Economia

Il piano della Sardegna per il cemento libero in riva al mare

Il progetto dell’esecutivo sardo-leghista consentirà di costruire anche all’interno della fascia inderogabile dei 300 metri dal mare

solinas stevelli magi

La Regione Sardegna e il suo governatore, il leghista Solinas, preparano un nuovo Piano Casa che, se approvato, consentirà di costruire anche all’interno della fascia inderogabile dei 300 metri dal mare, facendo a pezzi il Piano paesaggistico regionale targato Soru e la normativa quadro nazionale che disciplina le regole sul paesaggio. Un vulnus, racconta oggi Il Fatto Quotidiano, che rischia di costare la bocciatura in sede costituzionale al progetto approvato dalla giunta su proposta dell’assessore all’Urbanistica Quirico Sanna, ed è per questo forse che dopo l’annuncio in conferenza stampa il 23 dicembre il testo della norma a tutt’oggi non risulta ancora consultabile nel sito della Regione Sardegna.

STANDO ALLA RELAZIONE che accompagna il progetto e che siamo riusciti a leggere in anteprima, l’obiettivo del disegno di legge “Disposizioni per il per il riuso, la riqualificazione ed il recupero del patrimonio edilizio esistente ed in materia di governo del territorio ”sarebbe quello di “incentivare e migliorare la qualità architettonica e la sicurezza strutturale del patrimonio edilizio esistente ”tenendo però a mente “l’esigenza di coniugare le esigenze di tutela e valorizzazione delle valenze paesaggistiche, naturalistiche, storiche e culturali del territorio con gli obiettivi di sviluppo sostenibile”.

Fin qui tutto bene, salvo a leggere poco più sotto che “in riferimento agli ampliamenti, sono stati previsti ulteriori incrementi volumetrici per gli edifici e le strutture destinate all’esercizio di attività turistico-ricettive ricadenti nella zona urbanistica F”, ovvero quella costiera tutelata in modo stringente dal Piano Paesaggistico Regionale, e dove ad oggi non è possibile piantare un chiodo in aggiunta all’esi stente. Si legge ancora nel testo che gli incrementi riguardano sia le strutture ubicate nella fascia oltre i 300 metri dalla linea di battigia, sia quelle nei 300 metri (precedenti al varo del Ppr) che ricadano nelle aree individuate ai sensi della normativa regionale nelle aree interessate da piani attuativi già convenzionati.

solinas regione sardegna

Ma non basta, perché ai proprietari delle unità immobiliari e ai proprietari delle strutture turistiche aventi diritto viene concesso un ulteriore incremento del volume urbanistico esistente nel caso in cui rispettino alcune prescrizioni, quali ad esempio l’impiego di fonti di energia rinnovabili, di materiali locali, di tecniche costruttive che consentano il recupero di componenti costituenti gli edifici demoliti,di soluzioni in linea con la normativa europea sul rendimento energetico in edilizia.

Il ddl targato Solinas ha scelto di apportare “modifiche sostanziali delle recenti sentenze della Corte Costituzionale”e in linea con l’orientamento politico del governo regionale, “ad alcune leggi”, fra cui la vecchia legge 45 sull’uso e la tutela del territorio regionale e la legge n. 8 del 2015, ossia il vecchio Piano Casa prorogato per altri sei mesi poche settimane fa in Consiglio Regionale per l’impossibilità di arrivare ad approvare il nuovo testo entro i tempi previsti. Gli ambientalisti intanto sono già mobilitati con una petizione al ministero per i Beni Culturali sulla piattaforma Change.org: chiedono la salvaguardia delle coste sarde attraverso il mantenimento d e ll ’assoluta inedificabilità della fascia dei 300 metri ed una vigilanza stringente al Mibact sul mantenimento del Piano Paesaggistico regionale, quale strumento di pianificazione attuativo del Codice dei beni culturali e del paesaggio.

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