Economia

Con il Decreto Dignità 8000 posti di lavoro in meno

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Il Decreto Dignità ha finalmente ricevuto la bollinatura della Ragioneria dello Stato e sarà pubblicato domani sulla Gazzetta Ufficiale. Ma il tormentato percorso del decreto legge fortemente voluto dal ministro del Lavoro Luigi Di Maio potrebbe non essersi concluso. Dalla relazione tecnica che accompagna il decreto emerge, scritto nero su bianco, come il decreto che licenzia il Jobs Act e sconfigge precariato e burocrazia potrebbe produrre effetti opposti a quelli per i quali è stato emanato.

Ottomila occupati in meno ogni anno, per dieci anni

Di Maio ha spiegato che «combattere il precariato  significa aiutare i giovani a farsi una famiglia e, quindi, a dare un forte impulso demografico». Tra le misure che il governo intende adottare per fare la guerra al precariato ci sono la riduzione della durata dei contratti a termine (da 36 a 24 mesi) e del numero di rinnovi (ad esclusione dei contratti di lavoro stagionali). Ma anche l’aumento dei costi per i contratti a tempo determinato e la riduzione delle proroghe dalle cinque attuali a quattro.

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Le cose però, è scritto nella relazione tecnica, potrebbero andare diversamente. A segnalarlo su Twitter è stato Marco Leonardi, consigliere economico della Presidenza del Consiglio durante i governi Renzi e Gentiloni e professore di economia alla Statale di Milano. Dalla relazione emerge come a causa del decreto dignità il Paese assisterà ad una perdita di posti di lavoro pari a 8.000 persone all’anno.

Per dimostrarlo Leonardi posta la tabella riguardanti gli effetti finanziari dell’articolo 1 comma 1 e dell’articolo 2 del decreto legge varato da Di Maio. Si tratta degli articoli di legge che fissano i limiti per la durata e il rinnovo dei contratti a tempo determinato. Per quest’anno la riduzione del numero di contratti di lavoro è stimata a 3.300 unità, ma solo perché siamo ormai a luglio inoltrato.

L’idea geniale: ridurre il precariato aumentando la disoccupazione

Dall’anno prossimo e fino al 2028 la Ragioneria dello Stato stima che l’effetto congiunto dell’aumento del costo del lavoro a termine e la riduzione del numero di proroghe produrrà 8.000 occupati all’anno in meno. I tecnici calcolano ci siano 80 mila (su un totale di due milioni di contratti a tempo) i contratti annui di durata superiore al limite dei 24 mesi, che quindi sono “fuori legge”. Il governo stima che di questi contratti il 10% (8mila appunto) andranno persi ogni anno dopo l’entrata in vigore del decreto.

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Attualmente, come spiega anche la slide del Ministero i contratti a termine possono avere una durata massima di 36 mesi. Con il Decreto Dignità questa durata diminuisce a 24 mesi. Per questo motivo nella tabella il primo anno è previsto un aumento del costo della Naspi (Nuova Assicurazione Sociale per l’Impiego, ovvero l’indennità di disoccupazione) che viene assorbita dai lavoratori che hanno un contratto da 24 mesi che viene rescisso prima (rispetto alla normativa attuale). Successivamente la spesa cala perché l’importo del sussidio di disoccupazione viene versato in proporzione alla durata contratto che sarà, proprio per effetto del decreto, più breve, quindi Naspi “più bassa”. In questo modo lo Stato spenderà meno (e quindi avrà più risorse per altre misure) ma i disoccupati saranno meno tutelati. Che problema c’è, tanto fra poco arriva il Reddito di Cittadinanza. Sul fronte dell’altro caposaldo del Decreto, la lotta all’azzardopatia e il divieto di pubblicità per il gioco d’azzardo,  l’aumento dello 0,5% del Preu (prelievo erariale unico) sulle slot machine a partire dal 1° maggio 2019 servirà a coprire gli oneri derivanti dallo stop alla pubblicità (350 milioni tra il 2019 ed il 2020) e l’abolizione dell’obbligo dello split payment per i professionisti.

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