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Tutte le supercazzole nel video di scuse di Antonio Di Maio

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È emozionato Antonio Di Maio, il padre del Capo Politico del M5S, quando compare in video per dire la sua verità su una vicenda «che ormai è sotto i riflettori». Questa mattina Di Maio  senior ha aperto una sua pagina Facebook dove ha postato un video la cui grafica iniziale tradisce il fatto che sia stato preparato dalla macchina della comunicazione pentastellata. Niente di spontaneo quindi, ma il signor Di Maio non ha bisogno di parlare a braccio perché ha una lettera da leggere.

«Questa volta Facebook lo uso io»

La lettera affronta due delle tante questioni riguardanti la famiglia del vicepremier: le assunzioni in nero e i presunti abusi edilizi commessi nel terreno di famiglia a Mariglianella. Non si parla invece del condono richiesto per la casa di famiglia a Pomigliano D’Arco (cui negli anni sono stati aggiunti circa 150 metri quadri) e non si parla di alcune questioni relative al passaggio degli affari di famiglia dalla Ardima di Paolina Esposito (moglie di Antonio Di Maio) che essendo dipendente pubblico non poteva nemmeno essere amministratrice di una società alla Ardima Srl di proprietà di Luigi Di Maio e di sua sorella Rosalba.

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Vicenda che è politicamente più problematica perché dimostra che Luigi Di Maio nel 2013 era perfettamente a conoscenza delle assunzioni in nero da parte della ditta della madre.

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Il padre del vicepremier invece parla degli errori commessi in prima persona, errori per i quali non è giusto che paghi il figlio che con le decisioni del padre non ha nulla a che vedere (salvo appunto aver ereditato le vertenze dei dipendenti). In due parole: è tutta colpa sua, Luigi non sapeva nulla perché il signor Di Maio ha nascosto i suoi errori «per un motivo banale che per me era importante: avevo paura di perdere la loro stima». Forse però – ragiona Antonio – la qual cosa è accaduta comunque. Forse addirittura prima che la faccenda finisse sotto i riflettori visto che per ammissione del ministro i rapporti tra i due non sono stati sempre idilliaci.

Il piccolo imprenditore soffocato da Equitalia

La difesa del padre del leader pentastellato è tutta qui. Come si può biasimare un genitore che cerca di non far mancare nulla alla sua famiglia? Come si può colpevolizzare un piccolo imprenditore finito nella morsa di Equitalia? Il signor Di Maio ammette i suoi errori, ma è davvero sbagliato quello che ha fatto? Il video sembra suggerire di no, anzi, che era inevitabile. Fino a qui niente di nuovo rispetto a quanto già dichiarato al Corriere della Sera qualche giorno fa.

Antonio Di Maio però evita accuratamente di dire che la moglie era incompatibile con la carica che ricopriva nella Ardima (al Corriere disse che non lo sapevano..) così come non dice di aver detto ai figli che era tutto in regola quando venne aperta la Ardima Srl. E non può dirlo perché nel frattempo è spuntato fuori un documento allegato all’atto notarile con il quale è stata costituita la Ardima Srl nel quale sono esplicitamente indicati gli accantonamenti del fondo rischi e oneri, soldi messi da parte per far fronte alle vertenze con i dipendenti. Una di queste cause risultava essere ancora pendente nel 2014, quando iniziò ufficialmente la gestione dei fratelli Di Maio. Come faceva Luigi Di Maio, titolare al 50% della ditta, a non sapere nulla?

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Antonio Di Maio dice che dopo la chiusura della ditta (nel 2006) «successivamente mia moglie ha avviato una nuova attività di impresa che ha pagato regolarmente le tasse». Ed è proprio a quella azienda che viene contestato di aver stipulato contratti in nero. Come è possibile sostenere che quella attività ha pagato regolarmente le tasse quando ha omesso di pagare i contributi ai dipendenti? I  testimoni sentiti dalle Iene infatti hanno riferito di aver lavorato per la Ardima di Paolina Esposito (e non di Antonio Di Maio) tra il 2008 e il 2011. Che c’entra quindi l’attività imprenditoriale del padre, che di quella ditta era solo il direttore dei lavori?

La non-spiegazione sui terreni a Mariglianella

C’è poi la questione del terreno abusivo a Mariglianella. A quel civico (via Umberto I numero 69) aveva sede l’azienda della signora Esposito presso la quale anche Luigi Di Maio venne assunto nel 2008. Antonio Di Maio si lamenta del sorvolo di un drone, dell’eccessiva attenzione dei giornalisti e “ammette” «che nel cortile avevo lasciato qualche mattone e dei sacchi con materiale edile e altre cose. Anche in questo caso, se ho sbagliato me ne assumo la responsabilità, ma essendo la mia proprietà privata non pensavo che questo potesse essere addirittura un reato ambientale».

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Di Maio e il terreno abusivo: la villetta

Ma il padre del vicepremier sorvola su un’altra questione: gli immobili presenti sul quei lotti di terreno. Un conto infatti è ammettere la presenza di “qualche mattone” un altro è spiegare la presenza di quello che hanno rivelato le immagini del drone. Non “una stalla” o qualche “edificio sgarrupato” come li definisce il Capo Politico del M5S (mentendo) ma una villetta con cucina, patio e prato e una piccola piscina di quelle componibili. Non proprio l’idea di terreno abbandonato dai tempi del terremoto del 1980 che ci si fa ascoltando le spiegazioni di Luigi Di Maio di questi giorni. Non è certo colpa del ministro, ma Antonio Di Maio non spiega come mai all’atto di acquisto del terreno (che secondo il figlio apparteneva alla famiglia dai tempi dei nonni) non ha fatto inserire la presenza degli immobili. Ammesso che ci fossero già. Se invece sono stati costruiti successivamente il quadro cambia e si parla di veri e propri abusi. Evidentemente la supercazzola è un dono di famiglia.

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