Fact checking

Cosa ha fatto Luciana Lamorgese nei 26 anni in cui Salvini occupava una poltrona?

Oggi Matteo Salvini non era al Viminale per il passaggio di consegne con la neo ministra Luciana Lamorgese. Una che, a differenza del capo della Lega, ha una lunga carriera da servitrice dello Stato alle spalle. Riuscirà a disintossicarci dalla dittatura dei selfie?

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Sono in pochi, in queste prime ore del Conte bis, a chiedersi se il nuovo ministro dell’Interno Luciana Lamorgese riuscirà a fare meglio del suo predecessore Matteo Salvini. Segno che molti pensano che fare peggio di Salvini per quanto certamente possibile sia decisamente poco probabile. Di converso è difficile anche solo immaginare un ministro che riesca ad eguagliare i tanti record di Salvini al Viminale: la quantità di uniformi dei corpi dello Stato indossate (a proposito, che guardaroba ha?), di promesse non mantenute o il ridotto numero di giorni trascorsi in ufficio o di decreti emanati.

Come faremo senza le dirette del ministro dell’Interno?

E così mentre anche gli ultimi addetti alla comunicazione del sedicente Capitano lasciano mestamente gli uffici del Ministero e smettono di prendere lo stipendio elargito dai contribuenti italiani non resta che dedicarci all’impietoso gioco del confronto. Non certo sui provvedimenti, visto che il ministro Lamorgese deve ancora iniziare il suo lavoro, ma sul curriculum. In fondo se uno deve occupare una poltrona è il minimo dare una sbirciatina a quello che ha fatto prima di arrivarci. Il primo dettaglio che salta agli occhi è che la neoministra non ha social e pagine ufficiali. Sicuramente gliene verrà creata una ma è davvero difficile immaginare che la nuova titolare del Viminale possa farne uso altrettanto spregiudicato e massiccio come quello del suo predecessore. Ma senza video dal tetto del palazzo, dall’ufficio – ma più comunemente da località balneari o piazze – come faremo a rimanere informati ed aggiornati sul suo operato?

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Chissà se quando quel galantuomo di Salvini scrive che è un Governo “con persone sbagliate al posto sbagliato” pensa anche alla ministro Lamorgese

Dopo la sbornia social in salsa salviniana sarà davvero surreale dover tornare a leggere i comunicati del Viminale, i documenti, gli atti ufficiali. Riusciremo a farne a meno? Niente paura, il Capitano ha già fatto sapere che lui rimane il ministro. Giusto per confermare la sua essenza squisitamente democratica. Il buongiorno intanto si vede dal mattino. Quando il nuovo ministro si è recata al Viminale Salvini non c’era e non c’è stato un passaggio di consegne formale.

Una fedele servitrice dello Stato dopo un patito del selfie compulsivo

Ma addentriamoci un po’ di più nel confronto. Di Salvini sappiamo che non ha terminato gli studi (non è certo una colpa) e che salvo la arcinota esperienza al Burghy dal 1992 ha lavorato esclusivamente per il suo partito: la Lega Nord dove ha ricoperto il ruolo di segretario provinciale, nazionale (ovvero della Lombardia) e federale. È stato consigliere comunale per quasi vent’anni a partire dal 1993, deputato, eurodeputato (ma non ha certo lasciato il segno a Bruxelles), senatore e infine ministro (per 14 mesi). Di professione sarebbe giornalista, come ama sempre ai “colleghi” durante le interviste, è iscritto all’albo dal 1997 ma ha lavorato esclusivamente per i media del partito: il quotidiano La Padania e Radio Padania.

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La ministra Lamorgese invece è laureata in Giurisprudenza con il massimo dei voti, è abilitata alla professione di avvocato e dal 1979 lavora per il Viminale. Nel 1989 è stata promossa alla qualifica di viceprefetto ispettore e nel 1994 e a quella di viceprefetto. Nel 1996 è stata direttore dell’ufficio Ordinamento della Pubblica Amministrazione presso l’ufficio centrale per gli Affari legislativi e le Relazioni internazionali. Nel 2003, quando Salvini si accingeva ad essere eletto per la prima volta all’Europarlamento Lamorgese veniva nominata prefetto e in seguito – nel 2010 – diventava prefetto di Venezia. Nel 2011 è stata nominata anche Soggetto Attuatore per l’espletamento di tutte le attività necessarie per l’individuazione, l’allestimento o la realizzazione e la gestione delle strutture di accoglienza nella Regione Veneto.

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Dal 19 luglio 2013 al 12 febbraio 2017 ha svolto le funzioni di capo di Gabinetto del ministero dell’Interno durante i mandati dei ministri Alfano e Minniti. Successivamente ha ricoperto il ruolo di prefetto Milano (la prima donna a ricevere l’incarico) fino al 2018 quando è stata nominata consigliere di Stato dal Presidente del Consiglio Conte. A Milano si impegnò assieme ai comuni della Provincia alla realizzazione del protocollo per “un’accoglienza equilibrata, sostenibile e diffusa dei richiedenti la protezione internazionale”. Manco a dirlo i sindaci dei comuni leghisti si opposero (mentre quelle di sinistra vennero insultate). Alcuni sindaci della Lega emanarono ordinanze per rendere impossibile ai soggetti privati che si fossero resi disponibili ad accogliere i migranti di rispondere alle richieste della Prefettura. In qualità di prefetto Lamorgese cancellò quelle ordinanze perché presentavano «diversi profili di dubbia legittimità, anche costituzionale».

Quando Lamorgese organizzava sgomberi e Salvini ne approfittava per fare propaganda

Per la verità le strade di Lamorgese e Salvini si sono già incrociate. Non solo a nell’ultimo anno. Nel maggio del 2017 la Prefettura mise in atto un’operazione di Polizia imponente per lo sgombero di migranti e senzatetto nei pressi della Stazione Centrale. Il sindaco Beppe Sala disse successivamente di non essere stato avvertito di quello che stava per succedere.

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Un “blitz muscolare” lo definì Linkiesta all’epoca al quale non fecero seguito né denunce né arresti. Come sottolineava il Post vennero schierati  300 agenti, cani, cavalli, mezzi blindati e un elicottero per portare in Questura in tutto 52 persone senza che nessuno venisse denunciato.

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Ad assistere a quella prova di forza dal forte sapore mediatico si precipitò l’allora europarlamentare Matteo Salvini, desideroso come sempre di un palcoscenico da cui gridare le sue parole d’ordine su sicurezza e migranti. Poi Salvini sarebbe diventato ministro manipolando la paura per lo straniero e alimentando percezione di insicurezza dei cittadini. Ma Salvini non ha fatto nulla per cambiare le cose, anzi ha messo in mezzo alla strada moltissimo stranieri che si sono trovati da un giorno all’altro sprovvisti della protezione umanitaria.

Foto copertina screen  via YouTube.com credits chiesadimilano.it

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