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La sorpresina che Borgonzoni vuole fare all’Emilia-Romagna: non dire cosa taglierà con “l’azzeramento” dell’Irpef

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Anche oggi Lucia Borgonzoni ha raccontato che una Emilia-Romagna “tax-free” è possibile. Lo ha fatto pubblicando un video in cui il Presidente del Veneto Luca Zaia dice che la sua regione applica «zero tasse regionali» e che lo ha «rinunciando ad Irpef» e che «abbiamo questa regione che vede i suoi cittadini non pagare tasse». Zaia quantifica il risparmio per i veneti in circa un miliardo e 179 milioni di euro all’anno. Soldi che la Regione non incassa non perché ha “azzerato l’Irpef” ma perché si  limita a riscuotere l’aliquota base, che essendo fissata da una legge dello Stato non può essere modificata dalla regione.

Le balle di Zaia sul Veneto regione “tax free”

La storia del Veneto come regione a zero tasse come sostengono Borgonzoni e Zaia non sta in piedi. La regione di Zaia ha scelto semplicemente di applicare una sola aliquota dell’addizionale regionale Irpef a tutti i contribuenti, quella pari all’1,23%. A prescindere dal reddito tutti i veneti versano l’aliquota base alla quale la Regione ha rinunciato ad aggiungere un’ulteriore addizionale (come invece fanno tutte le regioni italiane, anche quelle governate dalla Lega da decenni come la Lombardia). Inutile dire che quei soldi che Zaia “non prende dalle tasche dei veneti” finiscono nelle casse della regione. L’addizionale regionale all’IRPEF è infatti un “tributo proprio derivato”, vale a dire un tributo istituito e regolato dalla legge dello Stato, il cui gettito è attribuito alle regioni che devono, pertanto, esercitare la propria autonomia impositiva entro i limiti stabiliti dalla legge statale.

salvini borgonzoni irpef veneto emilia romagna -1A parte l’evidente disparità di trattamento fiscale dei poveri che pagano quanto i ricchi (e indovinate chi ci guadagna) questo significa che la Regione incassa meno soldi e che quindi deve trovare un altro modo per far quadrare i conti. In Emilia-Romagna, il gettito dell’addizionale regionale Irpef è pari a circa un miliardo di euro. Soldi che vengono utilizzati per finanziare la spesa pubblica regionale. Naturalmente “azzerare” l’Irpef significa rinunciare a quei tributi e di conseguenza averne meno da spendere in servizi per i cittadini.

Per l’Emilia-Romagna un miliardo in meno, ma la Borgonzoni non lo dice

Come spiegava qualche giorno fa il deputato della Lega Gianluca Vinci l’idea della Lega a quel punto è di «risparmiare in determinati settori e rimodernando quello che riguarda la sanità perché l’85% del bilancio che abbiamo e della sanità con un modello diverso che premi di più la sanità privata ma non perché la sanità uno la debba pagare ma perché ha dei manager privati che la fanno funzionare meglio a parità di costo addirittura entrando sul libero mercato abbassando quel costo e abbassare di pochi punti la sanità significa recuperare quelle risorse». Il modello qui diventa la Lombardia. Regione leghista che non ha l’Irpef “azzerata” ma che dove il il 50% delle erogazioni sanitarie è privato.

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I risultati della classifica sui Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) [Fonte]
Va tenuto presente, come spiegava LaVoce.info qualche giorno fa, che l’addizionale regionale Irpef è una delle fonti di finanziamento del fabbisogno sanitario, ma unicamente «per la parte di gettito determinata dall’applicazione dell’aliquota di base». Questo significa che la decisione di “azzerare” la quota variabile come ha fatto il Veneto non influenza il LEA, i livelli essenziali di assistenza. Quindi il fatto che il Veneto sia un punto sopra all’Emilia-Romagna nella griglia LEA 2018 di fatto non significa nulla rispetto all’affermazione sulla regione “tax free”.

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Ma rinunciare a quel gettito può in ogni caso avere degli effetti negativi sui servizi ai quali i cittadini sono abituati. Perché, come ha detto Stefano Bonaccini, «se dici che tagli l’Irpef e totalmente l’Irap, come ho sentito in queste ore, devi avere il coraggio di dire allora che taglierai sulla sanità pubblica, sull’istruzione pubblica e gli asili nido, mentre noi vogliamo garantire più servizi sulla non autosufficienza, la disabilità e un grande progetto educativo zero-sei anni». Ad esempio potrebbero succedere cose come quella dell’Azienda sanitaria veneta che rifiuta di fornire l’assistenza completa ad un disabile perché «tenuta a garantire i livelli essenziali di assistenza socio sanitaria nel rispetto dei vincoli di bilancio assegnati annualmente dalla Regione e dalla Conferenza dei Sindaci», e spiegando di non avere soldi a sufficienza. Ma a parte promettere “azzeramenti” inesistenti la Borgonzoni non dice dove farà a meno di quei soldi e cosa taglierà. Niente di nuovo, in fondo anche Matteo Salvini ha promesso per un anno la Flat Tax senza dire dove avrebbe trovato i soldi. Se ne accorgeranno gli elettori con la prima legge finanziaria regionale.

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