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Test sierologici: il piano in cinque mosse per la Fase 2

L’indagine sierologica riguarderà 150mila persone e servirà a capire quanto e come ha circolato il virus nel nostro Paese. L’idea è di partire presto, nel giro di una decina di giorni, ma i tempi dipenderanno da quelli della gara bandita dal commissario Arcuri

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Michele Bocci spiega oggi su Repubblica che i test sierologici sono una delle cinque mosse del governo per la Fase 2. L’indagine sierologica riguarderà 150mila persone e servirà a capire quanto e come ha circolato il virus nel nostro Paese. L’idea è di partire presto, nel giro di una decina di giorni, ma i tempi dipenderanno da quelli della gara bandita dal commissario Arcuri. Più o meno un kit per fare l’esame costa 20 euro, una cifra che potrebbe cambiare a seconda delle offerte dei privati.

L’indagine è uno dei cinque passaggi sanitari fondamentali individuati dal ministro alla Salute Roberto Speranza per avviare la fase 2. A breve dovrebbe essere pronto il progetto della app per il tracciamento, elaborata dai tecnici del ministero dell’Innovazione, poi si dovrà lavorare sul distanziamento sociale dando una serie di indicazioni sui luoghi, pubblici e non solo, inoltre dovranno essere predisposti ospedali dedicati ai pazienti Covid-19, e infine va potenziato il territorio per intercettare, curare e isolare i nuovi casi. Per portare avanti questo ultimo punto sono previste nuove assunzioni che dovrebbero rinforzare i dipartimenti di prevenzione della Asl.

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La Commissione tecnico scientifica nei giorni scorsi ha individuato tra le decine disponibili, la tipologia di test sierologico più affidabile ai fini del suo studio sulla circolazione del virus. Non si tratta di uno di quelli rapidi, che danno il risultato pochi minuti dopo il prelievo di una goccia di sangue dalla persona che si vuole analizzare, bensì di quelli che richiedono l’esame in laboratorio. Vengono giudicati più affidabili dagli esperti.

Con le Regioni si sta lavorando all’individuazione delle strutture dedicate alle analisi dei 150mila test mentre le amministrazioni locali devono ancora far sapere se i prelievi li faranno con il loro personale oppure se avranno bisogno dell’aiuto della Croce Rossa, che si è detta disponibile. Visto che molti governatori hanno già deciso di avviare per conto proprio una serie di test sierologici, andrà anche coordinato il lavoro rispetto allo studio nazionale.

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