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Quello che Formigli non ha detto sulla storia della sua casa finita su Internet

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Ieri Corrado Formigli ha aperto la puntata di Piazza Pulita tornando sulla questione della sua casa. Dopo l’intervista a Matteo Renzi durante la quale Formigli aveva chiesto al leader di Italia Viva della sua casa comprata grazie ad un prestito da 700 mila euro, Formigli è stato vittima di una serie di attacchi anche piuttosto violenti da parte di sostenitori renziani che hanno diffuso informazioni sulla sua abitazione romana. In apertura di trasmissione Formigli ha raccontato di aver scritto al senatore di Italia Viva chiedendo di sensibilizzare sull’argomento.

La solidarietà pelosa di Renzi a Formigli

Per tutta risposta Renzi ha pubblicato un post nel quale rivelava di aver ricevuto il messaggio di Formigli e utilizzava la vicenda come pretesto per attaccare i giornalisti e tutti coloro che non capivano che la casa di Formigli e la casa di Renzi dovevano godere dello stesso diritto alla privacy. Che le due case siano diverse invece è una cosa ovvia, come del resto è pacifico che quando si trattò di parlare della casa del padre di Luigi Di Maio nessuno si fece – giustamente – particolari scrupoli (anche se pure lì i giornalisti vennero insultati). Se non altro perché da Formigli Renzi aveva raccontato di aver chiesto in prestito i soldi ad una persona che conosce da tanti anni (cosa perfettamente legittima), dimenticando però di precisare che in realtà quei soldi gli sono stati dati dalla madre di Riccardo Maestrelli, Anna Picchioni.

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Ed è curioso che prima Renzi abbia detto di aver chiesto un prestito “ad una conoscente” (si suppone quindi la signora Picchioni) mentre ieri ai cronisti abbia dichiarato «ho chiesto un prestito a un mio amico per la casa, non so chi ha fatto uscire la notizia ma questo è l’unico reato di tutta questa vicenda, è la violazione del segreto istruttorio». Ma non è questo il punto. Il punto è che dopo che la storia della casa di Formigli è diventata di dominio pubblico, che Renzi ci ha fatto un post (un po’ “peloso” a dire il vero) e quant’altro le pagine di Italia Viva non hanno rimosso immediatamente i contenuti “incriminati” sulla casa del giornalista de La 7.

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Formigli ieri ha puntato il dito contro Alessio De Giorgi, responsabile della comunicazione di Italia Viva, che nei giorni scorsi aveva preso le distanze dagli attacchi di «singoli attivisti sicuramente nel torto ed esagitati» contro Formigli. De Giorgi ha scritto che si trattava di «singoli che si muovono liberamente, senza nessuna rete ufficiale di appoggio», specificando che in ogni caso quei singoli non avevano rivelato «né l’indirizzo esatto né il costo finale dell’acquisto».

L’ex tesoriere del comitato Ritorno al Futuro che ha dato il via alla gogna contro Formigli

In realtà della casa di Formigli si sa l’indirizzo esatto, visto che è stata pubblicata la foto presa da Google Street View ed è stato dato un esplicito riferimento riguardo ad un hotel ben preciso che si trova di fronte, si sa addirittura chi è l’inquilino che ci abita sotto, si sa in che zona di Roma è, si è venuti perfino a conoscenza delle piastrelle del bagno.

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Questo commento risultava pubblicato nel gruppo “Italia Viva 2019” fino a questa mattina, ora è stato rimosso

E tutte queste cose si sapevano perché a rivelarle su un gruppo Facebook non ufficiale di Italia Viva era stato il figlio dei precedenti proprietari  quelli che hanno venduto la casa a Formigli tre anni fa. Anche riguardo al valore dell’immobile è possibile intuire quanto sia costata, visto che viene specificato che è costata “più di quella di Renzi” (il cui prezzo è noto). Questa persona fino a qualche giorno fa (9 dicembre, quando ha rassegnato le dimissioni per incompatibilità con la linea politica del coordinatore) risultava essere il tesoriere dell’associazione Roma Vero2 il cui gruppo Facebook è il Comitato Locale VERO Roma 2 di Italia Viva che prima era uno dei comitati civici di Matteo Renzi che apparteneva alla rete dei comitati di Ritorno al Futuro. Poi si è dimesso il 9 dicembre, forse a causa di una reprimenda del presidente.

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Quindi quando il signor Luca diffondeva informazioni “pubbliche” come quelle qui sopra era il tesoriere di uno dei comitati civici renziani che sono finiti per diventare l’ossatura del partito di Renzi. Tant’è che se si va sul sito dei Comitati di azione civile (https://www.comitatiazionecivile.it) si viene rimandati al sito ufficiale di Italia Viva.

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Queste cose De Giorgi le sapeva? La risposta è che alcune le sapeva. Perché proprio in quel post in cui prendeva le distanze dagli sparuti simpatizzanti che avevano preso di mira Formigli qualcuno gli aveva fatto notare che tra loro c’era «il precedente proprietario della casa di Formigli. Uno che parlava a ragion veduta». Il commento di De Giorgi a questa informazione è lapidario «peraltro…». Certo, questo non è stato detto ieri a Piazza Pulita, perché Formigli ha omesso di menzionare da dove è partito tutto, una serie di post e commenti (alcuni sono stati cancellati altri invece sono ancora online). Il che è comprensibile (per tutelare la privacy degli ex proprietari, che non c’entrano nulla) ma finisce per dare un quadro incompleto della vicenda.

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Formigli ha poi detto che queste informazioni usate per attaccarlo erano state diffuse anche nel gruppo di renziani Simpatizzanti Liberi per Matteo Renzi e Italia Viva che è amministrato da Nicolae Galea, marito di De Giorgi e social media manager della ministra alle Pari Opportunità Elena Bonetti. Solo dopo essere stato contattato dalla redazione di Piazza Pulita Galea ha rimosso il post. Oggi Galea non risulta più tra gli amministratori del gruppo ma è un semplice membro. Tutto questo significa che Italia Viva ha delle responsabilità dirette nella diffusione dei post che violano la privacy di Formigli? Al di là di quelle degli amministratori delle pagine che hanno tardato forse un po’ troppo a prendere provvedimenti e ad arginare un fenomeno che era già noto a chi gestiva la comunicazione del partito di Renzi non si può certo dire che il partito abbia incoraggiato certi atteggiamenti anche se forse Renzi con il suo post di “solidarietà” a Formigli ha dato una specie di giustificazione a chi in quelle ore parlava dell’abitazione del conduttore di Piazza Pulita.

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C’è una “Bestia” anche al lavoro per Renzi? Alessio De Giorgi lo nega: «non usiamo troll, ma i nostri sono soltanto utenti reali, che firmano con nome e cognome assumendosi la responsabilità di ciò che scrivono». Quelli di Italia Viva non sono la Bestia ma «una comunità di utenti, militanti ed elettori». La Bestia salviniana però non è un gruppo di utenti, è un sistema di creazione del consenso e di gestione della comunicazione politica.

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