Fact checking

Tutto quello che diceva e quello che fa ora il M5S sui rifiuti a Roma

virginia raggi ignazio marino

Dovrebbe diventare uno sport. Andare a leggere quello che dicevano i portavoce del MoVimento 5 Stelle quando erano all’opposizione e criticavano Marino su ogni punto del suo programma di governo e confrontare quelle parole con le azioni concrete e le decisioni prese dalla Giunta Raggi. Un’operazione archeologica per portare un po’ di verità e di onestà (intellettuale) che ha come risultato il ridimensionamento della a portata della “rivoluzione” a 5 Stelle in atto – secondo alcuni – da 18 mesi a questa parte nella Capitale.

Quando il M5S criticava Marino e parlava di “privatizzazione di AMA”

Ad esempio il passato recente è costellato di dichiarazioni d’intenti e di suggerimenti a Marino su come assumere assessori e dirigenti pubblici. Non più tardi di tre anni Raggi&Co chiedevano che venisse pubblicato un avviso pubblico per la selezione dei curricula degli assessori e degli amministratori pubblici. Le scelte fatte dalla Raggi in questo anno e mezzo (e la sostituzione di sei assessori) dimostrano che quel principio evidentemente non vale per il M5S. Se mantiene un buon ritmo (al bilancio siamo al quarto assessore in meno di due anni) la Raggi ha buone possibilità di eguagliare il record stabilito da Marino. Sciocchezze, si dirà. Ma c’è solo l’imbarazzo della scelta. Prendiamo ad esempio un tema caldo come quello della raccolta dei rifiuti.
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Nel settembre 2015 Marcello De Vito (oggi Presidente dell’Assemblea Capitolina) e la Raggi si scagliavano contro l’approvazione delle delibere di affidamento del servizio ad AMA. In particolare secondo i consiglieri d’opposizione Marino stava privatizzando la municipalizzata della raccolta dei rifiuti. Il punto del contendere era il passaggio che impegnava AMA ad esternalizzare, in via sperimentale, per la durata di due anni, il servizio di spazzamento, limitatamente ad alcune aree del territorio della città di Roma. Il Comune sosteneva all’epoca che sarebbero stati garantiti i livelli occupazionali. I sindacati e il M5S non erano d’accordo.
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Sul Blog di Grillo il MoVimento 5 Stelle di Roma pubblicò all’epoca una nota per ribadire che «il M5S Roma ha votato no alla Delibera che prevede l’affidamento del servizio di spazzamento e gestione dei rifiuti, il M5S Roma a votato no anche alla seconda parte della delibera in cui è prevista l’ipotesi di privatizzazione del servizio di spazzamento». Per il M5S era invece il momento di “invertire la rotta” e mettere AMA in condizione di fornire un servizio efficiente. In che modo? Per il MoVimento uno dei problemi principali erano gli impianti di trattamento dei rifiuti. I pentastellati spiegavano che «il 96% dei rifiuti differenziati e il 62% dei rifiuti indifferenziati non vengono trattati presso impianti di AMA, ma presso impianti di terzi, con costi ovviamente maggiori».

Quando il M5S chiedeva più impianti di trattamento dei rifiuti

Ci si aspetterebbe quindi che su un tema così importante il M5S si sia messo subito di buona lena per invertire la rotta. Ma non è così. Se il buongiorno si vede dal mattino il piano rifiuti, il “nuovo corso di AMA”,  presentato dalla Raggi a fine 2016 era sostanzialmente una copia di quello varato dal Commissario Tronca. Il piano industriale approvato nel 2017 dal CdA AMA non va meglio. L’azienda prevede di raggiungere un’autonomia impiantistica del 29,4% entro 2021 (attualmente al 20%). Questo significa che il 70% dei rifiuti verrà sempre trattato da impianti privati. Eppure nei precedenti piani industriali erano previsti investimenti industriali per raggiungere un livello maggiore di autonomia (fino all’80% entro il 2021) in modo da non dipendere da impianti terzi. A quanto pare il MoVimento 5 Stelle, che non vuole inceneritori e altri impianti di trattamento non sa come uscire dall’impasse.
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«Pochi impianti, significa minori ricavi dalla differenziata: nel precedente piano industriale della gestione Fortini si evidenzia un incremento di autonomia Ama fino all’80% al 2020», hanno spiegato qualche tempo fa le consigliere PD Valeria Baglio e Ilaria Piccolo, fortemente critiche nei confronti del nuovo piano industriale. Nel frattempo, come ha ricordato l’assessore regionale all’ambiente qualche giorno fa, nel 2017 Roma Capitale ha esportato circa 110.000 tonnellate di rifiuti indifferenziati (40.000 Abruzzo e 70.000 Austria), 200.000 tonnellate di rifiuti organici da raccolta differenziata (Friuli, Lombardia e Veneto), circa 150.000 tonnellate di rifiuti combustibili (Lombardia, Emilia-Romagna) e circa 250.000 tonnellate di rifiuti da interrare (Emilia-Romagna, Toscana, Puglia). Roma vengono “esportate” in altre province laziali (Latina, Frosinone, Viterbo) circa 200.000 tonnellate l’anno di rifiuti indifferenziati.

Il fronte caldo delle foglie che cadono a Roma

Anche sul fronte dello spazzamento delle strade i pentastellati di governo si comportano in maniera diametralmente opposta da quelli di lotta. Il grandioso “piano foglie” della Giunta Raggi è stato messo nel cassetto perché non funzionava. Certo, la Raggi prima ha dato la colpa al riscaldamento globale, me poi ha dovuto riconoscere che AMA da sola non ce la poteva fare. Al suo posto il 5 Stelle ha rispolverato una vecchia idea. La stessa che criticavano quando erano sui banchi dell’opposizione. AMA ha pubblicato un bando da 13 milioni di euro in due anni per affidare a ditte esterne ad AMA la pulizia delle strade della Capitale.
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Il bando riguarda sia il servizio di raccolta foglie in tutti i quindici Municipi sia «l’attività di estirpazione sfalcio e diserbo presso le strade, marciapiedi, parcheggi, aree pubbliche e private soggette a uso pubblico» su tutto il territorio del Comune di Roma. Lo spazzamento delle strade è stato suddiviso in tre periodi in funzione dell’intensità della caduta foglie nel corso dell’anno. Il M5S ha preso quindi coscienza del fatto che AMA, con i mezzi e il personale a sua disposizione, non è in grado di garantire un servizio efficiente. Di questo se ne era reso conto anche Marino ma all’epoca il MoVimento urlava alla privatizzazione. I sindacati sono già sul piede di guerra e hanno iniziato a ricordare all’Amministrazione le promesse fatte in campagna elettorale. Scriveva il M5S nel 2015: «in molti hanno capito che M5S Roma ha un grande seguito tra i lavoratori delle aziende municipalizzate». Chissà se è ancora così.