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Laura Castelli, il MoVimento 5 Stelle e la macchina del fango del come strumento di lotta politica

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Un giudice deciderà se Laura Castelli dovrà andare a processo per diffamazione nei confronti di Lidia Lorena Roscareanu: ieri il giudice per le indagini preliminari Paola Boemio ha disposto infatti l’imputazione coatta per la deputata piemontese del MoVimento 5 Stelle per gli insulti e la presunta diffamazione nei confronti della ragazza che lavorava nel bar interno del Palazzo di Giustizia di Torino e che alle ultime elezioni si era candidata in una circoscrizione con il Partito Democratico.

Laura Castelli e la macchina del fango del MoVimento 5 Stelle 

Non sappiamo quindi se Laura Castelli andrà a giudizio per diffamazione (questo è il reato ipotizzato nella denuncia-querela della ragazza, così come è giusto sottolineare che la pubblica ministera Barbara Bardellino aveva chiesto per lei l’archiviazione: ci troviamo quindi in una situazione in cui il PM e il GIP non concordano, quindi sarà nominato un nuovo gup che fisserà una udienza preliminare al termine della quale verrà presa una decisione. Tuttavia, nell’ordinanza di Boemio è possibile farsi un’idea non certo del fatto che Laura Castelli sia colpevole o meno, ma del metodo di lotta politica spesso utilizzato dal MoVimento 5 Stelle (così come, è successo, da altri partiti nei confronti del M5S) che ritiene di poter “forzare” la realtà (a sua volta non tanto commendevole) per costruire macchine del fango intorno a persone che, come nel caso della Roscaneanu, a ben vedere non c’entrano nulla.

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Il post di Laura Castelli su Lorena Roscaneanu (Foto da: Nuova Società)

Prima però è necessario un riassunto delle puntate precedenti. Nel maggio 2016 l’onorevole Castelli pubblica su Facebook uno status con tre fotografie in cui si racconta di un’indagine della Guardia di Finanza sull’appalto del bar del tribunale assegnato dal Comune di Torino, proprietario dei locali, ad una società veronese, la Service Companies SRL. Una storia succosa per la lotta politica perché coinvolge l’allora sindaco. Ma la Castelli fa qualcosa in più rispetto alla – normale – propaganda politica: pubblica anche le foto del santino elettorale di Lidia Roscaneanu e una foto tagliata (dall’altra parte c’era un’altra candidata) in cui sono ritratti Roscaneanu e proprio Fassino.

Cosa c’è che non va nei metodi di lotta politica del M5S

Non contenta, nello status Castelli scrive: «Che legami ci sono tra i due? (Fassino e Roscaneanu, ndr) Fassino da (sic!) un appalto per il bar del tribunale di Torino a un’azienda fallita 3 volte, che si occupa di aree verdi, con un ribasso sospetto. LA PROCURA INDAGA. Fassino candida la barista nelle sue liste. Quanto meno inopportuno. Che ne dite?». Il post fu commentato varie volte da utenti che non risparmiarono ingiurie e allusioni di carattere sessuale. Nuova Società racconta che «sotto quel post il popolo dei social, probabilmente dei filo-grillini, ci ha messo pochi secondi per insultare la ragazza, anche pesantemente: “Sei la badante di Fassino”, “sei l’amante di Fassino” fino a raggiungere espliciti e offensivi riferimenti sessuali.

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L’ordinanza del GIP su Laura Castelli

Ed è evidente anche a un cieco che se la Castelli si fosse limitata a dire la sua sulla vicenda dell’indagine senza mettere in mezzo terzi, avrebbe raggiunto comunque il suo scopo (sottolineare l’esistenza di un’indagine che riguardava una scelta discutibile del Comune) evitando di tirare in ballo persone che non c’entravano nulla e di scatenare così gli insulti e le allusioni nei confronti della Roscaneanu. “Mi ero candidata in una circoscrizione – raccontò a neXt Roscaneanu – perché non c’erano altri rappresentanti della comunità romena, che pure è assai numerosa in città. Mio fratello maggiore, in Romania, è molto attivo in un partito di ispirazione socialista e democratica, e io con quelle idee ci sono cresciuta. Ma dopo quel post non ho nemmeno presentato i documenti per entrare in lista. Non ne potevo più. A parte gli insulti sul web, dove mi davano dell”amante di Fassino’ se non peggio, persino i frequentatori del tribunale mi additavano. Ed ero una semplice cassiera”. Lorena sottolinea che fu assunta a dicembre del 2015 e che si iscrisse al Pd solo il 31 marzo successivo. Nella foto apparsa su internet, inoltre, compariva accanto a Fassino da sola, ma dall’immagine era stata tagliata la parte in cui c’era un’altra candidata. “Il bar ha chiuso da mesi – concluse – e ora sono disoccupata”.

«Il post è malizioso e allusivo, oltre che gratuito»

Castelli da parte sua nell’unica dichiarazione pubblica che ritenne di rilasciare sulla vicenda disse due cose interessanti: “Non ho mai insultato nessuno e, come sempre, ho provveduto a cancellare i commenti che contenevano insulti“. “Non ho accusato nessuno, ma riportato dei fatti – sostenne la parlamentare pentastellata -. Ho fatto il mio lavoro, denunciando un appalto irregolare, quello relativo al bar interno del Palazzo di Giustizia, sul quale per altro mi risulta ci sia una indagine aperta. Spiace che quel post sia stato cancellato da Facebook, ma ribadisco di non avere insultato nessuno e sono sicura di non avere commesso reati”.

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L’ordinanza del GIP su Laura Castelli

Insomma, da una parte per fortuna la Castelli fa sapere di aver cancellato gli insulti nei confronti della persona ritratta nella foto; dall’altra però fa anche sapere che alla fine il post non è stato cancellato da lei, ma da Facebook, evidentemente per le segnalazioni e gli insulti sessisti e razzisti nei confronti della ragazza. Ma la cosa più interessante è che la difesa pubblica di Castelli è praticamente identica a quella che la deputata ha portato davanti alla giudice Bormio. La quale però si è evidentemente resa conto che nella versione di Castelli qualcosa non quadra: «Questa notizia (quella dell’indagine sul bar, ndr), di sicuro interesse pubblico e sostanzialmente espressa in maniera continente, fa solo da cornice a quanto, a ben vedere, è la reale portata del post e che integra a pieno titolo il reato contestato: non la critica all’opportunità politica della scelta di un determinato candidato consigliere, ma l’allusione, neppure troppo velata, all’esistenza di un legame intimo tra la Roscaneanu e Fassino».

La lotta politica del M5S

E non finisce qui: «Il post, che esordisce con un eloquente ‘che legami ci sono tra i due?’ ed è accompagnato da una foto, manipolata ad arte, che ritrae i due protagonisti affiancati, abbracciati e sorridenti, è maliziosamente volto a sostenere l’esistenza di un rapporto sentimentale tra i due, violando pienamente tutti e tre i canoni della veridicità, dell’interesse pubblico e della continenza e spostando illecitamente quella che vuole sembrare una mera ed innocua critica politica sul piano personale, in maniera gratuita e senza che ciò nulla aggiunga di utile alla valutazione di inopportunità politica nella scelta dell’aspirante consigliere comunale», dice la GIP. E aggiunge che sono proprio le allusioni di Castelli ad aver scatenato gli insulti degli astanti nei confronti di Roscaneanu.

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Laura Castelli: cosa succede quando viene indagato uno del M5S

Ora, un giudice deciderà se davvero Laura Castelli dovrà andare a giudizio per diffamazione. Ma sul piano politico si può in primo luogo notare a prima vista la differenza che l’onorevole scopre tra un avviso di garanzia inviato a una compagna di partito e un articolo di giornale che parla di un’inchiesta che tocca un avversario politico. E in secondo luogo è impossibile non rendersi conto che questo è un metodo collaudato nel M5S (si può notare un caso con le sue similitudini in Lombardia): i “cittadini” che “stanno dalla parte dei cittadini” a volte di accusare (legittimamente) un amministratore in base a un’indagine (che però in questo caso non lo aveva coinvolto) preferiscono la character assassination di una cittadina fondata sulle foto pubblicate su Facebook, nonostante non ci sia nessuna prova di quest’ultima e nonostante di mezzo ci possa andare qualcuno che non c’entra niente, come nel caso di cui stiamo parlando. Non è un metodo appannaggio del solo M5S, anzi: ma è un metodo che il M5S usa spesso per attaccare o per difendersi quando si ritiene attaccato. Ed è un metodo sbagliato perché nella furia torquemadista (come abbiamo visto, a protagonisti alterni) finisce per mettere in mezzo innocenti (il caso di Sonny Olumati ne è un altro cristallino esempio). E una volta che càpita, cosa succede nel MoVimento dove c’è chi ha il potere di escludere candidati anche in base a comportamenti ritenuti sconvenienti o scorretti? Succede che Laura Castelli, che non si è nemmeno scusata con Lidia Lorena Roscaneanu per l’accaduto, sarà capolista in Piemonte.