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I “grandi successi” del governo Conte: i richiedenti asilo restano in Italia

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Voleva che ne prendesse almeno uno. Per dare un segnale simbolico. Eppure la proposta di Giuseppe Conte è stata respinta dal suo collega di Praga, Andrej Babiš, ieri in visita ufficiale a Roma. Babiš – già noto alle cronache per aver definito l’ipotesi del via libera alle ricollocazioni come “la strada per l’inferno”- ha respinto tutte le richieste del governo italiano. Conte ha dovuto abbozzare: “Rispetto il fatto che non vogliate partecipare alla redistribuzione dei migranti, ma chiedo che si creino incentivi economici per chi partecipa alla redistribuzione e disincentivi economici per chi non vi prende parte”.

I grandi successi del governo Conte

E chi è che non vi prende parte? Chi, impedendo la ridistribuzione dei richiedenti asilo in tutta Europa, fa sì che rimangano in Italia? Il capo dei ribelli è Viktor Orbán. Non si tratta di un’omonimia: è proprio la stessa persona che ieri Matteo Salvini ha incontrato a Milano e con cui Giorgia Meloni si scatta selfie dimostrando grande confidenza personale con chi non consente la risoluzione del problema dei richiedenti asilo in Italia, lasciandoli tutti qui (e avendo così un’arma di propaganda elettorale su cui fare presa; non male, no?).

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E c’è di più. L’annuncio di Salvini, che ha fatto sapere che sta lavorando a un gruppo europeo con i sovranisti degli altri Paesi, mette in difficoltà i 5 Stelle, che in Europa hanno una casa precaria. I Paesi del gruppo di Visegrad (Repubblica Ceca, Polonia, Ungheria e Slovacchia) fanno muro, con l’appoggio leghista. E i sondaggi dicono che Salvini è sempre più amato dal popolo a 5 Stelle.

Vi ricordate la missione Sophia?

Intanto però ieri il governo Conte ha incassato un’altra “grande vittoria” sul tema. La revisione delle regole dell’operazione militare europea Eunavformed Sophia è stata infatti di nuovo bocciata dai partner europei. La missione Sophia prevede che il porto di sbarco dei naufraghi che vengono salvati nel Mediterraneo sia l’Italia. A fine luglio era stata avviata una trattativa, ma le cinque settimane «concesse» dall’Italia ai partner Ue per trovare una soluzione, rischiano di scadere. Ieri una riunione di ambasciatori è finita in un nulla di fatto. A opporsi, tra gli altri, l’Ungheria. Sì, proprio quell’Ungheria lì.

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La missione Eunavformed (Il Mattino, 9 luglio 2018)

Roma aveva minacciato di bloccare le navi europee senza un accordo. Adesso Salvini dice che senza un accordo si può fare a meno dell’intera missione. La ministra della Difesa Elisabetta Trenta, responsabile del dossier, invece si appresta a rilanciare una proposta di mediazione che l’Italia spera possa essere accettata da tutti: che il porto di sbarco non sia più solo l’Italia, ma che si segua una rotazione tra i diversi Paesi Ue affacciati sul Mediterraneo, segnatamente Francia, Spagna, Malta e Grecia. Con i primi due, evidentemente, chiamati a collaborare più degli altri. Bruxelles si dice disposta a cambiare le regole alla scadenza della missione. Ovvero alla fine del 2018.

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