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Il regalo del governo a Di Maio sulla legge elettorale

L’incoronazione non aveva certo suscitato entusiasmo, anche perché la corsa è stata falsata dall’assenza di contendenti. I sondaggi davano il MoVimento 5 Stelle capitanato da Luigi Di Maio in grosso calo. Ma grazie alla decisione del governo di porre la questione di fiducia sulla legge elettorale il governo e la maggioranza che lo sorregge hanno fornito uno splendido assist al vicepresidente della Camera per un bagno di folla e per aumentare la propria popolarità.

Il regalo del governo a Di Maio sulla legge elettorale

Lui sembra essersene reso perfettamente conto, visto che nel video con cui ha annunciato la manifestazione di domani a piazza Monte Citorio ha parlato di emergenza democratica, colpo mortale alla democrazia e violazione delle regole democratiche per la fiducia sul Rosatellum: «Il Rosatellum è una Legge Truffa contro il MoVimento 5 Stelle e contro la volonta’ dei cittadini. È una legge fatta ad arte per favorire alla prossima legislatura un governo Renzi- Berlusconi, a prescindere da chi vincera’ davvero le elezioni. Stanno stravolgendo la legge elettorale a 6 mesi dalle elezioni per provare a fermare la prima forza politica del Paese. Hanno paura dell’effetto che avrebbe la nostra probabile vittoria in Sicilia e ci combattono non con la bontà dei programmi, ma truccando le regole del gioco».
luigi di maio legge elettorale 1
E in questo caso poco importa che la legge elettorale abbia l’appoggio della maggioranza di governo ma anche di Lega Nord e Forza Italia, che a questo punto usciranno dall’aula o si asterranno al momento di votare la fiducia sui tre articoli del Rosatellum. La mobilitazione è iniziata e anche Beppe Grillo ha appena annunciato un presidio permanente a partire da domani. Saranno infatti tre le fiducie, sui primi tre articoli dei cinque di cui si compone la legge elettorale, che saranno votate da domani nell’Aula della Camera. Due si voteranno domani, la terza giovedì. La prima fiducia, sull’articolo uno si voterà dunque domani dalle 15:45; le dichiarazioni di voto avranno inizio dalle 13:45.

La mobilitazione contro la legge elettorale

La seconda fiducia, sull’articolo 2 sarà votata sempre domani dalle 19:30 (dichiarazioni di voto dalle 17:30). La terza fiducia, sull’articolo 3 si voterà giovedì dalle 11 (dichiarazioni di voto dalle 9). Dalle 13 in poi di giovedì saranno esaminati dall’Assemblea di Montecitorio gli altri due articoli del testo, su cui insistono una ventina di emendamenti, tutti da esaminare a scrutinio palese. A seguire, presumibilmente nella stessa giornata di giovedì, si esamineranno gli ordini del giorno e ci saranno le dichiarazioni di voto finali ed il voto finale: questa ultima votazione in base al regolamento di Montecitorio, è “secretabile”.
legge elettorale fiducia
E tutto questo avverrà n un clima di mobilitazione, visto che anche Articolo 1 – MDP ha annunciato che voterà no e andrà a manifestare al Pantheon insieme a Sinistra Italiana, Possibile e Campo Progressista. La decisione ha quindi fatto il miracolo di compattare anche il fronte della sinistra che aveva preso strade divergenti dopo il litigio tra Speranza e Pisapia. E la storia non finirà in tre giorni, visto che fonti di maggioranza confermano all’AGI che l’iter della legge elettorale sarà rapido e si punta ad avere l’ok finale da parte del Senato prima della sessione di Bilancio. Quindi, l’intenzione è quella di porre la questione di fiducia anche nel passaggio a palazzo Madama, per incassare il via libera definitivo entro il mese di ottobre.

La rivoluzione d’ottobre

La decisione è talmente dirompente che persino Marco Meloni, deputato del PD e direttore della Scuola di Politiche fondata da Enrico Letta, ha annunciato il suo no alla fiducia. Un voto di testimonianza visto che la maggioranza è ampia e l’appoggio esterno di FI e Lega aiuterebbe in caso di improbabili problemi. C’è da scommettere che i gruppi “anti-Rosatellum” useranno tutto il tempo che a loro compete per far sentire la loro voce, sia nella ventina di votazioni relative ai due articoli (il 4 ed il 5) non “coperti” dalle fiducie, sia nell’esame degli ordini del giorno (ancora non se ne conosce il numero), sia per il dibattito finale che precede la votazione finale.

rosatellum bis
Rosatellum Bis: come funziona (Corriere della Sera, 8 ottobre 2017)

C’erano alternative? Ettore Rosato, capogruppo PD e padre della legge, dice di no: “L’opzione era sul tavolo da giorni ma, fino all’ultimo, abbiamo pensato che non fosse necessario ricorrervi. Ma quando ho visto i 120 voti segreti, la fiducia è diventata inevitabile. Gentiloni non ne era affatto entusiasta, ma siamo ormai a scadenza di legislatura. O passa questa legge o ci teniamo il Consultellum. Questa è l’ultima occasione perché il Parlamento approvi una legge elettorale”.

I franchi tiratori e il precedente del Tedeschellum

Parole che suonano come un’ammissione anche per il precedente del Tedeschellum: all’epoca il PD accusò il MoVimento 5 Stelle di aver affossato la legge perché aveva votato a favore di un emendamento proposto da un suo deputato. In realtà, come sappiamo, all’epoca l’accordo cadde non solo per i voti del M5S, che non sarebbero bastati a farlo bocciare, ma a causa dei franchi tiratori nel Partito Democratico. E proprio per evitare un bis – nonostante l’ampia maggioranza teorica garantita da Forza Italia e Lega – oggi si è deciso di ricorrere alla fiducia.
rosatellum bis matteo renzi
Ora, però, al netto degli sbagli di piazza di Di Battista, il governo si ritroverà con l’opposizione della sinistra e – soprattutto – del MoVimento 5 Stelle mobilitata in piazza fino alla fine della settimana, se tutto va bene. Con il rischio di fare il bis sulla stessa falsariga al Senato tra un paio di settimane. Con questa mossa il Partito Democratico ha contemporaneamente rinvigorito i suoi nemici giurati tra le opposizioni (M5S e sinistra) e messo la sua museruola a coloro che, secondo le chiacchiere e gli scenari post-elettorali, dovrebbero fornire i voti per il prossimo governo delle larghe intese, se mai ci sarà. Insomma, un capolavoro politico. L’ennesimo di questa legislatura.