La macchina del funky

Il maxi-indennizzo che rischia di dover pagare il M5S

di maio di battista fico

La storia dei ricorsi in tribunale vinti dagli espulsi e dai cacciati del MoViMento 5 Stelle comincia a fare breccia nel cuore della stampa italiana. E oggi Emanuele Buzzi del Corriere della Sera, raccontando le storie di Mario Canino e del gruppo Napoli Libera, dice che i 5 Stelle stanno lavorando alla riammissione degli espulsi ma anche al cambio di regole, necessario per la tutela

La tempistica nell’apportare novità e il fatto che si cerchi una soluzione inclusiva protempore per gli espulsi napoletano lascia intuire come i Cinque Stelle si stiano mettendo al riparo da eventuali contestazioni. Mosse che azzererebbero le decisioni prese sul piano politico. Proprio in quest’ottica da Parma, dove Federico Pizzarotti attende notizie sulla sua sospensione, la sentenza napoletana viene letta con favore: il sindaco avrebbe già pronto il ricorso e, appoggiato dal suo meet up locale di riferimento, aprirebbe un contenzioso all’ultima carta bollata per arrivare a una ricandidatura nel 2017. L’altro versante che coinvolge querele, ricorsi e cause è meramente pecuniario. Ma rischia di essere molto oneroso e doppiamente paradossale. Le richieste di risarcimento, oltre alle spese legali, costerebbero ai 5 Stelle dalle migliaia o alle decine di migliaia di euro cadauna. Ma a chi toccherebbe pagare i conti?

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Alcuni degli espulsi eccellenti del M5S (Corriere della Sera, 17 luglio 2016)

La domanda è ben posta (e ne parlavamo in occasione della cancellazione di Mario Canino, intenzionato a chiedere 150mila euro di danni visto che la sua posizione in lista gli garantiva l’elezione e quella cifra è quanto chiedono i 5 Stelle in caso di “tradimento” ai reprobi, dando così un valore alla consiliatura in un documento ufficiale). Ma chi dovrebbe pagare nel caso?

A questo punto entrano in gioco le due associazioni — una sorta nel 2009 e l’altra nel dicembre 2012 — che regolano la vita del M5S e individuate dai tribunali nelle cause di Roma e Napoli. Se a pagare, come nel caso dei primi ricorsi nella capitale, fosse l’«Associazione Movimento 5 Stelle» con sede a Genova, fondata pochi mesi prima delle Politiche e titolare del simbolo pentastellato, allora — secondo indiscrezioni — le spese teoricamente potrebbero ricadere sulle spalle del rappresentante legale, ossia Beppe Grillo (già nel mirino di alcune querele per aver definito i tre ricorrenti di Roma, tutti riammessi dal tribunale, «sporchi dentro»).
Se invece i conti alla fine li dovesse saldare l’altra associazione, quella per intenderci creata nel 2009, allora in via teorica, sfiorando la fanta-politica, potrebbe accadere l’impensabile: i ricorrenti potrebbero anche rivalersi attingendo i loro crediti dai 42 milioni di euro di rimborsi elettorali che il M5S non ha mai incassato.

Ma non è tutto. Rischia di rimetterci soldi anche Beppe Grillo, ‘reo’ di aver definito i tre ricorrenti di Roma, tutti riammessi dal Tribunale, ‘sporchi dentro’, scagliandosi in particolare contro Antonio Caracciolo, il docente universitario prosciolto dall’accusa di negazionismo. Ne parla ancora l’ADN:

All’Auditorium della Conciliazione, nel corso del suo spettacolo, Grillo parlò di uno dei tre ricorrenti romani come ‘un negazionista che diceva che Auschwitz era un bed and breakfast’. “Il danno di immagine per il professor Caracciolo è stato evidente – dice Borré – dunque se per gli altri due querelanti il risarcimento danni potrebbe aggirarsi sull’ordine dei 150mila euro, per lui si prevedono ben altre cifre”.
“Caracciolo – racconta ancora il legale – ha avviato un procedimento di mediazione, ma Grillo non si è presentato. A settembre dunque intenteremo causa, perché il danno di immagine è stato grandissimo”. “Grillo dovrebbe riflettere prima di aprire bocca – dice Caracciolo all’Adnkronos – oltretutto il suo attacco contro di me, gravissimo e reiterato per ben 3 volte, è arrivato dopo che gli era stata notificata la pronuncia del Tribunale. In quelle 10 pagine ben 3 erano dedicate al mio caso: sono stato espulso dal Movimento con un’accusa gravissima, quella di negazionismo, mentre avevo avuto piena assoluzione 7 anni prima. Di cosa parliamo? Ora spero solo venga fatta giustizia. Non taccio, perché vorrebbe dire incassare quelle accuse e io non ci sto”.
Gli espulsi che hanno deciso di far ricorso si stanno moltiplicando in tutta Italia. E, tra questi, è assodato che in molti chiederanno un risarcimento per i danni morali subiti. Altro tassello, il rimborso delle spese legali sostenute, che con molte probabilità potrebbero gravare sulle casse dell’associazione Rousseau, finanziata dagli attivisti.
“I conti potrebbero essere salati – dice Palleschi – parliamo da un minimo di 3-4000 euro a 15-20mila, dipende dal giudice che, di volta in volta, si pronuncerà in fase di merito. Da parte dei ricorrenti non c’è l’intento di distruggere il Movimento, ma è chiaro che le spese legali deve accollarsele chi ha torto. E qui, con due sentenze su due a favore dei ricorrenti, la strada sembra ormai tracciata: il Movimento non può più espellere nessuno. E chi è stato buttato fuori ora ha la quasi certezza di venire reintegrato semmai farà ricorso. Anche per Pizzarotti il futuro ormai è certo: se verrà espulso potrà fare serenamente rientro nel Movimento”.

Roberto Fico però non sembra essere più di tanto preoccupato. “Siamo molto sereni. E valuteremo quali modifiche eventualmente fare, tra Statuto e Regolamento. Anche perche’ la legge elettorale cambia, tante norme per associazioni e partiti stanno cambiando. Ed e’ normale che un Movimento come il nostro, completamente rivoluzionario sia nei suoi principi e finalita’, sia nella struttura, crescendo ed evolvendosi, debba adeguare anche i suoi strumenti tecnici e organizzativi”, afferma in un’intervista al quotidiano “La Repubblica” il presidente della commissione di Vigilanza Rai e membro del direttorio del M5S. “Non vorrei che si ingigantisse un pronunciamento che rappresenta solo una delle valutazioni messe in campo dai magistrati, in via cautelare. Il giudizio di merito sulla questione delle espulsioni di Napoli si affrontera’ a settembre. E io voglio ribadire un concetto semplice: il Movimento 5 Stelle e’ nel giusto, e lo dimostrera’. Questa ordinanza mi sembra tocchi solo la forma, le procedure. Ma vorrei provare a riavvolgere il nastro e ripristinare i pezzi mancanti del racconto. A Napoli, lo scorso febbraio, oltre 30 persone vengono espulse dal Movimento. Siamo alla vigilia delle elezioni per il sindaco, ci sono manovre e movimenti opachi in corso. E si stabilisce che chi ha creato strutture intermedie a lato del Movimento, come quelle persone, ha violato le regole di trasparenza e deve essere espulso. Loro ricorrono una prima volta al giudice ma non ottengono nulla. Anzi, gli espulsi chiedono anche di far ripetere le nostre “comunarie” per la scelta del candidato sindaco, ma il giudice respinge”. Alla domanda se ora il M5S sara’ spinto a rivedere Statuto e Regolamento, Fico risponde cosi’: “Ripeto: non e’ questa ordinanza a spingerci, ma la naturale evoluzione del Movimento, e la necessita’ di adeguarci alle normative. Un esempio: e’ stata gia’ approvata alla Camera e ora passera’ al Senato la nuova organizzazione di associazioni e partiti. Quindi, faremo cio’ che e’ giusto fare nel rispetto delle regole. Se saranno confermati problemi procedurali dovuti al Regolamento, allora metteremo a punto strumenti ancora piu’ adeguati. Ma noi restiamo un Movimento rivoluzionario, civico e culturale prima che politico, che affina i suoi mezzi anche giuridici strada facendo: solo per non rinunciare a quel percorso di profondo cambiamento che stiamo portando avanti, con i fatti”.

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