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Giorgio Gori: il sindaco di Bergamo e la Regione Lombardia che non fa i tamponi per il Coronavirus

La requisitoria del primo cittadino: mancano i test e i numeri sono sballati. “Il numero dei decessi ufficiali era di 2060, quelli accertati dall’anagrafe erano 4800, e da qui possiamo dedurre una cifra approssimativa dei contagi. Con un indice di mortalità dell’1,5% a Bergamo dovrebbero esserci 300mila contagiati, con un indice dell’1% dovrebbero essere 450mila”

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Il sindaco di Bergamo Giorgio Gori ieri ha attaccato Regione Lombardia per la gestione dell’emergenza Coronavirus. A Bergamo “le cose vanno un po’ meglio, soprattutto negli ospedali, dove c’è minor pressione sulle terapie intensive e nei pronto soccorso da circa una settimana, ma non siamo fuori dall’emergenza, sono tante le persone ammalate nelle loro abitazioni”, persone a cui spesso non vengono fatti i tamponi, ha detto il primo cittadino.

Il sindaco di Bergamo contro Regione Lombardia

Gori ha detto che il numero di tamponi è aumentato questa settimana, ma nel numero attuale di novemila si intendono anche quelli “in uscita”, i due terzi servono per verificare la guarigione. “Sono numeri bassissimi”, aggiunge il professor Roberto Burioni del San Raffaele. “Il numero dei decessi ufficiali era di 2060, quelli accertati dall’anagrafe erano 4800″, prosegue Gori, ” e da qui possiamo dedurre una cifra approssimativa dei contagi. Con un indice di mortalità dell’1,5% a Bergamo dovrebbero esserci 300mila contagiati, con un indice dell’1% dovrebbero essere 450mila”.

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La delibera della Regione Lombardia

Poi c’è la polemica sui malati di COVID-19 nelle case di riposo: “Penso che quello che è successo nelle Rsa sia successo prima: nelle rsa è stato consentito a famigliari e parenti di andare a visitare i propri cari fino a marzo avanzato. Quando i gestori della provincia di Bergamo hanno scritto chiedendo di poter chiudere l’accesso è stato detto di ‘no’ perché questa era la disposizione della Regione Lombardia”. Lo ha detto il sindaco di Bergamo, Giorgio Gori, a ‘Che tempo che fa’, Rai 2. “Quella – ha aggiunto – è stata una fonte di contagio, così come i medici e gli infermieri che hanno continuato a occuparsi di questi pazienti anziani senza le protezione”. La stima dei sindacati, ha detto ancora Gori, è che i decessi per Covid nelle rsa della provincia di Bergamo siano stati 1.100, il 25% degli ospiti totali.

La Regione Lombardia e le case di riposo

Gori è anche tornato sul numero dei morti nella provincia di Bergamo, che da tempo afferma essere di gran lunga superiore a quelli dichiarati. “In provincia – ha spiegato – abbiamo fatto uno studio approfondito su oltre 100 comuni e abbiamo numeri molto diversi. Sul mese di marzo i morti accertati ufficialmente era 2060. Dalle anagrafi dei comuni della provincia di Bergamo risultano 4800, due volte e mezzo i più. Da lì si po’ dedurre una cifra approssimativa per il numero dei contagi. Con un indice di mortalità intorno all’1,5%, a fine marzo sarebbe al di sopra dei 300 mila, con un indice di mortalità dell’1 per cento, arriviamo addirittura a 450mila, parliamo quasi del 50% della popolazione della provincia”, ha concluso.

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Sulla zona rossa in Lombardia Gori risponde “Non lo so. C’è stato un palleggio di responsabilità, la Regione diceva che non aveva i titoli poi qualche giorno fa ha ammesso che invece poteva crearla lei. Il governo ci aspettavamo che decidesse, non decise ma in compenso decretò la zona arancione”. E sulla riapertura il 4 maggio? “I testi sierologici farebbero una grande differenza visto che la metà della popolazione qui si è contagiata. Poter disporre di un test per gli anticorpi farebbe la differenza”. Dopo l’intervista il capogruppo della Lega al Consiglio regionale della Lombardia, Roberto Anelli, va all’attacco: “Gori, ospite da Fabio Fazio, infanga Regione Lombardia senza alcun tipo di contraddittorio. È l’ennesimo caso di uso politico della tv pubblica, dopo il premier Conte che a reti unificate ha attaccato l’opposizione”. “Gori – scrive Anelli – invitava i bergamaschi a usare i mezzi pubblici e a non fermare le attività, tra un aperitivo e un pranzo nei ristoranti cinesi: nessuna lezione dal Pd e dai suoi ultrà arruolati nella tv pubblica” .

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