei servizi segreti russi? È “ovvio” se ci pensate, perché è Putin quello che ci guadagna di più (e come?). Da questa storiella Boldrin ricava una conclusione sconcertante ancorché fondamentale: il complottismo non è esclusiva dei grullini.
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Naturalmente Boldrin non condivide questa teoria ma la trova sufficientemente ragionevole e logicamente fondata. Almeno per coloro che hanno studiato almeno un po’ il modus operandi dei servizi russi. Insomma quello del professore è un semplice divertissement, una storiella edificante con la quale intrattenere gli amici sorseggiando cognac tra un racconto d’avventura e l’altro. Boldrin non è un complottista ma sa ammettere quando un’ipotesi è ben costruita ed è coerente. Ma lo è proprio perché è coerente all’interno di una realtà inventata per l’occasione dove non c’è modo di dimostrarne l’incoerenza. È questa la trappola in cui cadono i complottisti. A posteriori infatti il coinvolgimento (più meno diretto) di Putin negli attentati di Parigi sarebbe in grado di spiegare il motivo per cui la Russia ha deciso di iniziare a bombardare l’ISIS (ma anche i ribelli anti-Assad) in Siria. Certo, non basta di per sé la presenza a Tartus, dell’unica base navale russa nel Mediterraneo o appunto il fatto che dall’inizio della guerra civile la Russia abbia sempre sostenuto e difeso Bashar Al Assad.
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Il livello della discussione è tale che ad un certo punto a Boldrin viene il dubbio (dubbi, dubbi, sempre dubbi) di essere stato frainteso ed è quindi costretto a spiegarsi. Il suo era un invito alla riflessione su un “ipotesi di lavoro” formulata a pranzo con i suoi colleghi. Ipotesi appunto, non “credenza” nel senso che nessuno si è alzato dal tavolo convinto che quell’ipotesi rispecchiasse la realtà dei fatti. Peccato che per tutto il giorno Boldrin abbia difeso quell’ipotesi non scientifica e che tutti i commentatori abbiano pensato che che si trattasse di una “credenza” e  non di un’ipotesi.

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Sono stato frainteso!1

Le ipotesi di Rosario Marcianò

Ma davvero i complottisti fanno differenza tra ipotesi e credenze? Prendiamo ad esempio Rosario Marcianò, uno che di false flag se ne intende e che viene presentato come “scienziato”. E che al tempo stesso crede fortissimamente a tutte le più strampalate teorie. Ecco quello che aveva da dire sugli attentati di Parigi.
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Anche qui, incredibilmente, entrano in gioco i servizi segreti che questa volta francesi perché la cornice concettuale è quella dell’inside job. Verrebbe quasi da dire: chiunque conosca il modus operandi dei servizi segreti sa che quest’ipotesi non è campata in aria. È semplicissima, ha un primo movens, ha un fine ed è coerente con le esperienze passate (cit.). Vogliamo andare avanti con ipotesi semplicissime? Eccone un’altra che ha un certo livello di coerenza con esperienze passate (cit.)

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Ebrei, ebrei everywhere

Ma che non per questo è vera. Naturalmente. Ed a proposito di esperienze passate, perché non procedere per analogia, ecco quindi che due incendi a Sanremo avevano annunciato la strage di Parigi:
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Ad un certo punto il dubbio esplode diventando il classico dubbio assoluto che imprigiona le menti dei complottisti radicali. Come per l’11 settembre e per decine di altre stragi in realtà non c’è mai stata nessuna vittima, nessuno è morto nelle Torri Gemelle, nessuno è morto venerdì al Bataclan.
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Mia cuggina mia cuggina…

Ed infatti ecco che viene messa in discussione l’esistenza stessa di Valeria Solesin, la vittima italiana dell’attentato al Bataclan. Secondo Rosario Marcianò Valeria non è mai esistita, le persone che “dicono” di essere i suoi genitori, gli ex-compagni di classe, gli ex-insegnati, il fratello sono tutti attori, figuranti perché Valeria è un personaggio inventato, e la sua presenza ad un “concerto heavy metal” (satanico!1) è ritenuta dagli esperti di cospirazioni come altamente improbabile. Non riuscendo a trovare prove dell’esistenza reale di Valeria in Rete i nostri eroi concludono che la ragazza non è mai esistita. Semplice e coerente.
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