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La maxicausa per danni a Beppe Grillo

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Gli attivisti di Napoli Libera, espulsi senza motivazione dal MoVimento 5 Stelle in maniera illegittima secondo una sentenza del tribunale di Napoli, chiederanno i danni a Beppe Grillo. Hanno pronta una maxirichiesta collettiva di risarcimento danni che rischia di arrivare a cinque milioni di euro.

La maxicausa per danni a Beppe Grillo

Il Tribunale di Napoli con sentenza n. 3773 del 18 aprile 2018 ha accertato l’illegittimità dell’espulsione irrogata dallo staff di Beppe Grillo nei confronti degli attivisti napoletani ed ha dichiarato che Antonio Ciccotti, Massimo Acciaro, Salvatore Cinque, Paola Staffieri, Marco Sacco e Roberto Ionta sono stati lesi nel loro diritto di partecipare alle primarie per la scelta delle candidature alla carica di consigliere comunale e di sindaco di Napoli per la lista MoVimento 5 Stelle alle elezioni amministrative del 2016. Una sentenza che fa il paio con quella del Tribunale di Roma del febbraio 2018 che aveva riconosciuto analoghe lesioni dei diritti di elettorato passivo di due attivisti romani per le primarie del febbraio 2016: anche in quell’occasione, come in questa, ad assistere gli attivisti M5S era l’avvocato Lorenzo Borré.

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I sei «irriducibili», hanno tenuto duro resistendo alle proposte di reintegro del Movimento e alla fine hanno avuto ragione. Ora quindi fanno già sapere di voler predisporre le cause civili per il maxirisarcimento tutto da intentare nei confronti di Grillo. Spiega Roberto Ionta al Corriere del Mezzogiorno:

«Qui non si tratta di esserevenali, ma ognuno di noi ha subitoun danno enorme da questa vicenda. Io, per esempio, avevo ottenuto alle elezioni amministrative precedenti circa duemila voti, tutte persone che riponevano in me fiducia cieca. Quando sono stato cacciato con una mail dal Movimento ho dovuto dare spiegazioni, quasi come se avessi commesso un illecito.

Per non parlare dei problemi che l’espulsione mi ha creato anche dal punto di vista professionale. Mi hanno fatto passare per una specie di impresentabile. L’allora capo politico del movimento ci chiamò “sporchi dentro”. Ora dopo due anni abbiamo finalmente giustizia. Voglio aggiungere — conclude Ionta — che destinerò una parte del risarcimento alla costruzione di un impianto idrico per dissetare i bambini africani».

L’espulsione degli attivisti di Napoli Libera

Nel febbraio 2016, in occasione delle Comunarie di Napoli, il M5S aveva escluso gli attivisti grillini che facevano parte di un gruppo Facebook chiamato Napoli Libera; l’accusa nei loro confronti era quella di essersi “accordati” per proporre tematiche e candidature sul meetup di Napoli; gli attivisti avevano risposto alla sospensione con uno sciopero della fame, poi erano stati espulsi. Nel luglio 2016 il tribunale ha cancellato le espulsioni e la decisione provocò poi i vari cambi di regole nel M5S.

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La decisione del giudice di Napoli sul gruppo Napoli Libera e il MoVimento 5 Stelle

L’aver partecipato al gruppo segreto su Fb “Napoli Libera” – “realizzato allo scopo di manipolare il libero confronto per la formazione del metodo di scelta del candidato sindaco e della lista per le elezioni amministrative che avranno luogo a Napoli nel 2016” – era “un comportamento contrario ai principi del MoVimento”, si leggeva all’epoca nelle mail con le quali ai ‘sospesi’ di Napoli era stata comunicata l’espulsione dal Movimento 5 Stelle. La mail di contestazione era stata inviata al gruppo lo scorso 5 febbraio, con la richiesta di inviare le controdeduzioni.

Il ruolo di Roberto Fico

L’attuale presidente della Camera Roberto Fico era stato indicato dagli attivisti di Napoli Libera come la longa manus che aveva guidato lo staff di Grillo verso le sanzioni per fare spazio a una “sua” candidata sindaca a Napoli che poi però venne bocciata dalle comunarie a favore di Matteo Brambilla, in seguito sconfitto alle elezioni da De Magistris.  Una ricostruzione smentita da Roberta Lombardi. Di certo fu Fico che nell’aprile 2016, quando il tribunale negò l’urgenza rinviando le decisioni nel merito a una fase successiva a scrivere su Facebook che il M5S aveva vinto in tribunale. Quando le successive decisioni del giudice diedero torto ai vertici del M5S Roberto Fico, in nome dell’onestà intellettuale per la quale è famoso, si rinchiuse in un dignitosissimo silenzio sulla vicenda.

roberto fico genova 1

In realtà, come gli spiegarono in molti nei commenti allo status, il tribunale non aveva dato ragione al M5S. Il giudice, dichiarando l’insussistenza dell’urgenza, aveva posticipato la discussione nel merito alle udienze successive. E nel luglio 2016 il giudice diede ragione agli espulsi e li riammise. Non solo. Fu lo stesso Roberto Fico, nel marzo scorso, a fare la proposta di riammetterli a quelli che fino a poco tempo prima venivano chiamati senza mezzi termini “traditori” o “feccia” ed erano stati ritenuti colpevoli di aver congiurato contro il M5S. Fico ha incontrato in tribunale i ricorrenti dicendo “siamo pronti a reintegrarvi” (in cambio ovviamente della rinuncia a continuare la causa sulla legittimità del regolamento). Ora si passa al risarcimento dei danni.

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