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300mila voti in meno: perché quattro elettori su cinque hanno mollato il M5S in Sardegna

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Il conto grossolano dice meno trecentomila voti.  Erano 369.196 un anno fa — il 4 marzo, alle elezioni politiche — gli elettori M5S nella Sardegna del 42%. Ieri  per le Regionali il conteggio dei voti per la lista del MoVimento 5 Stelle si è fermato intorno a quota 70 mila. Quattro elettori su cinque hanno preferito altri candidati o hanno scelto di non votare, visto che l’affluenza era stata del 65,5% alle politiche e si è fermata, pur in crescita rispetto alla tornata precedente, al 53,7%.

300mila voti in meno: perché quattro elettori su cinque hanno mollato il M5S in Sardegna

Dove sono finiti tutti i voti del MoVimento 5 Stelle in Sardegna?  I flussi elaborati dall’Istituto Cattaneo, che ha confrontato le scelte degli elettori tra il 4 marzo e domenica scorsa, dicono che sono andati più a destra che a sinistra e hanno contribuito alla vittoria finale di Solinas e dell’alleato (di governo) Salvini. Che ha convinto nell’occasione gli elettori grillini a sostenerlo, ma è da mesi, complessivamente, che si sta mangiando il consenso dei grillini un voto alla volta e sta svuotando il partito di Di Maio.

Di certo alcuni hanno scelto Massimo Zedda, che ha tenuto lontano il PD dalla campagna elettorale, e altri sono rimasti a casa. E siccome si votava per il presidente della Regione Sardegna la decisione di non presentarsi alle urne non può certo essere spiegata con una semplice dimenticanza: anche quella era una forma di protesta nei confronti del governo Lega-M5S, o per meglio dire della partecipazione del M5S al governo con la Lega.

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Le elaborazioni di Youtrend sul voto in Sardegna

Rinaldo Vignati dell’Istituto Cattaneo spiega sul Corriere della Sera oggi che tra gli elettori M5S dominano i disillusi (quasi la metà a Sassari, il 65% a Cagliari). Al contrario, i fedeli sono meno di un quinto e quelli che si spostano a destra sono più numerosi di quelli che vanno in direzione opposta (10 a 8 a Cagliari, 26 a 7 a Sassari): il voto abruzzese sembrava dare più speranze al centrosinistra di recuperare il voto grillino.

A pesare su questi flussi in uscita non è solo l’abituale debolezza dei 5Stelle nel voto locale: l’ampiezza dell’arretramento è tale da far pensare che pesi anche l’insoddisfazione di parte di questo elettorato per la loro performance di governo. Il significato politico di questo risultato è anche nelle conseguenze che produrrà: è probabile che la leadership di Di Maio accuserà qualche colpo.

Nel Sulcis tra gli operai che hanno abbandonato i grillini

La Stampa racconta anche di uno strano crollo dei grillini: lo scorso 4 marzo a Sarroch, paese ai confini della città metropolitana di Cagliari, i 5 Stelle fecero il pieno di voti, raggiungendo il 53,65%. Più di un elettore su due, terzo comune per consenso ai grillini di tutta l’isola. Domenica si è di nuovo rovesciato tutto. E a Sarroch, paese di poco più di 5 mila abitanti, il M5S è sprofondato al 17%. Meglio della media regionale, certo, ma ha perso 1150 voti. E tanti di questi sono andati al candidato del centrosinistra Zedda e, soprattutto, al leghista e neo governatore Solinas.

Per capire la fuga dai grillini basta farsi un giro ai cancelli della raffineria Saras, la più grande d’Europa. Un polo industriale da 7,7 miliardi di fatturato. Sono circa 42 ettari di impianti petrolchimici situati nel lungomare dove, tra dipendenti diretti e in appalto, lavorano circa 45000 persone.

Tra loro c’è Redentore Marcis, operaio specializzato di 62 anni. «Non abbiamo bisogno di elemosina e sussidi, ma di investimenti», dice con il caschetto giallo d’ordinanza in testa. «Parlano tanto di reddito di cittadinanza e quota 100, ma lo sa che io andrò in pensione con la vecchia legge Fornero?».

Ora, unite i puntini: perché Tria ha detto che è necessaria la TAV ieri in tv scatenando l’ira dei grillini? Proprio perché sono necessari gli investimenti, ha argomentato il ministro dell’Economia tracciando così una sottile linea di connessione tra Sarroch e via XX Settembre a Roma. E infatti Di Maio voleva cacciare Tria ieri. Così come sta cacciando gli elettori dal suo partito.

La riorganizzazione del M5S

Di Maio oggi varerà ufficialmente quella riorganizzazione che ha promesso nei giorni scorsi. Il Fatto Quotidiano fa sapere che saranno scelti una serie di responsabili regionali; tra questi Max Bugani in Emilia Romagna, la consigliera regionale Valentina Corrado nel Lazio (al posto della Lombardi che la prenderà benissimo…) e l’eurodeputato Ignazio Corrao in Sicilia.  Poi ci sarà la segreteria, “senza membri dell’esecutivo ”, dicono. Potrebbe per questo rientrare in gioco Alessandro Di Battista?

Il Corriere intanto racconta una cena segreta di qualche giorno fa in un ristorante tra Camera e Senato con una decina di parlamentari del MoVimento 5 Stelle.

C’erano diversi presidenti di commissione e, tra una carbonara e una tagliata, il piatto forte è stata la comunicazione. I commensali sono preoccupati e si sono trovati d’accordo su alcuni punti fermi: «Basta slogan, basta annunci, lavorare di più e andare meno in tv». La riunione era nata per studiare una strategia di voto sui provvedimenti cari alla Lega, ma è diventata un processo agli «spin»del Movimento, che avrebbe un carattere più da opposizione che da partito di governo. I nomi nel mirino sarebbero quelli di Cristina Belotti, portavoce di Di Maio al ministero, e di Pietro Dettori, braccio destro e «ombra»del leader.

E qui, fanno sapere, un deputato che era alla cena lo descrive «solo, circondato da persone che gli vogliono male e che lo consigliano male».

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