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#iSospesidiNapoli: gli attivisti grillini di Napoli Libera fanno lo sciopero della fame

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Sabato 6 febbraio 36 attivisti del Movimento 5 Stelle del Meetup di Napoli sono stati sospesi con l’accusa di aver partecipato al gruppo segreto “Napoli Libera” «realizzato allo scopo di manipolare il libero confronto per la formazione del metodo di scelta del candidato sindaco e della lista per le elezioni amministrative che avranno luogo a Napoli nel 2016. Questo comportamento è vietato dal Non Statuto, che vieta qualsiasi organizzazione intermedia che falsi lo scambio di opinioni all’interno del confronto democratico». Insomma i vertici del partito di Grillo non avrebbero gradito i tentativi di candidare Roberto Ionta dal momento che ci sarebbe – sostengono invece i sospesi – una candidata più forte: quella di Francesca Menna sostenuta da Roberto Fico del quale è amica personale avendo anche condiviso la campagna elettorale del 2010.

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I poteri forti hanno già provveduto ad oscurare alcuni profili. Lunga manus della Casaleggio o paranoia gratuita?

La storia dei sospesi di Napoli

Una volta “fatti fuori” gli altri pretendenti alla candidatura a sindaco per il MoVimento Francesca Menna sarebbe sostanzialmente l’unica aspirante perché Roberto Ionta, Luca Capriello e Elio D’Angelo sono stati tutti e tre sospesi per essere iscritti al gruppo segreto su Facebook. A quanto pare a Napoli ci sono quindi due fazioni, quella costituita dai 36 sospesi del gruppo – un tempo segreto – di “dissidenti” e quella invece degli attivisti che si riuniscono sul gruppo del Meetup napoletano che denunciano come i membri del gruppo Napoli Libera stessero realmente tentando di mettersi d’accordo di nascosto per condizionare l’esito del voto per le comunarie di Napoli cosa che è, a tutti gli effetti, vietata dal regolamento del MoVimento. I sospesi hanno ancora qualche giorno per appellarsi alla Commissione di Garanzia del partito e tentare di evitare l’espulsione, ma sappiamo come vanno le cose generalmente nei partiti quando si giunge ad una situazione di scontro simile. In ogni caso – ironia della sorte – a decidere sul destino dei 36 sarà proprio Roberto Fico. Da parte loro i dissidenti rivendicano il diritto di poter discutere liberamente delle candidature senza essere accusati di tramare contro chicchessia. Certo non è una modalità molto trasparente ma, come hanno fatto notare alcuni non c’è molto di diverso dal trovarsi a cena a casa di qualcuno e parlarne vis-à-vis a porte chiuse. Qui si trovano gli screenshoot di gran parte dei post del gruppo Pubblico FB “Napoli Libera” che un utente che ha collezionato e si vedono una serie di conversazioni tra gli utenti del gruppo nelle quali effettivamente ci accordava per fomentare le discussioni e coordinare gli interventi nella pagina del Meetup Napoli allo scopo di portare avanti le proprie priorità (e un candidato sindaco, come si sospetta). In particolare tra i commenti si può ammirare questo documento che descrive come “gestire” un’assemblea, quella del 5 dicembre 2015, in cui sarà presente anche Roberto Fico, che, secondo chi scrive, deve fare un “pistolotto”:

La decisione di iniziare lo sciopero della fame

Convinti di non aver fatto nulla di male e di non aver affatto cospirato contro il partito, i sospesi  hanno iniziato lo sciopero della fame per poter chiedere un incontro con Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio e poter chiarire la vicenda.
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Contestualmente è stato anche organizzato un evento, un flash mob, previsto per oggi in Piazza Municipio ma a guardare i commenti non sembra che molti abbiano davvero l’intenzione di andarci, perché tutti hanno un altro impegno (o il motorino rotto). Che sia un segnale che i 36 rappresentano solo loro stessi e non gli attivisti napoletani?

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La situazione è disperata ma non seria

E mi raccomando, se passate da quelle parti non lasciate un caffè sospeso, #isospesidinapoli potrebbero averne a male.