Economia

Come Giorgetti e Borghi giocano con i minibot per non parlare di Flat Tax e IVA

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Sembra passato un secolo dall’esplosione della polemica sui minibot. Eppure i “titoli di Stato di piccolo taglio” sono ancora lì nel contratto di governo in attesa di una realizzazione come decine di altri punti di quel “contratto” che vorrebbe essere un programma ma che finisce spesso e volentieri per essere esclusivamente un alibi. La tragedia del PD che sbaglia a votare (e viene ridicolizzato dai leghisti) si trasforma nella farsa di due importanti leghisti che hanno opinioni diametralmente opposte sui bigliettini colorati del monopoli tanto cari a Claudio Borghi.

Lo “scontro” tra Borghi e Giorgetti sui minibot

Il numero due della Lega, nonché sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti li ha definiti in maniera poco lusinghiera una cosa inverosimile.  Giorgetti ha detto«c’è ancora chi crede a Borghi? Ma vi sembrano verosimili i minibot? Se si potessero fare, li farebbero tutti». Borghi si è affrettato a smentire, dando prima la colpa ai giornali e poi dicendo che il sottosegretario stava scherzando perché era distratto dalle Olimpiadi.

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Secondo la versione del Presidente della Commissione Bilancio della Camera (nonché inventore dei minibot) il problema è che i giornalisti probabilmente avevano rotto le scatole al Giorgetti mentre stava cercando portare a casa un risultato importante.

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In fondo Borghi è sempre la stessa persona che in un’intervista a Luca Telese ha dichiarato che la Danimarca non può fallire perché loro possono stampare moneta. Ovviamente in quell’occasione il giornalista si è guardato bene dal chiedergli come mai l’Argentina – che non risulta sia nell’euro – abbia avuto discreti problemi valutari e finanziari negli ultimi anni. La risposta probabilmente sarebbe stata qualcosa sulle colpe del FMI o dei mercati. Ma rimane il fatto che l’Argentina che pur poteva stampare moneta ha fatto default.

Non è che Giorgetti e Borghi stanno giocando al gioco del poliziotto buono e poliziotto cattivo?

Oggi Giorgetti è tornato sull’argomento, dimostrando che non stava scherzando affatto e che non ha risposto in modo “sbagliato” perché in tutt’altre faccende affaccendato. Parlando con i giornalisti a Losanna a margine della presentazione della candidatura di Milano-Cortina ai Giochi invernali 2026 il sottosegretario è tornato sui minibot. «Borghi si è offeso? Borghi non deve offendersi, gli ho consigliato di puntare i minibot sulla vittoria della Svezia» ha detto Giorgetti ridendo.

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Credits: Trash Bin via Facebook.com

Come mai Giorgetti e Borghi continuano a voler far sapere che sui Minibot la pensano diversamente? In fondo sono nel contratto di governo! Che sia un piano segretissimo per continuare a preparare l’uscita dall’euro senza dirlo apertamente ai partner europei, alle istituzioni comunitarie e nemmeno ai cittadini italiani? Il dubbio naturalmente viene vista la naturale tendenza leghista a considerare il tema dell’uscita dalla moneta unica come un argomento di cui non si può parlare per non far sapere al “nemico” le nostre intenzioni e di cui si deve parlare (ma con perifrasi e a mezza bocca) per far capire a quella minoranza di italiani che vorrebbe dire addio all’euro che l’intento è proprio quello.

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C’è però un’altra cosa su cui Borghi e Giorgetti (e altri leghisti) potrebbero essere in disaccordo: il superamento del pareggio di bilancio. Secondo Borghi anche quello è nel Contratto. Probabilmente laddove si parla della «ridiscussione dei Trattati dell’UE e del quadro normativo principale», perifrasi che però per i no-euro significa anche ridiscutere il trattato di Maastricht per uscire dall’euro, in tal senso l’uscita dall’euro sarebbe nel contratto.

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Il problema è che quando nel 20122 si trattò di votare per l’introduzione del pareggio di bilancio in Costituzione (articolo 81) Giorgetti votò convintamente a favore. Anzi era uno dei più accesi sostenitori del pareggio di bilancio quando dichiarava in Aula che «il pareggio di bilancio è funzionale, in una prospettiva di medio periodo valida per tutti i Paesi dell’euro, ad assicurare il rispetto dei parametri europei in termini di deficit e di debito pubblico» e che «occorre dare un segnale politico forte ai mercati, chiarendo che l’Italia e l’Europa hanno imboccato in modo duraturo la strada del rigore».

Perché Borghi non ci dice dove sono i soldi per la Flat Tax?

E Giorgetti non è il solo nel governo a pensarla così. Anche il Presidente del Consiglio Conte dichiarò l’anno scorso che «il pareggio di bilancio nell’articolo 81 lì rimane, non ci stiamo lavorando». E allora non è che il contratto diventa carta straccia? E allora i Minibot, chi li farà più? Il dubbio è che tutte queste dichiarazioni possano servire a schermare le reali intenzioni dell’esecutivo. Ma un governo mosso da una volontà insondabile ai più (come prevede il piano B) davvero può dire di stare agendo nell’interesse del Paese nel rispetto della trasparenza e dei principi democratici? Lasciando da parte per un momento la fanta-politica dell’uscita dall’euro c’è un’altra interpretazione possibile.

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Quella secondo la quale i minibot – inutili per quelli che dovrebbero essere pagati con i minibot che hanno già detto che non li vogliono – non sono altro che un argomento per tenere occupata l’opinione pubblica ed evitare che si ponga domande imbarazzanti. Domande come “dove si trovano i soldi per la Flat Tax e l’aumento dell’Iva?” oppure “dove si trovano i soldi per evitare la procedura d’infrazione?. Ultimamente Salvini ha di molto ridimensionato il costo della Flat Tax, senza dire però dove pensa di tirare fuori i soldi. Ah, se solo la Lega fosse al governo!

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