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Fusaro, la Meloni e i sovranisti orfani dei tortellini al pollo che se la prendono con la maglia verde della Nazionale

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Ogni mattina un sovranista si alza e cerca qualcosa per cui valga la pena di combattere. Se gli va bene trova la polemica stantia sui crocifissi nelle aule scolastiche o una quella più gustosa sui tortellini fatti con il pollo. Ma quando non c’è proprio nulla contro cui scagliarsi per difendere la tradizione e quindi l’italianità ci si fa andare bene anche la battaglia per la difesa della maglia della Nazionale.

Diego Fusaro e il muliculturalismo arcobaleno della maglia verde

La storia è molto semplice: la Puma, che è lo sponsor della Nazionale di calcio ha proposto che per la partita di qualificazione per gli europei del 2020 contro la Germania l’Italia scenda in campo con una maglia di colore verde che dopo l’assenso della FIGC è diventata di fatto la terza divisa da gara della nostra rappresentativa.

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La spiegazione è che nella rosa ci sono molti giovani  (12 calciatori tra quelli in raduno da oggi a Coverciano hanno 25 anni o meno) e che da momento che tradizionalmente l’Under 21 scendeva in campo con una maglia verde si tratta di un omaggio alla gioventù e al Rinascimento italiano (per via del pattern damascato). C’è anche un precedente: nel 1954 l’Italia scese in campo all’Olimpico contro l’Ungheria indossando proprio una maglia verde.

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Si potrebbe chiudere tutto qui. Magari ricordando che la Nazionale indossa anche la seconda divisa, quella con la maglia bianca, che con le nostre tradizioni probabilmente c’entra poco. Ma dobbiamo dare lavoro anche ai sovranisti. Ed ecco che Diego Fusaro ci spiega che la maglia verde è «l’emblema del falso multiculturalismo arcobaleno del globalcapitalismo: multiculturalismo arcobaleno dietro il quale si nasconde il grigio monoculturalismo nichilista del mercato senza frontiere». Poteva bastare una critica sullo strapotere degli sponsor nel mondo del calcio. Ma era troppo facile. E poi accorgersi nel 2019 che gli sponsor dettano legge non è il massimo.

Giorgia Meloni difende le tradizioni!

Giorgia Meloni, costantemente impegnata a difendere l’italianità dalle Alpi alle Piramidi, dal Manzanarre al Reno in ogni dove, non capisce il senso di far giocare la Nazionale con una maglia verde e senza tricolore sullo scudetto. Ora poco importa che storicamente il tanto amato tricolore sia figlio della Rivoluzione Francese (e che quindi dobbiamo ringraziare i cugini d’oltralpe e Napoleone quello che ci ha “rubato” la Gioconda). Come è irrilevante che l’azzurro della maglia classica sia il colore dei Savoia (durante il Fascismo venne adottata la maglia nera) che poco hanno a che fare con la Repubblica Italiana in senso stretto. Ma tant’è, la tradizione va difesa a prescindere.

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Al punto di fare come il Giornale che tre giorni fa spiegava che si trattava addirittura di un omaggio green a Greta Thunberg. La FIGC vittima dell’ambientalismo catastrofista e la Puma in mano a dei gretinetti? Un caso di greenwashing? No, niente di tutto questo. E non è nemmeno un omaggio alla Padania, quella regione immaginaria inventata da quelli che fino a quattro o cinque anni fa se ne andavano in giro con le camicie verdi.

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Fonte: Il Giornale del 08/10/2019

La saga del sovranismo che scopre di essere attaccatissimo alla maglia continua. Del resto da quando Salvini è diventato il patriota per eccellenza su Twitter i suoi fan si distinguono per il numero impressionante di bandierine tricolore che sfoggiano sui loro profili. Poco importa a questo punto ricordare che il capo della Lega era uno che raccontava con orgoglio di tifare la Francia contro Italia, che diceva che il Tricolore non lo rappresentava o che i leghisti con il tricolore ci si pulissero metaforicamente il culo.

totolo maglia verde nazionale - 2Francesca Totolo ci va giù dura, ha fatto evidentemente molte ricerche come al solito per spiegarci che il cambio di casacca è indicativo di un cambiamento pericoloso: «poi non bisogna parlare di sostituzione etnica, di cancellazione della nostra identità e della nostra storia». Manca solo il genocidio dei bianchi e il discorso sugli italiani vittime di razzismo all’incontrario e siamo a cavallo.

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Imola Oggi, noto sito megafono del patriottismo più becero, parla di video di propaganda “multiculturale”, scomparsa del tricolore “che ci identifica come italiani” e di cancellazione della nostra identità anche nello sport. Dove arriveremo signora mia? Fra un po’ non basterà più insultare una ragazza di origine africana perché indossa un abito tricolore per identificarci come italiani. Cosa saremo costretti a fare?

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I no euro ci spiegano la differenza tra le cose che per tradizione sono italiane e quelle che invece sono il simbolo del colonialismo. C’è chi sostiene addirittura che il verde sia un omaggio all’Islam (notoriamente tutte le nazionali dei paesi musulmani indossano solo la maglia verde) e che quindi sia un modo per alzare bandiera bianca, pardon, verde di fronte all’invasore. Ma allora tutto quel verde della Lega che sognava la secessione era un modo per islamizzarci tutti?

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In attesa di una nuova Lepanto che ci liberi e ci consenta di essere di nuovo italiani (per caso c’è qualcosa che ci impedisce di esserlo?) noi ci accontentiamo di una cosa sola: che la Nazionale vinca le partite. E se per farlo deve indossare una maglia a pois, ben venga.

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