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Latte versato, i dieci pastori indagati per i blocchi stradali

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Più di dieci pastori sono indagati dalla Procura di Nuoro per i blocchi stradali dei giorni scorsi durante le manifestazioni di protesta per il prezzo del latte in Sardegna. La notizia, anticipata dal quotidiano L’Unione Sarda, è stata confermata all’ANSA dalla Procura.

Latte versato, i dieci pastori indagati per i blocchi stradali

I reati contestati vanno dalla violenza privata al danneggiamento al deturpamento della cosa altrui. In alcuni casi viene contestato ai pastori anche il blocco stradale, resistenza a pubblico ufficiale e il mancato preavviso per la manifestazione. La procura ha già notificato gli avvisi di garanzia agli allevatori coinvolti, residenti sia nel capoluogo che in altri centri della provincia: i primi guai giudiziari arrivano quindi a circa due settimane dall’inizio della protesta e il giorno prima dell’apertura delle urne in Sardegna, mentre si attende la riunione del nuovo tavolo del latte, che dovrebbe essere convocato nelle prossime settimane dal prefetto di Sassari Giuseppe Marani, nominato commissario nell’ultimo vertice a Roma. Nel frattempo, però, i caseifici entrati nel mirino dei pastori cominciano a far partire le denunce, e alla vigilia del voto si temono nuove forme di protesta.

I fatti contestati sono avvenuti sulla Statale 129, che collega Nuoro a Macomer, nei bivi per Oniferi e Orotelli, e sulla Statale 131 Dcn, al bivio di Ottana e al bivio di Lula. In queste strade i pastori avrebbero messo in atto condotte illecite con il blocco di diversi furgoni, costringendo gli autisti ad aprire gli sportelli per vedere il contenuto. Tra gli indagati anche alcune persone che avrebbero assaltato un camion di latte a Nuoro, sulla strada che porta al carcere di Badu ‘e Carros. In alcuni casi avrebbero agito con il volto coperto, ma sono stati poi identificati dalle forze dell’ordine.

Il reato di blocco stradale e il decreto sicurezza di Salvini

Il reato di blocco stradale era stato degradato a illecito amministrativo e depenalizzato nel 1999, ma il decreto sicurezza di Matteo Salvini l’ha riportato nell’alveo dei reati se commesso da più persone, con pene dai due ai dodici anni.

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